Published On: Mer, Nov 14th, 2012

22 dicembre 2012 e la civiltà Maya: cambiamento, non tragedia

di Capo Petrone

La civiltà Maya, come anche le altre civiltà che sono nate e si sono sviluppate nel Centro America, sono ancora ammantate da un alone di mistero. Poche le scritture tramandate, soprattutto quelle che riguardano presumibilmente l’inizio della loro civiltà, che da molti studiosi viene datata nella seconda metà del quarto millennio avanti Cristo. Sappiamo che i Maya eccellevano nelle scienze, in particolare l’astronomia e la matematica, tanto che sono stati in grado di calcolare con una precisione impressionante la durata dell’anno solare, (che era di 365,2420 giorni), e del mese lunare (di 29,51). Oggi l’anno solare viene calcolato in 365,2422 e il mese lunare di 29,53 giorni.

Alla luce di questi risultati, tenendo conto che non disponevano certo delle nostre conoscenze e tantomeno delle nostre tecnologie, non possiamo che rimanere attoniti di fronte a queste loro capacità di osservazione e di calcolo. Quindi non meraviglia che i Maya abbiano costruito un calendario dal meccanismo pressoché perfetto, né che siano stati in grado di proiettare questo calendario nel futuro, prevedendo gli anni, le fasi lunari e le stagioni, o anche fenomeni come le eclissi del Sole. Inoltre, per la profonda incidenza della religione, che connotava massimamente il loro vivere quotidiano, trovarono nei calcoli astronomici, dei quali i loro sacerdoti erano depositari, anche indicazioni di carattere esoterico e magico.

Un altro popolo, gli Egizi, la cui civiltà non supererebbe di molto l’età di quella dei Maya, erano altrettanto portati alla scienza astronomica, tanto che oggi si continuano a scoprire particolari sorprendenti sulla loro capacità di collegare importanti eventi e grandi opere alla posizione di particolari costellazioni. Ad esempio, la collocazione delle piramidi nella Piana di Giza ricalca misteriosamente la disposizione delle stelle della costellazione di Orione. E’ certamente impossibile pensare che sia solo un caso: verosimilmente questa costellazione doveva avere un significato, poiché ha attirato il loro interesse, tanto da farne una “guida” per la disposizione delle piramidi. Sono però illazioni fantasiose la presunta provenienza degli Egizi da un pianeta di questa costellazione, o la presenza di individui alieni, intervenuti per costruire le piramidi, formando e posizionando blocchi di pietra di varie tonnellate. Sappiamo tuttavia che anche gli Egizi avevano una religione profondamente sviluppata, di grande respiro esoterico.

In ogni modo, possiamo dire con certezza che come il progredire di molte civiltà ha portato a grandi conquiste nel campo dello scibile umano, così le stesse civiltà hanno sempre dovuto affrontare anche disastrose calamità, così come avviene anche ai nostri giorni. Queste sono state interpretate, nell’antichità, come castighi divini; solo più tardi vennero ritenuti eventi provocati dal costante assestamento geofisico di ogni pianeta “vivo”, come è anche la nostra Terra. L’uomo, poi, ha aggiunto del suo, con inquinamenti, disboscamenti selvaggi, effetti serra, esperimenti nucleari e quant’altro, che a volte hanno costretto la Natura a prendere delle “contromisure”, naturalmente e per fortuna, con tempi molto lunghi. Tuttavia il conto, prima o poi, viene presentato, a noi o magari ai nostri incolpevoli discendenti.

Sappiamo che ogni epoca è stata funestata da particolari eventi, naturali o provocati; in ogni epoca l’umanità ha affrontato, affronta e affronterà in futuro anche grandi calamità, dovute a fenomeni naturali. E quelle che hanno affrontato i popoli Maya, gli Egizi e tanti altri, nella loro epoca, non sono poi così differenti da quelli che, talvolta, anche noi siamo chiamati ad affrontare. Sul “come” le hanno affrontate sta la differenza: in loro c’era una maggiore spiritualità, una maggiore percezione del “divino”, di forze misteriose da rispettare, sia che fossero consolatorie, oppure immanenti e minacciose. Ogni evento abnorme, come un terremoto, un “sunami”, un’alluvione, un meteorite che colpiva la terra, una invasione di locuste, una terribile pestilenza, un devastante tornado, era a quei tempi vissuto come il castigo di un dio adirato dalle colpe degli uomini. Inoltre, in mancanza di ogni collegamento con altri insediamenti umani, una inondazione che colpiva una popolazione e la distruggeva quasi completamente, non poteva che essere ritenuta come “un diluvio universale”, ignorando che presso altre civiltà, in luoghi del tutto irraggiungibili, quindi “inesistenti”, questo evento poteva non essersi verificato. (continua…)

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  1. Anonimo ha detto:

    […] non tragedia (seconda parte) Inserito da Diego il mercoledì, 21 novembre 2012Nessun Commento (continua…) Abbiamo finora parlato di eventi disastrosi: in effetti, si dice, fa più rumore un albero che […]

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