Published On: Gio, Set 20th, 2012

ATTUALITA’ – Ora anche i francesi sono Euroscettici

di Carlo D’Aprile

I paesi virtuosi, dalla Finlandia all’Olanda, dalla Germania al Regno Unito, non hanno mai nascosto il loro scetticismo nei confronti della moneta unica. E se fino ad ora un paese come la Francia si era tenuto su posizioni neutrali o addirittura collaborazioniste, il quotidiano Le Figaro la scorsa settimana ha gelato ogni possibile ottimismo con un sondaggio. È emerso che vent’anni dopo il trattato di Maastricht (1992, per preparare la creazione dell’Unione monetaria europea e gettare le basi per l’unione politica – cittadinanza, politica estera comune, affari interni) i francesi nutrono seri dubbi nei confronti dell’Europa, e se dovessero votare oggi a un ipotetico referendum “Europa sì, Europa no” vincerebbero i “no”.

Un pessimo segnale a Bruxelles, a François Hollande e agli europeisti. Le Figaro pubblica anche un’analisi economica dov’è spiegato che in dieci anni l’euro è diventata la prima moneta fiduciaria del mondo, ma è anche percepita come prima causa del carovita. Analogamente al caso Italia, anche in Francia esiste la tendenza a fare dell’Europa il capro espiatorio della crisi. Vent’anni fa a Maastricht il trattato fu ratificato con il 51% di voti favorevoli e il 49% di voti contrari: una vittoria risicata. La novità è che gli stessi votanti di allora oggi voterebbero “no” al 64%.

La différence è appunto l’euroscetticismo dei francesi, e proprio nel momento degli aiuti reciproci interni all’Europa. Un dato interessante: i più euroscettici sono gli operai e i lavoratori delle professioni intermedie (da cui deriverebbe il fenomeno populista del Front National).

Quale motivazione c’è quindi alla base di questo scetticismo? Secondo Le Figaro la crisi del 2008 ha accentuato le fratture all’interno della società francese, portando a divisioni tra classi sociali più marcate che in passato.

La buona notizia è che i francesi restano comunque favorevoli al principio di un’unione politica europea e l’idea di un ritorno della Francia a prima del trattato di Roma (1957) non è giudicata credibile, e la stragrande maggioranza respinge l’ipotesi di un ritorno al franco. I francesi non vogliono quindi fare marcia indietro, ma non stanno neanche spingendo per un ambizioso passo in avanti. Inoltre la leadership socialista sulla quale i francesi hanno scommesso sta avendo un’identità tanto forte in politica interna quanto debole in politica estera. Come dire, non c’è metafora più azzeccata di quella proposta dallo storico giornale conservatore, secondo il quale in Europa stiamo “ballando su un vulcano”.

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