Published On: Gio, Set 27th, 2012

FOCUS – Gli eretici a 5 Stelle

La giornata è quella dedicata ad autorevoli interventi volti a convincere sempre di più una città sull’inutilità dell’inceneritore. Cose che ormai si sanno da mesi, certo, ma che non è mai tempo perso ricordare, soprattutto dopo che il gip ha negato lo stop al cantiere di Ugozzolo e che i lavori proseguono, senza sosta. “Dies Iren”, un pomeriggio per discutere e auspicare la fine degli inceneritori.

La notizia è, effettivamente, che in quella piazza dove Grillo e Pizzarotti si avvicendano sul palco, tra scherzi, boutade e pacche sulle spalle da vecchi amici, per arringare a una folla meno copiosa – è innegabile – di un tempo, ci sono anche due personaggi “occulti” del Movimento: Valentino Tavolazzi e Giovanni Favia. Due uomini controcorrente, due ribelli, che meno di mille anni fa sarebbero stati tacciati di eresia, distanti, o considerati tali, dall’autorevole pensiero da un dogma a cinque stelle di cui avevano accettato una serena fedeltà e, forse, soggezione.

Del primo, Grillo scrisse, a marzo di quest’anno: “Tavolazzi sta facendo più danni al M5S dei partiti o dei giornali messi insieme. A mio avviso ha frainteso lo spirito del M5S, ha violato il “Non Statuto” e messo in seria difficoltà l’operato sul campo di migliaia di persone in tutta Italia”. Dal canto suo Tavolazzi, che fu inquisito e incarcerato davvero in periodo Tangentopoli (per essere poi assolto in formula piena e con tanto di risarcimento danni), è stato uno dei più attivi antagonisti di inceneritori, centrali a turbogas e grandi aziende multiservizi (Hera) tanto da diventare amico di Beppe Grillo e da candidarsi alle amministrative di Ferrara nel 2009, con una sua lista civica ma sotto l’effigie pentastellata. Ancora non sapeva, tre anni fa, che Pizzarotti sarebbe diventato uno dei sindaci più importanti in Emilia e in Italia e tantomeno che l’avrebbe voluto – il condizionale è d’obbligo – come direttore generale del comune parmigiano. E Favia? Considerato l’enfant prodige del Movimento, prima diventa consigliere nel Comune di Bologna e poi in Regione. Niente di male se solo Tavolazzi non avesse avuto la sciagurata di idea di convocare un meeting a Rimini senza chiedere l’autorizzazione della coppia Grillo-Casaleggio e se in quella stessa assemblea non si fosse discusso proprio di Favia come candidato premier nel 2013. Situazioni che hanno fatto infuriare il leader del Movimento, ancor prima della vicenda dei giornalisti pagati in regione e del fuori onda di poche settimane fa.

Tornando a sabato, troviamo Tavolazzi ad una discreta distanza dal palco, più o meno la stessa cui Favia sta assistendo al dibattito, seduto sotto un gazebo. Paura di incontrare Grillo? “Prima ero vicino al palco – sostiene con vigore il ferrarese rivolto ai giornalisti – e tutti sono venuti ad abbracciarmi e salutarmi, se voi date questa interpretazione, sbagliate. Siamo qui per sostenere una causa, senza contestazioni”. Già, perché la lotta dell’ex-Ds contro i forni nacque molto prima del mostro di Ugozzolo e sembra andare al di là dell’appartenenza ad un partito o ad un movimento: “Ricordatevi che a Parma, prima che ci fosse il Movimento 5 Stelle, c’ero già io assieme a tanti altri attivisti di Ferrara che partecipavano alle manifestazioni organizzate dal comitato locale. Siamo felici che adesso ci sia un gruppo consiliare che intenda proseguire lungo la strada che ha promesso in campagna elettorale e che va alla chiusura dell’inceneritore”.

La distanza tra Tavolazzi e Grillo c’è, è innegabile, non così, almeno pare, tra il ferrarese e il Movimento, tanto da parlarne ancora come membro non epurato in lotta contro il forno, adesso come tre anni fa, soli in una battaglia sempre più complessa: “Non abbiamo una grande compagnia al seguito – sostiene -, c’è un po’ di viraggio da parte del Pd, il Pdl non si fa sentire, mi sembra che i partiti a Parma non abbiano preso impegni nei confronti dell’inceneritore: c’è solo Pizzarotti e il Movimento 5 Stelle”. I dissidi e qualche frattura tra i “grillini”, comunque sia, ci sono: “Si è aperta una discussione nazionale sui temi della democrazia interna al Movimento, un tema importante – continua Tavolazzi -, che non deve interessare solo noi ma l’intero Paese. Se nelle prossime elezioni si riuscirà a portare in parlamento alcuni deputati, questi eletti dal popolo devono far parte di un movimento democratico, che discute, che dialoga, se invece sono destinati a seguire un input verticistico dettato da Grillo e Casaleggio, è tutta un’altra cosa. Noi stiamo lavorando affinché avvenga la prima delle ipotesi”.

Poco distante, Giovanni Favia segue da lontano, seduto, ciò che avviene sul palco. Quattro mesi fa in questa stessa piazza lui, Grillo e Pizzarotti erano sotto le stesse stelle, cinque e anche di più, ad immaginare un Comune illuminato dalla loro stessa bandiera. Oggi però non è così : “Se capita, Beppe lo saluto volentieri”, ammette l’ormai ex-pupillo mentre si alza per sfuggire alle domande della stampa, verso cui non nutre, tuttavia, un astio feroce come quello del comico genovese: “Molti fanno un gioco sporco – ammette -, ma conosco anche tanti bravi cronisti”, aggiunge quasi a dispetto di un Grillo che poco prima aveva tacciato tutti di essere solo delle “carogne” in mano ad editori senza scrupoli.

Favia è a Parma perché si batte “da anni contro l’inceneritore, non ci sono altri motivi”, così dice e così ripete più volte, come Tavolazzi pochi minuti prima: considerati eretici, ma ancora dentro al Movimento e fieri, almeno sembra, di farne parte: “Certo, è la mia casa – sostiene Favia -, l’ho costruita e mi sono battuto fino all’altro ieri per essa. Il Movimento è dei cittadini, è di loro proprietà”. E la fiducia di Grillo? “Posso ancora recuperarla”.

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