Published On: Gio, Ott 18th, 2012

Vignalotti: dal “non lo sapevo” al “non lo volevo”

di Diego Gustavo Remaggi

In principio fu Vignazzoli, che il vento di maggio si portò via, tra gli applausi e i cori gioiosi dei 5 Stelle che festanti, sotto mille luci, colori, parole recavano in gloria il loro nuovo vate: Federico Pizzarotti. L’aria di cambiamento sembrava quasi palpabile. Le idee, i programmi, la forza che doveva aiutare il sindaco a sorreggere il peso di un così gravoso compito sembravano solide e integerrime come fossero scolpite nel marmo. Eppure la città è la stessa, il Municipio è lo stesso, le sale, le conferenze, le presentazioni, una difficile, importante eredità da gestire, l’essere sindaco, con centinaia di milioni di euro di debiti. Un sindaco che siede su una sedia già compromessa in partenza, riparata grossolanamente da un commissario di pochi mesi, tramite e nocchiero da una grande Parma di Verdi ad una piccola Parma al verde.

Abbiamo salutato Vignali che sfuggiva alla stampa, entrando quasi di soppiatto nell’inaugurazione del primo grande blocco di Stu Pasubio, rimasto lì, pronto ad essere anch’esso dimenticato. Abbiamo ritrovato quella stessa avarizia di parole nella celata trasparenza di Pizzarotti, così aperto e dedito agli incontri con le penne e gli obiettivi di giornali e tv europee quanto chiuso e silenzioso con i media della sua città.

Una sola delle piccole, ma tante somiglianze.

Già, perché se analizziamo tutto più nel dettaglio ci accorgiamo anche del kartodromo di San Pancrazio, destinato a diventare il primo centro commerciale ad essere inaugurato dalla nuova Amministrazione, che dal “non lo sapevo” di vignaliana memoria ha adottato un più laconico “non lo volevo”, tanto per rimanere al passo coi tempi. E che dire poi di Bernini che, al di là delle vicende giudiziarie trascorse, si è congedato con la storia di un iPad? Pizzarotti, che di tecnologia vive e respira, ha una Giunta – e una maggioranza – che di tablet e social networks ne sa più di tutti, compreso, forse, anche Roberto Bruni (ve lo ricordate?), l’assessore durato un giorno, allontanatosi spontaneamente dopo che qualcuno associò il suo curriculum ad una ditta fallita per sua stessa responsabilità.

Siamo passati da una Giunta che si è deliziata con cene di “champagne e caviale”, ad una che più genuinamente si metterebbe a scaldare due bruschette al fuoco, entrambe però rapite dal fascino di via Farini, dagli aperitivi fino a tardi nel salotto buono della città. Questo mentre, tra ordinanze al sapor di proibizionismo, pattuglie di militari d’ordinanza ispezionano via D’Azeglio e via Garibaldi come sceriffi d’altri tempi.

Ci sono poi i sigilli che Vignali mise per un po’ all’inceneritore e che Pizzarotti ha tentato, invano, di apporre di nuovo e forse per sempre. C’è la minoranza, con il solito Pd che osserva, contesta e cerca di rinnovarsi; c’è anche l’unicità, come gli anni scorsi, di essere un comune diverso dagli altri grandi dell’Emilia, lontano da Delrio, Dosi, Pighi, Merola, parte di una regione unita che proprio qui, proprio a Parma trova un tratto di discontinuità, almeno in Municipio. C’è la Provincia, ancora guidata da Bernazzoli, che tra tagli e “cuciture”, sta ad osservare, silenziosa a pochi metri di distanza.

E poi si arriva anche, e doverosamente al debito. “Ottocentoquarantasei milioni”, titolavamo qualche mese fa, pochi minuti dopo aver ascoltato la relazione di Ciclosi, scopritore di un clima di “degenerazione etica” che ha cambiato la faccia della piccola Parigi e che il neo assessore al Bilancio, Gino Capelli, si è preso la briga di rivisitare e rivedere per conto del nuovo sindaco. Siamo scesi – secondo il nuovo conteggio -, arrivando a seicento, più o meno quelli che Iotti (consigliere Pd) profetizzò un anno fa in quel di Ravadese, sulla cui risonanza, Vignali fece spallucce, dando la colpa al patto di stabilità, sostenendo che, alla fine, era un conteggio “nella media” e che c’erano, in Italia, municipalità messe ancora peggio: mal comune, mezzo gaudio. Tutto bene se non fosse che Pizzarotti ha pronunciato parole quasi simili una settimana fa, sempre parlando di debiti. Tutto bene anche se il primo cittadino si trova spesso a puntare l’indice contro il predecessore: Pizzarotti contro Vignali e Vignali contro Ubaldi.

“Alcune decisioni dell’ultima amministrazione hanno prodotto grossi danni alla città”, una frase veritiera, forse, che associa da aprile, quando Vignali la scrisse alla stampa, il pensiero di entrambi i sindaci, il nuovo e il vecchio, entrambi presi a lottare contro le paure del passato. E in tutto questo anche i 5 stelle iniziano forse a cambiare, a rendersi conto che il tempo e i piccoli passi che stanno facendo, in città, come nel Paese, possono segnare davvero la storia, come fecero nel bene e nel male i “vecchi” partiti. Non è un caso che Marco Bosi, in tv, ai primi d’ottobre, ha iniziato un suo intervento esclamando: “Io da politico…”

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