Published On: Mer, Set 26th, 2012

POLITICA – Il tira e molla con l’Italia dei Valori

di Marco Mirabile

C’era una volta Berlusconi, che compattava tutti i suoi nemici. C’era la foto di Vasto, immagine di quella sinistra convintamente antiberlusconiana, icona dell’alternativa più scontata dopo il macello politico messo in atto da Pdl e Lega. C’era una destra e quindi anche una sinistra, con Di Pietro, senz’altro, da quella parte, il leader più passionale: magistrato che diventa star a tutti gli effetti, paradosso di un uomo intrinsecamente di destra ma nemico giurato del Cavaliere.

Negli anni Di Pietro ha assunto le sembianze di un Marco Pannella del XXI secolo, ma anche di un nuovo Bertoldo, intriso di antichissima cultura contadina furbesca, campione di quella politica delle “persone perbene” che vuole assumere il ruolo di liberatrice della nazione, portata avanti con dichiarazioni impulsive e retorica del rancore.

Con l’arrivo di Monti, che ha realizzato il miracolo dell’alleanza dei moderati di destra e sinistra, il felice triangolo zapateriano in salsa italiana (Bersani, Vendola, Di Pietro) si è inevitabilmente dissolto. Eppure l’ex-magistrato non molla: “Noi alla foto di Vasto ci crediamo, in tutti i sensi” ha detto aprendo i lavori della Festa Idv qualche giorno fa. E ha aggiunto: “Voglio parlare con Bersani perché è una persona capace e onesta, Renzi non mi piace perché ha una politica che non condivido. Io non difenderei mai Marchionne”.

Intanto Vendola, come ospite, fornisce l’assist: “Non riesco a immaginare il centrosinistra senza il popolo dell’Idv”. Ma come? Non era stato lui a scaricare senza troppi complimenti il leader dell’Idv bollandolo come polemico e populista? “A me spiace molto, disse poco tempo fa, ma le sue continue polemiche e il suo propagandismo esagerato rischiano di portarlo alla deriva. Di Pietro non sta dimostrando molto interesse verso una prospettiva che avevamo immaginato insieme. La sua attività prevalente è da polemista più che da costruttore dell’alternativa”. Che confusione. È evidente che Vendola, dopo la breve e folle infatuazione per l’Udc, ha ritrovato l’occasione giusta per puntare tutto sulle tematiche socio-economiche, oltre che sui diritti civili, altrimenti non si spiegherebbero sia la nascita del comitato referendario pro articolo 18 che i suoi recenti tweet sul matrimonio gay.

Comunque Bersani ha già respinto le avance. E ha già mostrato un certo imbarazzo per le iniziative del leader di Sel. Più tardi è arrivato anche l’affondo di Enrico Letta, che ha confermato l’indisponibilità dei democratici a riallacciare un rapporto con l’Idv: “Oggi Di Pietro a Vasto conferma la distanza incolmabile che esiste con il Pd. È Di Pietro, infatti, che ha cambiato linea in questi mesi rincorrendo in modo spericolato il grillismo più anticostituzionale. La scelta di un’opposizione radicale e sguaiata nei confronti di Monti e del Pd ha modificato in modo irrevocabile i rapporti che portarono Pd e Idv a correre insieme alle scorse elezioni”.

È ovvio che il vice di Bersani dev’essersi distratto proprio nel momento in cui l’ex-pm, a Vasto, andava dichiarando: “Noi rispettiamo il Movimento Cinque Stelle, lì non c’è solo una persona che prima faceva il comico e ora ha deciso di fare il politico, ci sono migliaia di cittadini che hanno deciso di far sentire la loro voce. A quei cittadini ci rivolgiamo per dire: guardate che la mera protesta è utile fino al giorno delle elezioni. Ma se protesti soltanto, poi quelli vanno nelle istituzioni e continuano a fare quello che vogliono”. Un inedito annuncio di moderazione a cui è seguita la malinconica presa di coscienza: “L’Idv da sola non ce la fa”.

Comunque pare che sia troppo tardi: dentro Vendola e Nencini (Psi), fuori Di Pietro (e dei Radicali manco se n’è parlato, figuriamoci). Questo è il recinto dell’alleanza dei progressisti, definito da Bersani, che il 13 ottobre, accelerando sui tempi previsti, firmerà il patto con gli alleati.

Venerdì 5 ottobre il segretario Pd darà il via all’alleanza elettorale dopo una serie di incontri tra i partiti del centrosinistra e gli amministratori locali, e lunedì 8 con associazioni e movimenti della società civile. Il via all’alleanza arriverà dopo l’assemblea del 7 ottobre, quando il Pd modificherà lo statuto per consentire ad altri esponenti democratici di candidarsi alle primarie. E anche per quello che verrà dopo avremo molto da commentare.

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