Published On: Ven, Set 7th, 2012

FOCUS – Inceneritore: indietro tutta

di Diego Gustavo Remaggi

Il matrimonio tra Parma e l’inceneritore sembra essere più tormentato e lontano di quanto chiunque potesse immaginare. Sembrava andare tutto bene, nonostante le forti opposizioni di comitati e del governo locale, poi il punto che potrebbe segnare la svolta. Non è bastato che Iren, a fine agosto, si dicesse convinta che la costruzione del Polo Ambientale Industriale di Ugozzolo fosse ormai cosa fatta, e non sono bastati i turni accelerati con cui negli ultimi mesi si sono svolti i lavori perché per il cantiere, adesso, è stato chiesto un sequestro preventivo.

La decisione della procura di Parma ha colto di sorpresa: abusi edilizi e di ufficio, un giro inquinato e torbido che ha bloccato l’estate, raggelando tutti.

Nel fascicolo aperto da Gerardo Laguardia e dalla pm Roberta Licci ci sarebbero almeno una decina di nomi che tra Comune, Provincia e Iren non lascerebbero spazio ad alcuna immaginazione. Più in particolare la Guardia di finanza, come già evidenziato dalla commissione europea, si sarebbe accertata che Enìa (divenuta poi Iren) non avrebbe indetto alcuna gara pubblica per progettare l’impianto, cadendo nell’abuso di ufficio, e non avrebbe nemmeno tenuto conto delle autorizzazioni edilizie necessarie, dimenticando pure di versare al Comune gli oneri di urbanizzazione.

“Su molti documenti e iter che hanno portato alla creazione dell’inceneritore c’è la mia firma – ha dichiarato Andrea Viero direttore generale di Iren – , visto che dal 2008 in poi ho ricoperto la carica di amministratore delegato di Enia arrivando nel 2010 ad occupare la stessa carica anche in Iren Ambiente. Non mi stupirei quindi se tra gli indagati ci fosse il mio nome”. E a quanto pare, Viero sarebbe realmente nella lista degli indagati, assieme ad un altro nome eccellente come quello di Elvio Ubaldi (ex sindaco di Parma), al dirigente dell’ufficio Ambiente della Provincia di Parma Gabriele Alifraco e ad una vecchia conoscenza: l’ex responsabile comunale del Servizio ambiente, Emanuele Moruzzi, arrestato nell’inchiesta sul verde pubblico, assieme al collega Ivano Savi, preso per un giro di mazzette.

I sigilli avevano già messo in pausa i lavori ad Ugozzolo lo scorso anno quando, con due ordinanze, il Comune di Parma disse stop al forno lamentando la mancanza dei permessi di costruzione. Il risultato consistette in tre mesi di cantiere bloccato, un giudizio favorevole a Iren da parte del Tar e una richiesta di risarcimento danni al Comune di ben 28milioni di euro. Adesso la multiutility starebbe nuovamente consultando carte e legali per fare in modo che il cantiere non rimanga fermo per troppo tempo, anche perché ad andare in fumo, questa volta, sarebbero milioni, decine di milioni di euro. Se il forno non sarà acceso entro l’anno (ultimo mese valido: dicembre 2012), infatti, Iren perderebbe sicuramente almeno 40milioni di finanziamenti pubblici per la produzione di energia elettrica con impianti alimentati da fonti rinnovabili. Una perdita ingente, di cui si è interessato anche l’attuale ministro dell’Ambiente Corrado Clini che, appena nominato cittadino onorario di Montecchio Emilia ha commentato lo stop all’inceneritore dichiarando: “Posso soltanto auspicare che si trovi una soluzione giusta, per non dover poi perdere tutti i finanziamenti assegnati”. Parole che hanno fatto infuriare il Movimento 5 Stelle che, in una nota congiunta dei capigruppo residenti nei principali comuni partner di Iren, ha sottolineato la ferma contrarietà ad un patto economico a discapito della salute, chiedendosi – rivolto a Clini -, “se un Ministro dell’Ambiente che oltretutto è anche medico, non pensi sia più opportuno occuparsi di salute pubblica e non degli incentivi che potrebbe perdere un’azienda di diritto privato che ha costruito un impianto sotto inchiesta da parte della magistratura”.

Se in Comune la lotta contro l’accensione del termovalorizzatore sta rasserenando gli animi, attualmente in provincia si respira un’aria di calma apparente, Bernazzoli si è detto certo che gli uffici da lui presieduti abbiano agito nel rispetto della legge tant’è vero, ha commentato, che già per due volte il Tar di Parma ha dato ragione a chi il forno lo sta costruendo, lottando contro il tempo. Così, mentre ancora il giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Sarli deve accogliere le richieste della Procura, da molte parti si inizia già a pensare ad una fase successiva per l’inceneritore, quella dell’alternativa, della riconversione e, ovviamente, dei rifiuti zero.

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