Published On: Mer, Nov 7th, 2012

Mercato del lavoro: provincia in crisi. Vacilla anche l’export

di Brunella Arena

Il 2012 è stato un anno nero per il mercato del lavoro: aziende che non assumono o, peggio ancora, licenziano o chiudono, contratti che diventano sempre più precari e dal tempo indeterminato si passa ad una miriade di soluzioni dove il part time è la più auspicabile, settori che registrano cali vertiginosi. In un quadro tale, iniziato nel 2011 e tuttora in corso, Parma non fa differenza: è di qualche giorno fa il resoconto dell’Osservatorio del mercato del Lavoro della Provincia di Parma riguardante il mercato del lavoro dipendente in provincia di Parma con dati aggiornati al 30 giugno 2012.

Lo studio inquadra la situazione del primo semestre del 2012 quando i segnali di crisi dovuti a una nuova fase recessiva internazionale si sono aggravati fino a far cedere anche un settore come quello manifatturiero: nel primo trimestre 2012 la variazione tendenziale del valore delle esportazioni dei prodotti delle attività manifatturiere era pari al 9,7%, nel secondo trimestre è arrivata ad azzerarsi(0,1%). La crescita “reale” dell’export – si legge nello studio – è stata inferiore: nel primo trimestre 2012 vi sarebbe stata una variazione congiunturale appena dello 0,4% seguita, nel secondo trimestre, da una vera e propria caduta rispetto al trimestre precedente (-4,7%).

Un dato simile si rivela particolarmente preoccupante perchè, fino ad oggi, il settore dell’export era stato in grado di risollevare la situazione e limitare, o perlomeno ritardare, gli effetti della crisi nazionale. I numeri si traducono in parole molto precise: già a partire dal primo trimestre di quest’anno la richiesta di manodopera, e quindi gli avviamenti al lavoro, manifatturiera avevano subito un calo (iniziato già nel secondo semestre del 2011) che si è protratto fino a produrre una significativa distruzione di rapporti di lavoro dipendente. Nel primo semestre del 2012 i dati registrano una perdita di 821 unità di cui 522 appartenenti al settore manifatturiero. E il dato si aggrava ancora di più se si inserisce nel quadro generale del settore industria: alle 522 unità del manifatturiero vanno aggiunti 508 posti di lavoro persi nel ramo costruzioni e 49 nelle industrie energetiche per un totale di 1.079 rapporti dipendenti persi. Le perdite occupazionali che si susseguono, a grandi numeri, nel settore industriale sono di carattere permanente e, dal momento che non si vedono segnali di ripresa nel settore, è molto improbabile che negli anni la situazione di disoccupazione possa migliorare con il reinserimento nel mercato del lavoro della manodopera industriale eliminata adesso.

A perdere il posto di lavoro sono in maggioranza gli uomini, maggiormente la percentuale meno scolarizzate: il 76% dei rapporti di lavoro alle dipendenze perduti nel primo semestre 2012 sono prevalentemente maschili, -624 unità per gli uomini a confronto di un -197 per le donne. E la scelta cade sui lavoratori con più di 30 anni, questo ha generato, nel primo trimestre dell’anno, un incremento del 15,9% di iscritti alle liste di mobilità, che è diventato un 44,2% nel secondo trimestre del 2012.
Un fenomeno già grave di per sé che peggiora con il fatto che il 56,7€ degli iscritti a queste liste sono maschi e che il 56,2% ha un’età superiore ai 39 anni. Il dato risulta particolarmente preoccupante perchè vuol dire che alla disoccupazione dei figli, derivante dalla mancata crescita, si aggiunge quella dei padri causata dal licenziamento.

Non si salva nessun settore e anche quello alimentare, che a Parma e provincia è sempre stato molto saldo, rischia di perire sotto la riduzione dei consumi da parte delle famiglie prevista per l’anno in corso e per il prossimo. E anche un settore che aveva dato forti segni di ripresa, creando addirittura occupazione, il terziario allargato che comprende commercio, alberghi e ristoranti, ha visto crollare, nel primo semestre e nel secondo del 2012, la domanda di lavoro dipendente.
Tempi bui anche per l’occupazione nel settore del welfare (servizi alla persona, sociali, culturali e istruzione) dovuti ai tagli dei comuni, questo significa anche vanificare anni di studi per ragazzi che hanno compiuto studi sociologici, umanistici, pedagogici o psicologici. Parma era finora riuscita a tenere più basse delle medie nazionali, e regionali, le percentuali di della disoccupazione giovanile ma stando così le cose è difficile che possa resistere alla nuova fase recessiva del 2012.
Da non sottovalutare anche le nuove tipologie contrattuali che aumentano i tassi di precarietà: nell’ultimo periodo, mentre i rapporti di lavoro alle dipendenze hanno subito una perdita di 821 unità, si è registrata una crescita di 226 unità per i rapporti a tempo parziale (non intermittenti) e di 781 per quelli intermittenti (a tempo pieno e a tempo parziale) per un totale di -1.827 rapporti di lavoro a tempo pieno (non intermittenti).

Da sottolineare che in una situazione simile, il part time involontario è l’unico modo per evitare il licenziamento, mentre i contratti a chiamata alzano i dati di avviamento al lavoro: nel primo semestre del 2012 sono aumentati del 48,5%. In aumento anche il ricorso alla casa integrazione straordinaria, situazione che può risolversi in due casi: le migliaia di posti di lavoro a rischio possono passare al licenziamento collettivo o alla mobilità individuale.
Un andamento simile a quello descritto nel rapporto comporterebbe un aumento della disoccupazione provinciale, una previsione non così lontana se si tiene conto del fatto che il governo italiano ha previsto un’ulteriore decrescita per il Paese pari al -2,4% e un’ulteriore crescita negativa per il 2013.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Leggi Zerosette online

Edizione dal 25-11 allo 08-12-20




Video Zerosette