Published On: Gio, Set 13th, 2012

FOCUS – Parma: l’aeroporto che non decolla più

di Diego Gustavo Remaggi

Sono passati poco più di trent’anni da quando l’aeroclub di Parma ottenne i finanziamenti e i permessi necessari per iniziare a pensare in grande. Tornare a volare nei cieli ducali era certamente una buona idea, dopo la distruzione dovuta alla guerra, la soppressione da parte del Ministero della Difesa, la costruzione della prima aviorimessa, la scuola di volo e la nuova torre di controllo. Erano tempi maturi per rilanciare un sistema di trasporti aerei da inserire in una Regione in continua crescita. E così fu.

Nel 1983 nacque la Sogeap, società per azioni che si sarebbe dovuta occupare – ruolo che ricopre ancora oggi -, della gestione dello scalo parmigiano. Un’altra partecipata, di cui hanno quote diversi enti, pubblici e privati, sparsi nel territorio parmense, compresi, ovviamente, Comune e Provincia di Parma, uno dei primi casi, a quanto pare, in Italia di società di gestione aeroportuale a maggioranza privata. A maggio di 21 anni fa, l’apertura ufficiale dell’Aeroporto “Giuseppe Verdi” segna l’inizio di un cammino destinato, inizialmente, ad avere tutte le carte in regola per avanzare abbastanza da posizionare lo scalo diretto da Sogeap dignitosamente nella rete aeroportuale Emiliana. Le infrastrutture si moltiplicarono, la certificazione Enac venne ottenuta e tutto sembrava andare a gonfie vele. Nel 2008 però il primo crollo. I conti sono in rosso e il cda del Verdi decide di aprire le porte ad un grande partner privato. Meinl Airports International Ltd, un fondo di investimento austriaco, gestito direttamente dalla Meinl Bank, si aggiudica la gara di privatizzazione che portò ad una ricapitalizzazione societaria per oltre 15milioni di euro e acquisì il 67,95% delle quote. Nel 2011 i commenti dell’allora sindaco Vignali e del suo vice Paolo Buzzi furono di entusiasmo, l’entrata della banca austriaca sembrava essere veramente la soluzione a tutti i problemi, la panacea dopo gli oltre 4milioni di euro persi da Sogeap nel 2008.

Fu in quest’ottica di rinnovamento che si inserì la figura di Paul Whelan. Attivo già dal 2007, rilevando alcune quote con la sua compagnia di allora (la Low Cost Airport Group), egli fu il tramite che portò i capitali di Meinl Bank a Parma, ben 20milioni di euro in soli 3 anni. Lo scorso anno, tra applausi e pacche sulle spalle, Whelan divenne il nuovo amministratore delegato dell’aeroporto Verdi. In una nota, la Sogeap definì precisamente il suo incarico: “far accrescere la visibilità dell’aeroporto di Parma e della società tra le compagnie aeree europee, nonché sviluppare gli aspetti marketing e commerciali dell’aeroporto e massimizzare così i recenti e cospicui investimenti infrastrutturali, con un occhio di riguardo al miglioramento dell’offerta di collegamenti”.

L’aria sopra nel cielo di Parma tuttavia sembra subito non essere una delle migliori. In breve, WindJet chiude la sua attività con il Verdi nel gennaio di quest’anno, mentre due mesi prima, a novembre arriva Air Vallèe, destinata a risollevare il destino dello scalo parmigiano, dichiarando congiuntamente con Sogeap “la sua decisione strategica di dare il via ai propri progetti di espansione scegliendo come base l’aeroporto di Parma per i suoi nuovi aeromobili. Non è stata una decisione presa alla leggera e l’investimento per i nuovi aeromobili che faranno base a Parma sarà significativo e valutato per eccesso intorno ai 90 milioni di dollari”.

L’entusiasmo però è stato ben presto placato. A fine aprile Whelan si dimette dall’incarico dopo solo 6 mesi, vengono rinnovati i vertici e Anna Ivannikova diventa il nuovo amministratore delegato, mentre Franco Rastelli viene nominato direttore generale. I disservizi, le cancellazioni, le attese sono una spada di Damocle che pesa fin troppo sull’aeroporto parmigiano, tanto che la picchiata libera dell’efficienza e della produttività dello scalo lo portano ad essere classificato come “di terza fascia” da Enac (Ente nazionale dell’aviazione civile) che già 2 anni prima aveva revocato la licenza di volo ad Air Vallèe (per problemi finanziari e operativi) e che a metà aprile 2012 convoca i suoi dirigenti “a seguito delle numerose cancellazioni di voli e della sistematica riprotezione dei passeggeri su voli di altre compagnie, situazioni che creano disservizi agli utenti”.

A fine agosto, come se non bastasse, l’ulteriore virata verso il baratro: Air Vallèe lascia Parma salutando i grandi propositi dell’anno precedente con gli ultimi 2 voli nella prima domenica di settembre. Federico Pizzarotti, che ad aprile commentava i problemi del Verdi definendoli “una risata beffarda in risposta ai sogni di grandeur che qualche candidato sindaco ancora coltiva”, si è recentemente espresso in totale difesa dello scalo ducale, le casse comunali sono quasi vuote : “se per l’aeroporto Verdi deve arrivare un aiuto economico, infatti, sarà da Roma che deve partire. Dal Governo pretendiamo di non essere lasciati soli”.

Un grido di aiuto, prima dello stallo, che tutti sperano di poter felicemente evitare.

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