di Capo Petrone

(continua…) Abbiamo finora parlato di eventi disastrosi: in effetti, si dice, fa più rumore un albero che cade, che non un’intera foresta che cresce; così come l’energia del Sole che irradia la Terra, milioni di volte superiore alla più potente bomba atomica costruita dall’uomo, non viene percepita come evento straordinario, eppure lo è. Le foreste che crescono, l’energia del sole, il vapore acqueo che sale nell’atmosfera e tanti altri fenomeni naturali, passano quasi ignorati, perché si ripetono ogni giorno, in ogni epoca; garantiscono la vita sui pianeti come il nostro, nella più ampia accezione del termine.

Per questo, quando si parla di eventi straordinari, di cambiamento epocale, il nostro pensiero va subito ad immaginare accadimenti catastrofici; e poiché, malgrado tutta la nostra razionalità, il comportamento dell’Umanità nel suo complesso non porta certo a giudizi positivi, ecco che in noi emergono paure ancestrali che ci fanno temere quasi sempre un incombente castigo, non certo un vantaggio.
Tutta la nostra razionalità, di fronte al nebuloso contenuto di una centuria di Nostradamus, o a fantasiose interpretazioni su un pure complesso e geniale calendario maya, non è sufficiente a rassicurarci del tutto che non si verifichi un evento catastrofico, di fatto imputabile sempre e solo alla casualità evolutiva del nostro pianeta, (oltre che alla presunzione e alla stupidità umana); comunque, nel caso degli eventi naturali, del tutto imprevedibile. Riferendoci al calendario maya, che pone un misterioso punto di “cambiamento” alla data del 21 dicembre 2012, gli stessi sacerdoti che lo hanno calcolato non erano evidentemente in grado di prevedere eventi di ampia e tragica discontinuità, tra tutti, quello del tramonto della loro stessa civiltà. In ogni caso, il presunto evento che si dovrebbe verificare potrebbe essere attribuibile a qualcosa di positivo, non devastante, che comunque riguarderebbe la storia presente o futura della popolazione Maya, circoscritta al loro territorio. Si immagini, per esempio, che avvenga in territorio Maya, un evento straordinario, come l’apparizione di alieni da un altro pianeta (siamo in tema di ipotesi fantasiose): il territorio verrebbe sconvolto, non da un terremoto, ma da un improvviso interesse del mondo intero che cambierebbe la vita degli abitanti.

Oggi, nel nostro mondo mediatico, dove ogni notizia deve assumere contorni da “scoop” per farsi leggere, molti giornalisti e divulgatori pseudo scientifici fanno a gara per montare un caso eclatante, utilizzando con molta fantasia e anche abilità, spesso con l’imbroglio creato con un computer, notizie non provate, solo ipotesi, falsi fotografici, oppure testimonianze di persone alle quali viene offerta l’unica opportunità della loro più o meno piatta vita, di un momento di celebrità.

Sia chiaro che siamo in molti ad essere del tutto convinti dell’esistenza di moltissimi altri pianeti abitati, con civiltà contemporanee alla nostra, oppure nate anche millenni prima della nostra, senz’altro con possibilità tecnologiche e mentali superiori alle nostre e quindi in grado di muoversi, anche con adeguate tecnologie, e non solo, entro limiti più o meno estesi, fuori dal loro sistema planetario. Quindi, per estensione, crediamo nella possibile presenza di altre civiltà aliene in altri pianeti dell’Universo. Semmai ci chiediamo se la loro civiltà, che si è tecnologicamente sviluppata in misura tale da consentire viaggi interplanetari, porterebbe a noi un vantaggio tecnologico o, al contrario, una forma di rapporto conflittuale che ci vedrebbe assolutamente perdenti, con conseguenze disastrose per la nostra stessa civiltà, anzi per la nostra stessa esistenza.

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