Published On: Gio, Set 27th, 2012

Parma commemora le barricate

A novant’anni di distanza da una pagina gloriosa della sua storia, Parma ricorda le Barricate. E lo fa al Palazzo del Governatore attraverso una cerimonia allestita dalla Cgil che ha così voluto commemorare le giornate eroiche dell’estate del 1922. Un pomeriggio iniziato con la proiezione di un documentario prodotto dalla Spi pensionati e realizzato dai registi Zorba Brizzi e Renato Lisanti intitolato “S’eran vestiti della festa”. Perché quella lotta di popolo, la testarda difesa della città dall’aggressione fascista fu, nonostante il sangue versato, una festa. A definirla così non fu soltanto la celebre poesia di Attilio Bertolucci, ma anche uno degli Arditi che prese parte alle battaglie: “C’era la fame, non c’era niente da mangiare, ma per noi era una festa” racconta proprio uno di quei combattenti in un passaggio dell’opera. “Non è un documentario storico, – spiega Paolo Bertoletti – volevamo realizzare un prodotto che desse emozioni”. Ed è proprio sul filo delle emozioni che si dipana il documentario tra immagini di archivio, interviste ai protagonisti delle Barricate e le parole di Roberto Spocci e Marco Minardi: il direttore dell’Istituto Storico della Resistenza autore di un libro, “Le trincee del popolo” (prefazione della segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso) in cui vengono narrate le gesta di chi prese le armi per respingere l’invasione delle camicie nere. Un racconto collettivo nel quale non viene esaltato soltanto l’eroismo di Guido Picelli e Antonio Cieri, ma in cui viene ricostruito storicamente lo sforzo di uomini e donne che seppero mettere da parte divisioni di carattere politico e sociale per far fronte al nemico comune.

Una rivolta che non vide protagonista in Italia soltanto Parma ma anche Bari. E proprio da questa comunanza prende vita il gemellaggio tra la Camera del lavoro parmigiana (che il prossimo anno compierà 120 anni) e quella barese. E infatti, alla cerimonia hanno preso parte Giuseppe Gesmundo, (Camera del Lavoro di Bari), Vito Antonio Leuzzi (direttore dell’istituto storico del capoluogo pugliese) e il segretario della Fondazione Di Vittorio, Adolfo Pepe. Proprio quel Di Vittorio – storico segretario della Cgil – che a Bari, mentre infuriavano gli scontri, divenne padre per la seconda volta. Subito dopo la proiezione del documentario, caldamente applaudito dal pubblico presente, il prefetto Luigi Viana ha consegnato la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica. A rappresentare Parma il sindaco Pizzarotti e il presidente della Provincia Bernazzoli. Il primo cittadino ha affermato: “Le Barricate devono essere un esempio in questi tempi in cui sentiamo le conseguenze della crisi: bisogna essere tutti vicini per cercare di superare questa fase”. Anche Bernazzoli ha fatto riferimento, nel corso del suo breve intervento, alla crisi economica: “Siccome viviamo un momento abbastanza difficile anche oggi, credo questo ci richiami ad una riflessione, occorre che teniamo bene a mente quei valori che hanno concesso al nostro Paese di uscire da quei problemi: i valori fondamentali allora vanno declinati anche oggi”.

Tornando al documentario che ha aperto la cerimonia, i due registi, Brizzi e Lisanti hanno espresso l’intenzione di non confinare l’opera nelle sedi ufficiali: “Noi vorremmo che venisse proiettata anche fuori dalle istituzioni, lì dove c’è il popolo che raccontiamo, lì dove sono avvenuti i fatti”. “Non ci siamo sbilanciati nell’interpretazione dei fatti – proseguono – ma abbiamo voluto rispettare la memoria popolare di Parma, lasciando a Minardi e Spocci il compito di raccontare storicamente. Ci siamo molto divertiti a spulciare i tantissimi documenti in cui sono conservate le interviste realizzate negli anni ’80 agli Arditi del Popolo”. “Condensare tutto in 25 minuti – questa la durata dell’opera la cui licenza Creative Commons la rende totalmente disponibile al pubblico – non era facile e non volevamo creare un’opera pesante o noiosa”.
Piccola nota conclusiva. Al termine della proiezione, durante i ringraziamenti, i due registi (33 e 32 anni di età) sono stati definiti più o meno simpaticamente dei “ragazzi” : l’Italia si conferma un Paese in cui si può essere così etichettati fino ai 50 anni per poi risultare improvvisamente troppo vecchi.

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