Published On: Gio, Set 13th, 2012

Test di ammissione tra furbi e avvoltoi autorizzati

di Brunella Arena

Quanto sareste disposti a pagare per il vostro futuro? Potrebbe essere la frase giusta per inquadrare la situazione dei test di ammissione alle facoltà universitarie a numero chiuso. Il problema lo hanno sollevato qualche giorno fa, in occasione dei test d’ingresso alla facoltà di Medicina dell’ateneo cittadino, gli studenti e i membri dell’UDU (Unione degli Universitari) che si sono trovati di fronte al personale di alcune scuole di tutoraggio e istituti privati per la preparazione degli esami universitari impegnati a distribuire volantini che sponsorizzavano corsi di laurea in atenei esteri dove non è necessario sostenere il test di ammissione. Basta sostenere il costo del corso di laurea all’estero. Spesso più alto di quelli italiani. Di norma è lecito scegliere dove studiare e prendere in considerazione atenei pubblici, privati, scuole di preparazione o università on line, meno lecito sarebbe invitare gli studenti ad un anno all’estero con la possibilità poi di rientrare negli atenei italiani aggirando, di fatto, il test di ammissione.

Questa la contestazione dell’UDU che, peraltro, non è mai stata a favore dei test di ingresso, tutt’altro. “Non condividiamo il sistema”, ci spiega Emiliana Galati coordinatrice dell’Unione degli Studenti,  presente qualche giorno fa al confronto con gli esponenti di questi istituti di preparazione e tutoraggio, “e men che meno il momento. Queste persone erano lì a distribuire volantini e a raccogliere contatti di studenti presi in un giorno molto particolare. Ci sono ragazzi che studiano anche un intero anno per cercare di superare i test, altri che li ripetono più volte, l’invito ad aggirare il sistema, sebbene questo non funzioni, non è corretto“.

La stessa ragazza ci spiega che nelle università straniere ci sono un certo numero di posti riservati agli studenti italiani, naturalmente anche in quelle facoltà che a Parma e in Italia, prevedono il superamento dei test di ingresso. “Alla fine siamo riusciti a impedirgli di portare avanti la distribuzione di volantini, seppure con l’intervento dell’I.V.R.I e del dott. Carlo Orsini, caposettore vigilanza e logistica, ma sono comunque riusciti nel loro intento, anche perchè in possesso dell’autorizzazione comunale a circolare per fare pubblicità”. L’indignazione degli studenti risiede, oltre che nel momento delicato, anche nella “discriminazione” tra chi può permettersi di sostenere una spesa ingente e studiare all’estero con la possibilità di aggirare i test e chi questa facoltà non ce l’ha, “già il numero chiuso non è una cosa positiva”, continua Emiliana “se poi si trova anche il modo di non rispettarlo è peggio”. Il numero chiuso, in realtà, è stato pensato per garantire un servizio migliore agli studenti. Come molto spesso succede, – e Parma non ne è certamente immune, basta citare l’esempio della facoltà di Economia – il numero elevato di studenti iscritti comporta la mancanza di aule o di spazi sufficientemente adeguati, la carenza di personale docente, l’assenza di strutture per accogliere gli stessi universitari. Con il numero chiuso si ovvia a questi problemi lasciando però fuori la gran parte degli studenti, maggiormente nelle facoltà scientifiche.

Resta però da analizzare il motivo per cui degli istituti italiani dovrebbero incentivare gli studenti ad andare a studiare all’estero: la risposta arriva direttamente dal sito di una di queste scuole che, a parte offrire servizi di preparazione ai test di ammissione universitari per le facoltà a numero chiuso, offre anche soluzioni “international per studiare odontoiatria e medicina all’estero” supportando lo studente con orientamento, corsi di lingua e tutoraggio e preparazione ai test di ammissione (che quindi a quanto pare ci sono). La dinamica, in realtà, non è del tutto nuova, non è di troppi anni fa lo “scandalo” dell’esame di stato per diventare avvocato sostenuto, da centinaia di persone, in Spagna e non in Italia, e non a caso presso lo stesso istituto c’è la possibilità di “diventare abogado in Spagna e poi convalidare il titolo in Italia”.

Ma se la deontologia è carente è anche vero che qualcuno avallerà e approverà quei titoli e quei passaggi di facoltà (non tutte le università accettano studenti provenienti da atenei esteri che chiedano l’inserimento al secondo o terzo anno, ndr.), quindi il problema esiste ma è un po’ più a monte del volantinaggio davanti alle università.

Ma si sa, la politica del “not in my backyard”, a Parma funziona sempre.

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