Published On: Mer, Ott 10th, 2012

FOCUS – Parma e la “paura del diverso

di Brunella Arena

A Parma prende il via la VII giornata parmense per il dialogo interreligioso e una classe di un Istituto tecnico della città si rifiuta di far visita al Centro Islamico, compreso nell’itinerario con altri luoghi di culto non cristiani, adducendo la “paura” come motivazione generale. Ne abbiamo parlato con il dott. Luciano Mazzoni Benoni, coordinatore del Forum Interreligioso.

La VII Giornata Parmense per il dialogo interreligioso non si è aperta nel migliore dei modi. Una classe si è rifiutata di visitare il centro islamico della città per paura, ma le visite agli altri luoghi di culto “diverso “, la sinagoga, la chiesa evangelica metodista, ecc, sono state accettate? A cosa attribuite questa paura?
Il bilancio, come Forum Interreligioso “4 ottobre”, è più che positivo. Si è esteso il numero delle scuole e delle classi coinvolte, superando la soglia dei mille studenti e poggiando le basi per una serie di visite durante l’anno scolastico. L’episodio citato è uno, modesto e isolato a quanto ci risulta, anche se rappresenta un segnale che sarebbe poco saggio ignorare. Preciso che il Centro Islamico insieme alla Sinagoga sono stati i siti più gettonati, a dimostrazione che prevale un interesse e un’apertura verso queste realtà.

Ha senso parlare di “dialogo interreligioso” quando ci si trova davanti a una vera e propria chiusura?
La forza del dialogo sta proprio nella sua capacità di aprirsi anche verso coloro che tendono a chiudersi! E teniamo presente come atteggiamenti di chiusura e intolleranza siano presenti tuttora dentro a ciascuna delle culture e delle religioni. La storia ci insegna come l’empatia e la propensione al diverso siano i mezzi più fecondi e felici di cui l’umanità possa disporre per assicurarsi un futuro sereno e cooperativo. Il dialogo avviene sempre tra persone, prima che tra istituzioni: è nella rete di relazioni che si favorisce una società aperta, in ogni luogo del mondo.

Dalla città, e dalle parti politiche, sono arrivate le dovute reazioni, c’è anche stato chi ha appoggiato la decisione degli studenti: ma perchè l’islam, e non altri credo, è considerato il male?
Chi temeva reazioni negative (o peggio?) da parte della Comunità musulmana è stato clamorosamente smentito. Come ha dichiarato a chiare lettere il suo presidente, riconoscendo piena libertà di opinione a chiunque, si trattava di un’opportunità messa a disposizione. Soltanto dalla conoscenza reciproca possono nascere il rispetto e poi anche l’amicizia.

Le paure dei ragazzi: mancanza di informazione e di educazione al confronto e alla conoscenza del diverso o rifiuto dell’altro? Eventuali responsabilità?
Qui occorrerà capire e verificare, mi pare del tutto naturale che – specie nella scuola superiore – si sviluppi un confronto tra insegnanti e studenti; così come ritengo fisiologico che dalla discussione possa emergere anche un momento di pausa per capire le ragioni di queste indisponibilità o contrarietà affiorate; per poi offrire una fase di approfondimento (come intendo proporre a quella scuola) ed infine il momento di confronto, aperto e sereno. Mi pare un modo di procedere privo di forzature e di intromissioni, di chicchessia. Certe reazioni mi appaiono davvero sproporzionate e fuori luogo. Il vero scandalo risiede nell’assenza di una formazione antropologica in chiave interculturale nei programmi della scuola italiana!

Non è stato rivelato nè il nome della scuola nè la classe, un po’ facile prendere posizione nell’anonimato.
Qui mi permetto di osservare come la stampa sia stata precipitosa e avventata. Non si tratta di anonimato! Si sta parlando di un momento accaduto dentro al processo educativo che merita il rispetto dovuto. Il termine proposto mi pare quindi del tutto inappropriato.

Paura del diverso suona un po’ come razzismo in forma edulcorata o no?
La storia conferma come la paura abbia funzionato troppo spesso come veicolo e leva per raccogliere demagogicamente consenso e per scatenare la violenza. Ma oggi mi pare che molti siano esposti a troppe sollecitazioni e al bombardamento mediatico e restino privi di adeguati strumenti conoscitivi. Non possiamo lasciare soli genitori e insegnanti nel far fronte a questa condizione di ‘tensione continua’ alla quale il mondo globalizzato ci sottopone. Occorre adottare il ‘paradigma planetario’ da parte di ogni istanza (nazioni, religioni, sistema educativo); ma, intanto, occorre evitare che a farne le spese siano le minoranza (etniche, linguistiche o religiose).

Nelle giornate di dialogo interreligioso lo scambio è bilaterale, anche gli altri credo visitano i luoghi di culto cristiani?
Lo scambio è multi-laterale: ciò assicura la più ampia possibilità di comprensione, evitando che si ripetano tensioni bi-laterali. In questo clima cresce una mentalità universalista ove ciascuno, pur orgoglioso della propria identità, cerca di conoscere e capire quella altrui. Faccio infine notare come tutte le fedi abbiano condiviso la scelta del 4 ottobre, giorno dedicato a san Francesco d’Assisi, sia per la denominazione del Forum che per la data fissa ogni anno della Giornata del dialogo. Quindi nessuna preclusione verso il cristianesimo!

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