Published On: Gio, Set 20th, 2012

Chiude ParmaNews24, l’informazione locale è più povera

di Brunella Arena

Quando l’informazione cessa di esistere è sempre un male, quando poi chiude un giornale creato dal nulla da studenti di un corso universitario diventato in pochi mesi un buon contenitore di notizie e informazioni, al male in sé si aggiunge anche il rammarico per un’occasione lasciata cadere, per una buona idea lasciata un po’ a sé stessa. Non è retorica, è quello che è successo, a Parma, al quotidiano on line “Parmanews24” nato, “quasi per caso, da una chiacchierata” ci spiega Beppe Facchini, ex direttore del giornale, “con Emiliana (Galati), la coordinatrice dell’UDU”.

Il quotidiano ha chiuso, da un paio di settimane, per “vedute diverse da quelle dell’associazione che ci ha consentito di iniziare”, l’Unione degli Universitari ha messo a disposizione del giornale alcuni spazi per lavorare e tutto il materiale necessario, ma non è stato sufficiente. “L’idea era quella di diventare, con il tempo,” continua Facchini, “un giornale a tutti gli effetti, dotato di strumentazioni adeguate e dove le persone che hanno contribuito a fondarlo e farlo vivere ogni giorno con le proprie capacità, avessero una retribuzione”. La risposta dell’UDU a questo riguardo, diffusa tramite comunicato stampa, è che “la nostra associazione, non essendo a scopo di lucro e ricevendo finanziamenti pubblici non può permettersi di trarre alcun tipo di profitto, tanto meno quello pubblicitario”, ma si sa che la sopravvivenza di un giornale è legata a una figura, o un gruppo, editoriale forte o alla pubblicità.

L’associazione sottolinea anche come le condizioni fossero chiare fin dall’inizio: il giornale non avrebbe mai previsto una retribuzione per i propri collaboratori. “Il fatto che il giornale non potesse finanziarsi con la pubblicità, ci è stato comunicato in maniera definitiva solo in un secondo momento, per quanto lo sapessimo, dall’UDU ci avevano detto che il finanziamento in sotto altre forme sarebbe stato possibile, che una soluzione si sarebbe trovata. Delle soluzioni proposte non ne hanno accettata nessuna, del resto abbiamo anche incontrato un’agenzia di pubblicità e la coordinatrice era lì ad ascoltare le loro condizioni e le loro proposte, una cosa che non ha senso se si sa di non poter accettare”. L’UDU è vicina alla CGIL che si è sempre battuta perchè i lavoratori fossero giustamente retribuiti e tutelati, “ma nessuno aveva la minima intenzione di fare le cose in nero o al di fuori dei limiti della legge, ho anche proposto di diventare io l’editore assumendomi qualunque responsabilità ma non hanno accettato”. L’unica soluzione possibile era che l’associazione si facesse da parte, ma così non è stato.

Noi abbiamo speso e investito energie, tempo e denaro, nel vero senso della parola, per far sì che nel giro di sette mesi il giornale si ritagliasse una sua fetta di lettori, l’abbiamo fatto cercando di coinvolgere tutte le realtà con cui eravamo in contatto: dagli studenti di economia e giurisprudenza che intervenivano regolarmente, a quelli di lettere e filosofia. Doveva anche diventare una palestra per gli studenti di giornalismo e un trampolino di lancio per chi volesse imparare questo mestiere. Anche per testare le proprie capacità. E in sette mesi siamo arrivati a essere considerati al pari di altri giornali di Parma, parliamo di un quotidiano che in occasione del ballottaggio ha contato 10mila visite, considerato che ci scontravamo con mostri sacri dell’informazione parmigiana, mi sembrano ottimi risultati”.

Sono tanti gli aspetti di cui Facchini va fiero, a parte il livello raggiunto dal giornale, come il non aver mai avuto una linea editoriale, che non vuol dire non avere un’idea ma essere al di fuori di qualunque simpatia o gioco delle parti. Forse per il fatto di essere composto da ragazzi provenienti da fuori Parma e quindi non vincolati a un partito, una faccia, una fazione, forse per la giovane età dei collaboratori cosa che li ha sempre portati a credere “che fare informazione in maniera assolutamente libera è un progetto che si può realizzare davvero, lo dicono tutti ma nessuno lo fa”. Un progetto che rischia di essere, per i ragazzi che ci lavoravano, l’ultimo e non il primo di una lunga serie.

La partecipazione alla chiusura della testata è stata elevata, molto probabilmente perchè l’informazione, se fatta con passione e in maniera tale da avvicinare nuovi lettori, non andrebbe mai zittita. A perdere è stato un punto di vista sulla città.

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