Published On: Lun, Lug 30th, 2012

Neviano, il sindaco e la centrale

Il sindaco di Neviano è rammaricato e dispiaciuto per la preoccupazione di qualcuno per gli effetti della centrale a cippato che vuol costruire in paese.
Anzi, è anche un po’ arrabbiato che “si debbano esprimere opinioni senza conoscere ciò di cui si parla”.
In sostanza, le competenze le ha solo lui. Infatti dimostra subito quali siano le sue.

Dice che “una caldaia a cippato non è altro che una stufa, come quelle di una volta nelle scuole”.
Ma una volta si bruciava legna stagionata, mentre oggi un inceneritore a biomassa, per essere economico, deve bruciare cippato di ramaglie.
Il cippato fresco ha un’umidità del 50%, ha una cattiva combustione, ha un basso rendimento, quindi occorre bruciarne di più, ha notevoli emissioni da camino e produce dal 3 al 5% di ceneri dalla massa bruciata.
Del resto basta chiedere al sindaco di Monchio, la cui centrale brucia già da tempo, o a quello di Palanzano che ha pensato bene di smettere di bruciare cippato a causa dei fumi e delle ceneri e di passare al pellet, anche se più costoso.
Lo sa il sindaco di Neviano che la depurazione dei fumi di queste centrali è solo meccanica?
Che il multiciclone serve ad abbattere solo la fuliggine?
Non certo le polveri volanti, che contengono le sostanze nocive.
Forse non sa che è molto meno efficiente rispetto all’abbattimento dei fumi di una moderna
caldaia a pellet o legna di cui i suoi compaesani si sono già dotati (emissioni di 50 mg/Nm3 per la centrale, contro i 5mg/Nm3 della stufa a pellet).

Il sindaco poi insiste: “questi sistemi sono ampiamente utilizzati nei territori alpini”.
Ma sicuramente non sa che le grandi centrali termiche a cippato dell’Alto Adige non solo bruciano segatura e scarti di segheria senza intaccare i loro boschi, ma possono permettersi una depurazione molto maggiore dei fumi attraverso filtri a maniche, filtri elettrostatici, filtri a carboni attivi, perché l’economia di scala della loro mole e potenza installata glielo consente.
Altro mantra: “la legna utilizzata sarà esclusivamente locale, dei nostri boschi e il quantitativo necessario solo marginale”.
Lo vada a raccontare alla gente di Sasso e Scurano, preoccupata già per i tagli di inizio luglio: 13 cataste per complessive 1100 tonnellate, impilate lungo 6 km di strada.
Forse non si rende conto che la speculazione sulla legna da ardere ha innescato da ormai 3 anni un taglio selvaggio dei nostri boschi i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti.
Una speculazione ed un taglio che le autorità non controllano più e che nemmeno multe da migliaia di euro riescono a fermare.
Altra convinzione sindacale: “il taglio sarà fatto in boschi cedui trasformandoli in boschi ad alto fusto”.
La trasformazione del bosco ceduo in alto fusto consiste nel taglio a diradamento.
Si tratta di un taglio industriale del bosco, con nuove carraie di servizio e piazzole per l’accumulo di legna. Di norma il diradamento per essere economico deve essere almeno del 50%, cioè deve produrre almeno 500 quintali di legna per ettaro.
Cose note, il Consorzio volontario del monte Fuso ha già ricevuto finanziamenti regionali per dotarsi di macchinari per il taglio industriale (Misura 41).
Quelli del mestiere, i boscaioli, hanno sempre effettuato il taglio raso matricinato, sono contrari al
diradamento, a trasformare il bosco in alto fusto.
Sono contrari per due motivi.
Il diradamento nei faggi, notoriamente con radici superficiali, mette a rischio di bufere di vento e di vetroghiaccio le piante stesse, non più protette dal fitto del bosco.
Il diradamento, in ogni tipo di bosco, impedisce la crescita del sottobosco. Sotto, il terreno rimane spoglio di ogni vegetazione arbustiva, nudo ed esposto così al dilavamento da piogge ed all’erosione.
La conclusione del primo cittadino è questa: “si riprende così un’antica pratica di cura del bosco”.
Il diradamento sarebbe la stessa cosa della pulizia del bosco che si faceva una volta e che ora non si fa più?
E’ una falsità. I montanari lo sanno bene. Sanno che si faceva quando in montagna c’era tanta gente e poca legna.
Il suo progetto è chiaro: tagliare i boschi per produrre legna da vendere e cippato per alimentare le centrali termiche. Non l’ha deciso lui, lo hanno fatto la Regione e la Provincia.

Giuliano Serioli
Rete Ambiente Parma
30 luglio 2012

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