Published On: Mer, Set 26th, 2012

GCR: Allodi, zero in ambiente

Ieri su un quotidiano locale una lunga e rassicurante intervista all’ex presidente di Enia Andrea Allodi, forte sostenitore del costruendo inceneritore di Parma e suo “padre putativo”. Gli argomenti mossi a favore dell’impianto e per giustificare la scelta fatta sono sembrati veramente di poco spessore. Allodi si chiede come mai, di fronte alle grida contro l’inceneritore di Ugozzolo, lanciate da Beppe Grillo sabato scorso, il presidente della Provincia di Parma non si sia fatto sentire in sua difesa.

Probabilmente Bernazzoli si è reso conto di quanto sia stata sciagurata quella scelta, visti anche i disastrosi risultati elettorali, e quindi tace. Mentre invece Allodi non ha freni nel tirare fuori improbabili argomentazioni a favore dell’impianto. Una fra tutte che l’inceneritore non fa male alla salute.

Chissà con quali competenze scientifiche lo affermi.

Evidentemente conosce solo quei pochi studi, condotti malamente, che non hanno riscontrato grosse problematiche, mentre invece la maggioranza degli studi epidemiologici evidenzia eccome incidenze nelle popolazioni esposte di neoplasie quali i linfomi Non Hodgkin, i sarcomi e le neoplasie del fegato. Allodi omette di citare, e il giornalista prende per oro colato le sue parole, gli studi più recenti quali quello del registro tumori del Veneto che, a nome della dottoressa Zambon, evidenzia un rischio relativo nelle donne residenti in prossimità degli inceneritori di Venezia di ammalarsi quasi del doppio di linfoma Non Hodgkin. Oppure lo studio sui 4 inceneritori di Seul, tutti ampiamente sotto le garanzie più severe di regolarità per le emissioni, che ha evidenziato come ci si ammali più facilmente intorno a tali impianti.

Così come lo stesso studio voluto dalla regione, Moniter, pur con tante pecche, ha registrato un aumento di linfomi Non Hodgkin fra la popolazione residente intorno all’inceneritore di Modena e evidenti e preoccupanti segnali come l’aumento dell’incidenza dei parti prematuri, nonché (si a pur con minore evidenza statistica) di neonati piccoli per età gestazionale e di aborti spontanei. Probabilmente per Allodi questo non significa nulla.

Al mancato scienziato Allodi ricordiamo che in letteratura aborti e parti prematuri rappresentano un indice significativo di sofferenza maternofetale. Lo stesso Comitato Scientifico preposto alla supervisione dello studio Moniter, raccomandando di non sottovalutare i risultati emersi circa gli esiti delle gravidanze, giudicati “verosimilmente” connessi alle emissioni degli inceneritori, invita alla cautela nell’interpretazione degli altri risultati, facendo presente che, almeno per le cause di morte e per i tumori più rari, “nonostante le dimensioni del database, sarebbe stato difficile identificare un aumento del rischio, se non nel caso di un improbabile rischio molto alto”.

La stessa federazione regionale degli ordini dei Medici FRER raccomanda estrema prudenza nello sviluppare questo tipo di tecnologia per il trattamento dei rifiuti, anzi ne ha richiesto per due volte lo stop alle costruzioni in regione. Ma se l’ex presidente è davvero convinto della qualità ambientale degli inceneritori perché non pubblica lo stato di salute degli operatori Amps-Enia che hanno lavorato al Cornocchio nel periodo di operatività dell’inceneritore?

Il gelido silenzio che seguirà a questo invito dirà più di tante parole. Allodi, da completo mal informato, ricorda che in nord Europa tutti bruciano i rifiuti, lo fanno da anni, per lo meno 25, e tutti vivono felici e contenti, ma omette di dire che quei paesi stanno riprogettando il loro modo di affrontare il tema rifiuti, andando lentamente a dismettere gli impianti secondo le nuove regole dettate dalla comunità Europea, che impone una forte riduzione del ricorso alla pratica di incenerimento su tutto il territorio comunitario e raccomanda un forte impulso alle buone pratiche di riuso, riciclaggio e differenziazione dei materiali post-consumo.

Ne sanno qualcosa anche in Svezia ad esempio, dove hanno poco materiale per i loro inceneritori, che per lo più assicurano calore alle case e un po’ di energia elettrica. La previsione è di iniziare ad importare rifiuti da fuori Paese, 800 mila tonnellate all’anno. L’ultima chicca è sulla questione “mai rifiuti da fuori provincia”. Una domanda anche noi la vorremmo porre: “Come mai Reggio Emilia ha deciso di chiudere l’inceneritore di Cavazzoli? Non sarà mica per caso perché vogliono portare i rifiuti qui a Parma?” Allodi si merita un bello zero in materia ambientale.

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