Published On: Mer, Nov 7th, 2012

Gli investimenti finanziari tra crisi dell’euro ed elezioni USA

di Carlo D’Aprile

A quattro anni dall’inizio della crisi finanziaria, gli investimenti privati e professionali, così come le visioni politiche, oscillano tra la speranza e la paura. La stabilizzazione della crisi dell’euro ha lanciato programmi di austerità che hanno gettato gran parte dell’Europa in una fase recessiva che minaccia la crescita economica globale. Interventi massicci dalla Banca Centrale Europea e della Federal Reserve statunitense fomentano la paura di un aumento dell’inflazione anche se da entrambe le sponde dell’Atlantico vi sono i primi segnali positivi.

Gli analisti sono attualmente d’accordo su un punto: non è consigliabile ora investire in titoli di Stato tedeschi o statunitensi, rifugio sicuro degli investitori istituzionali negli ultimi anni, i cui tassi si attestano su valori così bassi che gli investitori rischiano di perderci al netto dell’inflazione.

La situazione del mercato azionario si profila invece aperta. Il Fondo Monetario Internazionale ha recentemente tagliato le sue previsioni per la crescita economica globale, stimandola a un +3,3%. Questo significa che, sul versante europeo, l’esportazione tedesca rischia di cadere nel vortice della crisi europea, dimezzando le previsioni di crescita per il 2013 dal 2 a 1%. Il valore delle azioni ne risentirebbe in negativo e molte aziende dovranno rivedere le loro previsioni sugli utili. Anche il mercato azionario statunitense si trova in serio pericolo, e questo impegnerà sia i democratici che i repubblicani dopo le elezioni a trovare rapidamente un accordo sulle misure per ridurre il debito pubblico, emanando leggi speciali, con uno scenario di aumenti d’imposta automatici e di tagli alla spesa pubblica. Questa tesi è stata fatta propria dalla Cancelliera Merkel, la quale ha affermato che per i prossimi 5 anni non si potrà scorgere la luce in fondo al tunnel (della crisi), luce che Monti aveva già pronosticato di vedere nel 2013.

Esistono però altre correnti di pensiero: alcuni economisti americani non si aspettano alcun calo significativo dei prezzi e date le basse rese dei titoli di Stato le azioni resteranno prodotti finanziari interessanti. Ciò è supportato da un dato europeo che mostra come le società industriali nei paesi in crisi abbiano già aumentato la loro produzione in modo considerevole, con un 1,3% in Spagna, 1,7% in Italia, 2,5% in Grecia e 6,8% in Portogallo. Negli Stati Uniti inoltre il tasso di disoccupazione è leggermente aumentato al 7,9% in ottobre, ma in compenso sono stati creati nuovi posti di lavoro. Il prezzo delle case è lievemente diminuito e questo aumenta la fiducia dei consumatori, che con il loro potere d’acquisto rappresentano il 70% della produzione economica.

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