Published On: Lun, Ott 1st, 2012

Gcr: il camino dei misteri

L’ultimo giallo color camino è di ieri, emerso con la denuncia pubblica del cd scomparso. Un disco di dati relativo alla procedura di valutazione di impatto ambientale del Pai, supporto custodito dall’amministrazione provinciale. L’accaduto è stato denunciato all’autorità competente e il faldone ri-completato con i dati improvvisamente venuti a mancare.

Che attorno alla vicenda dell’inceneritore di Parma ruoti un oscuro disegno di parole non dette è ormai un fatto, assodato anche dalle inchieste in corso su più fronti. Ma chi avrebbe vantaggio dal sottrarre un cd con atti relativi ad una conferenza dei servizi aperta a tanti enti come Comuni, Usl, Arpa, ed altri soggetti pubblici e aziendali? Quale il motivo di pubblicizzare la situazione all’opinione pubblica, come se si volesse sbandierare un atto formale di re-inserimento di dati pre-esistenti e pre-confezionati ormai 4 anni fa? Quale lo scopo di sottolineare che i documenti erano comunque presenti in copia cartacea e sono stati prontamente rimpinguati sul supporto elettronico?

Ora che la battaglia sull’inceneritore si è spostata nelle aule di giustizia i timori delle istituzioni locali che maggiormente hanno sostenuto questa scelta crescono di giorno in giorno. Il silenzio della Provincia sulle tariffe emerse come le più alte d’Italia, nonostante anche in campagna elettorale si sbandierasse il loro netto calo con l’avvio del nuovo forno, è esemplare. Ora più che mai la consegna è quella del mutismo totale sul forno, con annessi passi felpati in attesa dell’agognata accensione, incrociando le dita che non succeda qualcosa prima della natività. Il polo ambientale integrato di Parma doveva essere una pagina aperta e illuminata dal sole di mezzogiorno: nessun segreto, nessun dato nascosto, soprattutto nulla da nascondere all’opinione pubblica.

Chi se la sente ancora di affermare che le cose si sono svolte così? Fitte ombre hanno accompagnato il progetto fin dalla sua nascita, quando il forno aveva genitori sia a sinistra che a destra. L’azienda che ha ottenuto l’appalto senza averne diritto aveva sottoscritto da subito un atto pubblico, ribadito da una delibera del consiglio comunale di Parma, in cui l’impegno formale e concreto era quello di garantire agli interessati tutti i documenti inerenti il progetto del forno. Stupisce tutt’oggi che nonostante questo impegno sia stato disatteso, 853 i giorni di ritardo dalla richiesta del piano economico finanziario, Iren goda ancora di buona salute e nessun gruppo politico abbia mai gridato allo scandalo di un impegno stracciato con veemenza e convinzione, quasi si conoscessero le nulle reazioni che sarebbero seguite.

E’ la stessa Iren che a Reggio Emilia ha dovuto digerire il piano alternativo all’inceneritore ormai spento dal maggio scorso, che quindi, quando occorre, accoglie le indicazioni della politica, senza porre né se né ma. Il camino dei misteri sta proprio qui. In una commistione tra politica e società per azioni, cariche e poltrone, disegni che volano alti sopra gli interessi dei singoli territori, tutto per far tornare i conti di una spartizione matematica di ampie porzioni d’Italia. Fatta anche di strenua distanza con i cittadini, al punto da negare, maggioranza e opposizione compatte, un referendum che doveva far esprimere i parmigiani sul progetto.

Una logica che sta portando il nostro Paese al collasso, mantenendo ignari i cittadini che nelle urne ancora accendono un piccolo lumicino di speranza, nonostante il maremoto in atto, e che di fatto contribuiscono allo sfacelo.

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