Published On: Mer, Set 19th, 2012

Cioccolata, caffè e tè: care bevande

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di Giorgia Fieni
Abbiamo discusso di cibo naturale e di ultracibo. Ci siamo chiesti dove andremo a finire. E il modo migliore per saperlo è analizzare ciò che ci circonda. Iniziando dal semplice: una bella tazza di caffè o di cioccolata o di tè. La tazza di caffè Harfusa venduta da Peregrine Espresso a Washington, catena di bevande take away, per esempio,  costa 2.75$ ed è stata prodotta con una materia prima che ha subito un rialzo del 102% rispetto all’anno precedente; ciò significa che il caffè è diventata la risorsa più scambiata dopo il petrolio. Male per i lobbisti, i politici e i manager che ogni giorno frequentano il locale alla ricerca di un ristoro; bene per gli etiopi seduti su un worka (albero simile al baobab) che vendono il loro raccolto: “Non sappiamo perché il prezzo sia aumentato tanto, ma finché Dio ci manda questi prezzi, ce li godiamo”.
La tazza di cioccolata più costosa proviene invece dall’isola di Principe, nel Golfo di Guinea. A selezionare i semi di cacao sono state le scimmie locali, abituate a svuotare i più maturi, succhiare la mucillagine che li ricopre e poi a sputarli a terra, permettendo così la germogliazione di nuove piante. Che vengono poi curate con la stessa pazienza che si adopera per un bonsai da un gruppetto di persone che le porta fino alla fine della lavorazione, alla tavoletta, priva di aromi e per questo considerata una delle più preziose al mondo.
La tazza di tè infine è il Dahongpao o “tè dei Ming”, raccolto nel giardino degli imperatori cinesi e venduto a 1200euro/kg. Perché pare che cresca solo in sei cespugli in tutto il pianeta.
L’unica accortezza nel consumo di queste bevande, sempre se ve le potete permettere, è quella di non consumarle sui mezzi pubblici di New York. Risale infatti al 2011 l’estensione alle bevande di questo divieto, tutt’oggi ancora foriero di contrasti: alcuni apprezzano la volontà di cercare di mantenerli più puliti (i cumuli di rifiuti alimentari putrescenti nella metropolitana sono l’habitat ideale per topi, scarafaggi e altri parassiti, ha avuto modo di spiegare Mitch Pally, facente del consiglio d’amministrazione del trasporto pubblico), altri invece continuano a consumare i propri pasti nel traffico urbano, con un conseguente vertiginoso aumento dei casi di obesità.

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