Published On: Mer, Nov 14th, 2012

FOCUS – La mia banca è indifferente

di Salvo Taranto

Se esiste una parola che accomuna il recente passato di Banca Monte, il suo faticoso presente ed un futuro sempre più incerto, è “silenzio”. Un silenzio, snervante e colpevole, che abbandona a se stessi centinaia di dipendenti. Uomini e donne che, in questi mesi, hanno stretto la cinghia con dignità e senso di responsabilità. Lavoratori che hanno caricato sulle proprie spalle il peso di errori altrui impedendo il tracollo di una banca che aveva sempre rappresentato un vanto della città di Parma e del territorio: una di quelle istituzioni che per secoli (venne fondata nel 1488 su sollecitazione del beato Bernardino da Feltre) è stata annoverata tra i templi della parmigianità. Adesso, invece, Banca Monte è un’orchestra che, pur non volendo smettere di suonare, si ritrova ad essere diretta da maestri lontani. E la musica, ovviamente, non può che risultare stonata.

PASSATO: La prima nota spiacevole riguarda il passato. Il 13 luglio scorso, la maggioranza dei soci di Banca Monte Parma, avrebbe votato l’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Alberto Guareschi: l’uomo, eletto nel 1998 nelle liste di Forza Italia, (ambiva alla carica di presidente del Consiglio ma gli fu però preferito Giovanni Paolo Bernini: in compenso, divenne presidente onorario del Parma calcio) che fu a capo dell’istituto di credito dopo il crack Parmalat, dal 2004 al 2010. All’età di 39 anni, senza precedenti esperienze bancarie, Guareschi si ritrovò presidente dello storico istituto parmigiano concludendo la propria parabola con le dimissioni. Non sarà forse sfuggito, poche righe fa, l’uso del condizionale riferito all’azione di responsabilità. Ad oggi, infatti, il gruppo Intesa, non ha mai rilasciato in proposito una comunicazione ufficiale. “Noi ne abbiamo avuto notizia dalla stampa a luglio dopo un po’ di tempo che chiedevamo risposte, – confida Stefano Fornari della Fisac Cgil – ma non abbiamo avuto alcuna comunicazione ufficiale: è evidente che per noi questo aspetto, pur riguardando la gestione passata, è importante dal punto di vista dell’equità e della giustizia, perché se ci sono stati dei gravi errori, vogliamo che questi vengano perseguiti”. “Non è pensabile che paghino sempre e solo i lavoratori – sottolinea – e questo deve essere un punto di partenza per una gestione più etica. Chi gestisce le aziende di credito commettendo errori deve essere chiamato a risponderne”. Insomma, a distanza di mesi da quella calda riunione svoltasi a Palazzo Sanvitale, non vi è alcuna certezza riguardo al fatto che Guareschi abbia seguito la sorte del direttore generale Roberto Menchetti, oggetto di un’azione di responsabilità nel giugno del 2011.

PRESENTE: Il silenzio però, come già accennato, non accompagna solamente il passato ma ammorba anche il presente. Il destino di Banca Monte viene infatti scritto soprattutto lontano da Parma. Anche a Roma, dove il governo tecnico si è reso protagonista di una delle vicende meno gloriose della propria esperienza politica: quella degli esodati. Un pasticcio che riguarda anche dei dipendenti dell’istituto, lavoratori in sospeso che sopravvivono nella terra di nessuno dal mese di aprile: “La situazione che si è creata è molto grave. Abbiamo una trentina di persone – racconta Fornari – che sono uscite e dovevano accedere ad un ammortizzatore sociale di settore ma che, a distanza di nove mesi (quando venne concordato il passaggio ad Intesa, n.d.r.), non hanno ancora ricevuto alcuna comunicazione di accesso e neppure un euro, nessun assegno di sostegno al reddito”. “In questo momento – prosegue l’esponente sindacale – non hanno neanche la certezza che le loro richieste siano state prese in carico e accolte rispetto al diritto di maturazione della pensione e di accesso al fondo. Sono ancora in una fase più che iniziale rispetto al percorso che dovevano fare”. C’è da chiedersi, dunque, dove occorra rintracciare le cause di questo assurdo ritardo che costringe decine di famiglie a tremare nell’ansia: “Le responsabilità – a detta del sindacalista – sono da ascrivere a normative farraginose varate dal governo Monti, nella gestione degli enti previdenziali ma anche nel gruppo Intesa nell’inoltro non tempestivo delle pratiche. Ci risulta infatti che vi sia un forte ritardo nel fornire agli enti i dati”. Uno stallo che mette in grandi difficoltà persone “per le quali – sostiene Fornari – bisogna trovare in tempi brevissimi delle soluzioni di salvaguardia che l’azienda non ci ha finora concesso. Bisogna anche contemplare l’ipotesi di un reintegro in servizio qualora non si arrivi alla fine di questo percorso con un reddito che le accompagni alla pensione”.

FUTURO: Le preoccupazioni si stagliano anche sul futuro. La ristrutturazione delle banche inserite nel gruppo Intesa, l’accorpamento delle varie realtà sotto un unico marchio – eventualità prefigurata dall’ad di Intesa,Enrico Cucchiani, a luglio – potrebbe svilire il ruolo di Banca Monte sul territorio facendo venire meno il sostegno a famiglie e imprese locali, nonché la specificità dell’istituto. “C’era stato assicurato che la banca avrebbe mantenuto la sua entità di marchio e la sua struttura: oggi però vi sono forti dubbi a riguardo. Banca Monte – conclude il sindacalista della Cgil- deve essere un patrimonio che, chi ha la responsabilità di preservare il presente e il futuro di questo territorio, non può dimenticare. L’attenzione, in questo momento, ci pare però piuttosto bassa”.

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