Published On: Mer, Nov 14th, 2012

L’importanza del ph corporeo

di Elisa Cardinali
Nell’ambito dei suoi processi metabolici l’organismo produce continuamente acidi nei propri tessuti. Questi vengono neutralizzati da dei sistemi tampone e successivamente espulsi attraverso i reni, i polmoni e la pelle. L’alimentazione attuale purtroppo ci regala una marea di alimenti acidificanti come paste, dolciumi, cereali raffinati, bibite, sottaceti, panini, carne, formaggi e uova. Poiché la capacità tampone è limitata s’instaura spesso una condizione d’iperacidità cronica che può compromettere seriamente le funzioni vitali dell’organismo portando a malattie come osteoporosi, gastrite, disturbi del sonno, allergie e disturbi articolari. Anche stati come lo stress e l’ansia aumentano l’acidità corporea. Assumendo alimenti basici è possibile invertire la rotta. Ma come si distingue un cibo acido da uno basico? E come si fa a tenere sotto controllo se abbiamo un eccesso d’acidità? Due strumenti, non molto conosciuti e diffusi, si rivelano particolarmente utili. Per verificare il PH basta utilizzare delle strisce reattive per il PH urinario, acquistabili in farmacia, e misurarlo per qualche periodo almeno 5 volte al giorno (prima e dopo colazione, prima e dopo pranzo, e prima di dormire): misure di PH superiori a 7 indicano normalità, misure inferiori a 7 sono indice di uno stato d’acidosi. Per sapere se un alimento è acido l’unità di misura utilizzata è il PRAL (Potential Renal Acid Load): più il valore del PRAL è positivo più l’alimento è acidificante, più il PRAL è negativo più l’alimento avrà un effetto alcalinizzante. Sono disponibili sia in rete che in letteratura diverse tabelle che elencano il PRAL degli alimenti: ad esempio formaggio e uova sono tra quelli con il PRAL più elevato e quindi tra i più acidi, mentre frutta, verdura e l’acqua minerale hanno un valore negativo che ne fa tra gli alimenti più basici. Questo non vuole dire che le proteine vanno escluse dalla nostra alimentazione, ma che è bene bilanciarle, ovvero associarle a frutta e verdura per ristabilire l’equilibrio acido-base, piuttosto che a cereali e farinacei che generano anch’essi un residuo acido. Per rispettare un buon equilibrio acido-base, il nostro piatto dovrà essere composto per circa il 70% da frutta e verdura e per il restante 30% da proteine magre. Se però l’equilibrio acido-base è compromesso è utile integrare l’alimentazione con miscele basiche meglio se di origine vegetale. Ad esempio la polvere d’asparago e l’alga spirulina sono due complementi estremamente efficaci per depurare e rigenerare un organismo in stato d’acidosi latente.

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