Published On: Mer, Ott 24th, 2012

Monti ha la batteria scarica: ricaricare

di Marco Mirabile

Mario Monti ha esaurito la sua spinta propulsiva e tentenna in magheggi contabili che ricordano il recente passato bipartisan: lo dimostra questa discutibile legge di stabilità, nella quale figurano operazioni che sembrano andare contro la stessa “bontà a lungo termine” dell’agenda di governo.

Il governo, infatti, si sta indebolendo perché non sta assumendo il rischio di azioni che vadano oltre la squallida ragioneria, e finisce col dover negoziare coi partiti (questi partiti) anziché dettare loro l’ordine delle priorità, come dev’essere compiutamente un vero esecutivo tecnico. Per quale motivo, ad esempio, nella legge di stabilità non compare il taglio immediato dei sussidi alle imprese, come notava due giorni fa Giavazzi sul Corriere della Sera? Intanto, scoppiata la bolla retorica della cosiddetta “agenda Monti”, Pd e Pdl sono risucchiati nel vortice dei loro istinti peggiori, e il centro rischia di condannarsi alla ripetizione di se stesso, cioè un’area paludata votata alla sopravvivenza e al parassitismo. Grillo può invece ordinare casse di champagne.

A questo punto della storia politica del nostro Paese le carcasse partitiche presenti in Parlamento potranno solo peggiorare le non-più-coraggiose azioni di governo, dal momento che oltre all’incapacità ordinaria adesso si aggiunge il peso della modalità elettorale. Nei dettagli: non ci vuole un genio per capire che lo “scambio” Iva-Irpef è un pasticcio contabile di poca sostanza e che non accontenterà nessuno. Per non parlare dello scivolamento verso pratiche deteriori, come la retroattività abbinata al taglio delle agevolazioni fiscali, o l’aumento della tassazione delle riserve assicurative, che altro non è che un’imposta sul risparmio privato; altra cosa discutibile, manutentiva e poco ragionata la misura definita “cieli bui”, quasi un presagio funereo dell’agenda Monti, morta per sfinimento. Da questa sopraggiunta oscurità si può uscire con due opzioni: o Monti fa digerire ai partiti l’amaro boccone delle riforme di sistema che ancora attendono il Paese, o il Pd si candida seriamente alla guida del Paese con un’agenda spregiudicata e sovrana.

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