Published On: Mer, Nov 7th, 2012

Grillo nuota, Di Pietro affoga

di Marco Mirabile

Se Di Pietro ha rappresentato il voto di protesta nel decennio scorso, possiamo tranquillamente affermare che di questi tempi il testimone sia passato nelle mani di Grillo. Ed è proprio nel segno di questa continuità che Grillo ha voluto “candidare” Di Pietro come presidente della Repubblica, suscitando non pochi interrogativi.

Prima cosa vien da chiedersi se una candidatura a quella carica sia da parte di Grillo un’attestazione di stima e non un insulto, dato che negli ultimi mesi entrambi hanno detto di tutto e di più sulla prima carica dello Stato. E se Di Pietro facesse il presidente della Repubblica, come sarebbero i discorsi di fine anno?

Al di là degli attestati di reciproca stima tra i due a uso della stampa, stiamo assistendo alla ripetizione di un classico della politica: un leader ormai finito di un partito in disfacimento (mortale fu la puntata di Report) si getta, consapevole, nell’abbraccio di un astro nascente, portandogli quello che rimane dei suoi fedelissimi e dei suoi voti: non sembra esserci nulla di nuovo, è un film già visto e stravisto fin dai tempi d’oro della Democrazia Cristiana. Se al cittadino, come direbbe Di Pietro, si insegna che per essere bravi amministratori della cosa pubblica basta essere onesti e rispettosi della legalità, e che le competenze, le capacità, le strategie per realizzare i programmi, insomma “la politica” vengono dopo e debbono quasi scusarsi di esistere, allora bisogna anche essere preparati al fatto che può arrivare da un momento all’altro il famoso “puro” pronto ad “epurare”. A chiunque non sia del tutto preso dalla frenesia antipolitica, però, risulta chiaro che, al contrario, onestà e legalità, quando non vengono usate come una clava sul groppone degli avversari, ma vengono considerate premessa indispensabile della vita di un Paese democratico, possono (e dovrebbero) essere condizione necessaria per affrontare i compiti di governo, ma non sono e non possono essere sufficienti, da sole, a garantire che tali compiti vengano svolti nel migliore dei modi. Se per Di Pietro e Grillo vale la regola che “a mali estremi si applicano estremi rimedi”, ricordiamo quanto diceva Croce, ossia che “il politico onesto è il politico capace”.

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