Published On: Mer, Nov 14th, 2012

Legge elettorale, tempo scaduto

di Marco Mirabile

Nel gioco degli scacchi, quando un giocatore ha pochissimo tempo per fare le sue mosse, si dice Zeitnot. Anche la politica italiana è finita in Zeitnot. E che ormai si stia solo pasticciando nessuno può dubitarne. Non c’è uno che sia uno che abbia mai proposto una legge elettorale che rispondesse a un qualsiasi criterio che non fosse la convenienza. Ogni giorno vengono presentate nuove proposte e prospettati nuovi modelli. Ma sono solo cortine fumogene per rabberciare qualche modifica all’attuale legge che convenga alle sbandate truppe della destra (Pdl, Lega, Udc) e consenta loro, se non di governare, almeno di impedire che altri governino. Non dimentichiamolo: il porcellum fu una legge ispirata dai sondaggi ed elaborata ad arte per impedire al centrosinistra di governare. Esattamente quello che si vuol fare adesso.

Intanto Grillo sembra prendere appunti dalle lotte Radicali, e nel suo blog se la prende con l’Ue (“c’è del marcio a Bruxelles”), rea, secondo lui, di non far valere il principio di stabilità delle leggi elettorali, quello per cui non vanno modificate nell’anno che precede il voto. Ma fa confusione: questo principio non è stato elaborato all’interno dell’Unione europea bensì dal Consiglio d’Europa e richiamato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Il marcio, dunque, sarebbe semmai a Strasburgo, e non nella capitale belga. Comunque sia, va ricordato che i Radicali furono gli unici a battersi per il rispetto di questo principio: alle Regionali del 2010, alle Europee del 2009, alle Politiche del 2006, e anche oggi, con l’azione nonviolenta di Maurizio Turco, in sciopero della fame dalla mezzanotte del 18 settembre, non solo per la legge elettorale, ma anche per la calendarizzazione e il voto sulla legge applicativa per la democrazia interna ai partiti (articolo 49 della Costituzione), e per la revisione dei procedimenti pre-elettorali.

La cosa triste è che anche chi avrebbe convenienza elettorale a richiamarsi al consolidamento della democrazia a una qualche rispondenza a principi riconosciuti perfino da Russia e Turchia in seno al Consiglio d’Europa (vedi Pd), preferisce invece sedersi al tavolo dei bari. “La verità – come dice l’on. Turco – è che l’intero procedimento elettorale e pre-elettorale italiano è connotato da illegalità, dal sistema di voto alle modalità di accesso alle elezioni sino alla campagna elettorale vera e propria. Per fortuna ci stanno risparmiando la fiera dell’ipocrisia e, come se nulla fosse, tant’è che nessuno glielo fa notare; ciascun soggetto costituente il regime partitocratico, con la scusa che le proposte altrui sono finalizzate a far fuori l’avversario, in realtà sbandiera le ragioni delle proprie convenienze. Nello stendere i panni sporchi della partitocrazia non vien fuori uno straccio di convinzione”.

E come si può uscire da questo pasticcio? Innanzitutto riconoscendo che qualsiasi cosa venga fuori a questo punto non solo non sarebbe la migliore legge possibile, ma sarebbe probabilmente la peggiore. Fare una legge elettorale a fine di legislatura (come avvenne con il porcellum) è sempre una pessima idea: inevitabilmente prevalgono la fretta e l’opportunismo. Ogni forza politica punta al proprio tornaconto e anche per questo non si valutano le conseguenze e si commettono svarioni tecnici e costituzionali.

Se un anno fa in Parlamento si fosse trovato quel minimo di convergenza e di onestà intellettuale da parte di tutti, come voleva Napolitano, sarebbe stato possibile. Ma non è andata così. Non era mai stata intenzione del centrodestra mettere mano a una legge che facesse vincere il migliore.

Allora cosa fare? Due semplici mosse: primo, chiudere il tavolo delle trattative e prendere atto che quando si voterà, a fine legislatura o prima, sarà con questa legge; la nuova nascerà nel prossimo Parlamento. Secondo, imporre da subito che venga approvata la riforma costituzionale per il dimezzamento (o quasi) del numero dei parlamentari. Si può fare in 24 ore e, passati i tre mesi costituzionalmente richiesti, in altre 24 ore. Il dimezzamento dei parlamentari nelle varie circoscrizioni, unito alla soglia di sbarramento, avrebbe anche il vantaggio di aumentare l’effetto maggioritario del sistema: le più grandi circoscrizioni passerebbero da 40 a 20 deputati e le più piccole da 10 a 5. Chi in Parlamento, in un momento come questo, si rifiuterebbe di por mano a una delle riforme più attese e più richieste dai cittadini, cui peraltro era stata ripetutamente promessa?

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