Published On: Mer, Ott 31st, 2012

L’eterno ritorno del Cavaliere

di Salvo Taranto

Una conferenza stampa di un’ora e mezza all’indomani della condanna nel processo Mediaset per frode fiscale: uno show che ha riportato la voce e il volto di Silvio Berlusconi nelle case degli italiani come non accadeva da tempo immemore. L’ex presidente del Consiglio ha attaccato a testa bassa, a prima vista spinto più dall’ira funesta che da una nitida strategia, facendo leva sui temi che hanno caratterizzato i diciotto anni della sua avventura politica e della storia di questo Paese. Prima della sentenza milanese, il fondatore del Pdl aveva annunciato la propria intenzione di defilarsi, dicendo pertanto addio all’ipotesi di una candidatura alle prossime elezioni. Ma quei quattro anni di reclusione e i cinque di interdizione dai pubblici uffici che gli sono stati inflitti, hanno spazzato via ogni proposito di cedere il passo.

Rabbioso per ciò che giudica il solito complotto delle toghe rosse ordito ai suoi danni, Berlusconi ha prima fatto trapelare la decisione di riprendere direttamente le redini del partito candidandosi a premier (e affossando le primarie del centrodestra) per poi tornare parzialmente sulla posizione precedente: il padre padrone del Pdl non si candiderà, ma resterà comunque un protagonista che non rinuncerà a far valere il proprio peso per condizionare il futuro politico della nazione. Il Cavaliere, nel corso del proprio intervento, ha sfoderato il linguaggio aggressivo che per anni gli ha consentito di monopolizzare le prime pagine dei giornali, proponendo per l’ennesima volta i cardini di un programma che fatica a tenere distinti elementi “biografici” e interessi nazionali: una riforma della giustizia e della Costituzione, l’abbattimento delle tasse (via l’Imu e qualsiasi imposta sulla casa), una forte limitazione all’uso delle intercettazioni. Tuttavia, Berlusconi è tornato prepotentemente alla ribalta mediatica minacciando soprattutto di togliere l’appoggio al governo tecnico. “Nei prossimi giorni – ha affermato – esamineremo la situazione e decideremo se sia meglio togliere immediatamente la fiducia o conservarla dato l’arrivo delle elezioni”: una dichiarazione, accompagnata ad accuse rivolte al cancelliere Merkel, che potrebbe compromettere tutti gli equilibri politici finora mantenuti, incrinare la fiducia della comunità internazionale nei confronti dell’Italia e mettere fine al periodo sereno vissuto sul fronte dello spread.

Ma al di là di questi rischi, che saranno stati di certo ponderati dall’ex premier, a non convincere è il telaio della nuova strategia berlusconiana che è apparso negli ultimi giorni del tutto (volutamente?) traballante. Il Pdl è conscio del fatto che per non uscire sconfitto dall’esito delle urne occorra dare vita ad una coalizione che sia in grado di inglobare anche i moderati: lo è a tal punto da aver proposto a Monti, in prima battuta, di mettersi alla guida di un fronte che si opponga al centrosinistra. Un’offerta politica che aveva ovviamente solleticato l’interesse di Casini e, più in generale, della galassia del centro. Adesso, però, Berlusconi ha sparigliato nuovamente le carte, complice la collera procurata dalla condanna penale, allontanando inevitabilmente i sostenitori di Monti dal suo progetto politico. Paradossalmente, dato che la Lega non ha mancato di giudicare positivamente la svolta impressa dall’ex premier, il nuovo disegno potrebbe avere come unico risultato l’avvicinamento del Carroccio al Pdl. Quell’Udc che si voleva attrarre a sé e distogliere dalla tentazione di guardare al Pd, si mostra invece anni luce lontana dal nuovo corso berlusconiano.

Perché, dunque, questa incertezza? È davvero possibile che l’abilità comunicativa e la lucidità del Cavaliere siano incrinate dalla pena che gli è stata comminata dai giudici? Difficile crederlo. Molto più saggio, al contrario, pensare che sotto questi attacchi disordinati, dietro le repentine inversioni di marcia, ci sia dell’altro. Qualcosa che il mago o lo stregone dell’ultimo ventennio politico italiano saprà presto estrarre dal cilindro: forse già nelle settimane che precederanno le primarie del Pdl quando a scontrarsi saranno esponenti del partito assolutamente privi del suo carisma. Se la battaglia tra i candidati alla successione dovesse trasformarsi – come sembra al momento probabile – in una lotta tra bande, la dirigenza del Pdl potrebbe chiedere al suo leader di “scendere in campo”. E Berlusconi non si farebbe di certo pregare per tentare la nuova scalata alla presidenza del Consiglio.
Insomma, alimentare il caos nel Paese e nel Pdl per potersi presentare, ancora una volta, come l’uomo della provvidenza e dell’ordine: è questo il senso di una strategia, ambigua solo in apparenza, e molto, molto pericolosa.

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