Published On: Mer, Ott 24th, 2012

Due cose importanti sulla Scuola

di Marco Mirabile

Nella “bozza” di legge di stabilità approvata dal Consiglio dei Ministri c’è una misura che prevede l’aumento dell’orario di servizio del personale docente della scuola primaria e secondaria fino a 24 ore settimanali, cioè sei in più delle attuali 18 ore settimanali. Tutto ciò a stipendio invariato, ma con il riconoscimento di due settimane di ferie in più.

Come al solito vien da chiedersi: com’è nel resto d’Europa? I docenti italiani hanno un carico settimanale di ore di lezione in classe superiore alla media europea, sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3), e praticamente identico nella scuola media  (18 contro 18,1). Le 18 ore, poi, sono solo orario di cattedra: un docente è infatti contrattualmente obbligato a essere presente ai consigli, ai collegi e agli scrutini per un totale di 80 ore annue, cioè almeno due ore in più a settimana nell’anno scolastico, anche se la loro distribuzione non è omogenea. Poi ci sono le ore utili alla preparazione delle lezioni, alla correzione dei compiti, e tutte le altre attività che rientrano pienamente nella prestazione lavorativa richiesta al docente, anche se non hanno una loro esatta quantificazione temporale, dipendendo quasi esclusivamente dal singolo docente, dalle sue capacità e dal suo metodo d’insegnamento.

Il paradosso è che dal governo dei professori la proposta non convince proprio sul piano del merito, come misura di rigore. Il sacrificio richiesto è infatti destinato a peggiorare la prestazioni dei docenti. Insegnare non è un lavoro qualsiasi. Richiede concentrazione e impegno, anche fuori l’orario di cattedra, per un periodo almeno equivalente.

L’ennesima discutibile misura sulla scuola è solo conveniente per l’amministrazione: l’obbligo di 24 ore a titolo gratuito si traduce in un banale taglio di stipendi pubblici, come hanno già fatto Grecia, Portogallo e Spagna. Ma l’articolo 36 della Costituzione prevede il diritto del lavoratore ad avere una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro: sarebbe incostituzionale una norma di legge che imponesse una prestazione lavorativa gratuita, anche solo parzialmente.

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