Published On: Mer, Set 26th, 2012

La pubblicità che ingrassa

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di Giorgia Fieni
Chi punta il dito verso l’aumento dell’obesità di cui abbiamo parlato nel precedente articolo ha come capro espiatorio le bevande gassate, ma anche la pubblicità di certi tipi di cibi, i quali sono considerati junk food anche al di fuori degli Stati Uniti d’America.
Il limite tra spot ingannevoli e no è infatti molto labile e non tutti siamo capaci di capire che quella che ci stanno raccontando non è la verità: basti pensare alle acque povere di sodio (quasi tutte le acque lo sono) ed ai sorbetti al cioccolato con proprietà digestive (con l’effetto collaterale della maggiore quantità di calorie assunte rispetto al gusto limone).
Quando poi si è piccoli, è più difficile scoprire quali sono tali confini e, come se non bastasse, i programmi preferiti dei bambini sono bombardati da spot di merendine, snack ed altri cibi assai carenti dal punto di vista nutrizionale, senza contare il merchandising del film animato del momento abitualmente consegnato assieme ad hamburger, patatine e bevanda gassata. Ecco perché l’American Academy of Pediatrics ha stilato un documento in merito così da far prendere coscienza alla popolazione ed alle istituzioni dei termini di tale problematica: “Già trent’anni fa il Governo ha ammesso che i bambini sono psicologicamente indifesi davanti alla pubblicità. Nonostante ciò, i ragazzi oggi sono costretti a subire tra i cinquemila e i diecimila spot all’anno (con una spesa per le aziende pari a 1,6mld di dollari l’anno), la maggior parte dei quali volta a promuovere cibo spazzatura, pieno di zuccheri e grassi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti”.
E per tutti si intende anche la popolazione iraniana, ad esempio. L’anno scorso infatti il governo locale ha vietato le trasmissioni e le pubblicità televisive a base di pietanze occidentali: mostrare spaghetti, escargot e hamburger è considerato un grave peccato. Lo stesso dicasi per gli show dedicati alla cucina, che devono quindi concentrarsi su pietanze locali, rigorosamente in linea coi precetti dell’Islam. In questo modo cerca di salvaguardare non solo la salute ma anche le tradizioni del Paese.
“La pubblicità è l’anima del commercio”, si diceva una volta, ma vista la situazione odierna, si potrebbe modificare in “La pubblicità è il demone travestito da golosità”.

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