di Giorgia Fieni
Se il vino segue una via che lo porta dalla corposità alla leggerezza, il cibo si sta muovendo verso il chip & chic. Ovvero si sposta dall’alta cucina alla cucina alla portata di tutti, pur rimanendo fedele ai dettami delle gastromode. Abbiamo infatti imparato che con molta buona volontà, una ricerca su internet o in libreria e l’attrezzatura adatta possiamo trasformare le solite pietanze in novità assolute, e non portare in tavola più volte la stessa ricetta semplicemente variando un ingrediente o la presentazione.
E questo concetto è diventato familiare anche agli chef, i quali anziché “per pochi” sono diventati “per tutti”: aprono le loro cucine, si mostrano in televisione, scrivono manuali, istituiscono corsi per insegnare a tutti la propria esperienza e ritornano a parlare di menu e non di carta, ovvero offrono un filo conduttore col quale districarsi nelle loro complesse preparazioni.
Su questa stessa logica si muove il passaggio del cibo dall’aperitivo al brunch. Fino a pochissimo tempo fa ci si ritrovava tutti stipati in piedi al bancone di un bar per arraffare noccioline e patatine con una mano mentre con l’altra si teneva ben saldo un cocktail, oggi si preferisce incontrare amici e colleghi comodamente seduti, tra le 10 e le 16, davanti ad una vasta scelta tra dolce e salato, caffè e vino, senza farsi mancare ovviamente una bottiglia d’acqua, rigorosamente non minerale ma filtrata. Il tutto in linea con le nuove regole del light, che non significa più solo a basso regime calorico, ma anche ecocompatibile, a km zero e nutrizionalmente equilibrato (cotture a bassa temperatura o sottovuoto che ne mantengono inalterate le proprietà, spezie che danno sapore e favoriscono la digestione).
Ma soprattutto, il cibo si sposta in tutti gli orari della giornata. Ovvero, forse dovremo dire addio a colazione, pranzo e cena e dare il benvenuto invece al “mangio quando ho fame”. Il che potrebbe essere nefasto per chi segue una dieta (tentazioni a tutte le ore), ma positivo per chi opera nel mondo della gastronomia, in quanto si dovrebbe moltiplicare l’offerta: più locali, fornai che si alternano coi pasticceri, coi cuochi e coi barman nella stessa cucina, una clientela che cambia continuamente ma che non abbandona mai i tavoli.
La domanda a questo punto è: ma in tutto questo bailamme il cibo riesce comunque a mantenere i suoi sapori o anche questi stanno cambiando? La risposta nella prossima puntata.

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