Published On: Mer, Ott 3rd, 2012

Nonostante tutto: votare

di Marco Mirabile

Che angoscia: stiamo vivendo in diretta il triste collasso della credibilità dei partiti: il primo effetto sarà il rafforzamento dell’astensionismo elettorale. Questo denota oltre alla non partecipazione al voto come forma di protesta o disinteresse, la mancanza di fiducia sui candidati. Eppure siamo pieni di candidati. Molti di noi replicherebbero: “sì, ma sono riciclati, i soli noti, le solite promesse” e via dicendo.

In parte è vero, i fatti sono evidenti, hanno perso tutti da destra a sinistra, dal centro al terzo polo, evidenziando l’inadeguatezza a saper governare.

Rinunciare al voto, disertare le urne è una tentazione ricorrente in tutte le democrazie deludenti. La voglia di stare a casa o andare al mare, a seconda della stagione, scatta quando la politica ha fallito, quando tutte le scelte sembrano, anche se per ragioni diverse, egualmente inutili, quando l’astensione pare il modo migliore per punire i partiti, le loro bugie e le loro promesse mancate.

L’elettore che diserta le urne manifesta il suo malumore ma lancia un segnale ambiguo, senza contorni precisi, e soprattutto contribuisce comunque a un risultato che potrebbe essere molto lontano da quello delle sue preferenze abituali. Dice no alla competizione, ma verrà comunque governato nella sua regione o nel suo paese da un partito o dall’altro.

Attraversiamo un brutto periodo e abbiamo serie ragioni per essere irritati dall’indecoroso spettacolo di una classe politica che non perde occasione per fare sfoggio della sua volgarità e della sua sfrontatezza.

Ma non dovremmo dimenticare che a ogni elettore, in qualsiasi democrazia, accade molto spesso di dover scegliere quello che rappresenta, per la sua cultura politica e i suoi interessi, il “meno peggio”, “turandosi il naso” come disse Indro Montanelli. Chi va alle urne e vota per un candidato o un partito acquista il diritto di richiamare le persone prescelte all’osservanza degli impegni presi durante la campagna elettorale. Privarsi di questo diritto, soprattutto in una fase in cui il Paese è sotto osservazione internazionale per gli equilibri economici e politici d’Europa, è perlomeno imprudente.

Come se non bastasse stiamo vivendo anche la confusione delle candidature, le non-regole delle primarie, la non-legge elettorale, tutte queste esibite incapacità che inducono ognuno di noi a uno spontaneo (isterico) disinteresse, o al menefreghismo, al “tanto sono tutti uguali”.

Eppure, come ho scritto all’inizio, le proposte non mancano. Se evitiamo di farci coinvolgere in deleterie semplificazioni, e se facciamo tutti insieme l’ennesimo grande sforzo di sostituire al livore una più dignitosa e razionale “volontà di scelta”, questa maledetta-benedetta Terza Repubblica potrà partire. Difettosa, claudicante, ma in grado di contenere gli anticorpi necessari all’eliminazione della virulenta partitocrazia. Strada facendo.

Dal malcontento nazionale gli italiani più passionali si rispecchieranno nel nuovo Movimento di Grillo, facendolo diventare la voce trainante della ribellione, il quale nonostante non abbia un programma ben definito, si fa forte di ciò che per tanto tempo la classe politica ha disatteso, ossia trasparenza, partecipazione e ambientalismo. Dall’idea che in politica ci siano i soliti noti, i riciclati e i “matusalemme”, gli italiani si esprimeranno a favore del giovane Renzi, astro nascente della nuova sinistra blairiana, pieno di energia e di proposte, in grado di suscitare un inedito e sano interesse trasversale. Dall’idea che il berlusconismo abbia impoverito materialmente e culturalmente la società italiana e dall’idea che siano da ripensare seriamente le priorità e i beni comuni gli italiani daranno il loro sostegno a Vendola, semi-nuovo leader di un partito che è pienamente di sinistra senza avere però falce e martello nel suo simbolo.

Dall’idea che il paese abbia bisogno di persone qualificate in grado di “aggiustare il sistema nel sistema” gli italiani voteranno, prudentemente, il partito dei moderati, che a questo turno si potrà avvalere della serietà di un già avviato tecnico competente, Monti (se non come Premier, almeno come ministro dell’economia).

Ci saranno anche i candidati dell’ultimo minuto, e potremo avere il privilegio dell’indecisione fino all’aprile del 2013, ma quel maledetto-benedetto giorno converrà a tutti esprimere, se non una preferenza, almeno un’idea, reazionaria o rivoluzionaria, di testa o di pancia.

Qualcuno dice che “gli italiani si lamentano troppo, quindi stanno bene”: dobbiamo smettere di sguazzare in queste contraddizioni. Anzitutto non è vero che stiamo bene, e se alle lamentele facessimo seguire qualcosa di concreto, per esempio votare, ne gioverebbe non solo la nostra reputazione, ma anche il nostro futuro.

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