Published On: Mer, Nov 28th, 2012

Primarie del centrosinistra: l’usato sicuro contro il nuovo

di Diego Remaggi

L’avevano presa come un gioco, anche se alla fine un gioco non è stato. Cinque “supereroi”, cinque visioni del centro sinistra, cinque tipi di votanti, dal palco di X Factor a quello dello stivale. Sono arrivati in più di tre milioni ai seggi, sostenendo code, sopportando maltempo e traffico, ma hanno votato. Una giornata di “bromuro sociale” – come definita Beppe Grillo – che nelle attese avrebbe anche potuto decretare il nuovo leader della sinistra, se non fosse che nelle attese c’erano già gran parte delle sensazioni, dei commenti, delle dichiarazioni del giorno dopo. Insomma, c’erano tutti i presupposti per un testa a testa: e tale è stato, con Bersani che ha nuovamente “non vinto” (ma anche “non perso”) e Renzi che ha iniziato una nuova settimana da sindaco di Firenze sperando nel ballottaggio.

Una premessa da fare è che al di là degli epiteti “Grilleschi” che vanno da “nullarie” a “buffonata”, cui ormai siamo abituati, e con cui né il vate genovese né tantomeno i suoi “attivisti” si dovranno mai confrontare, l’affluenza – inattesa e forse insperata – degli elettori è stata altissima, un piccolo smacco alla dirompente antipolitica a cui il paese sembrava destinato ad essere abbandonato. Insomma, le primarie, nel bene e nel male, sono state un tentativo per sdoganare nuovamente una importante conquista democratica: la sovranità degli elettori sui vertici di una coalizione quanto mai rilevante per le prossime politiche come quella del centro-sinistra. Ci sarebbe stato bisogno, certamente, di un’attenzione maggiore ai contenuti e ai programmi, cose che non si possono spiegare in trenta secondi di interviste cronometrate alle nove di sera, sarebbe stato necessario – forse – un più attento sviluppo attorno ai temi del sociale, dei diritti civili, del lavoro. In un paese in cui l’omofobia continua a uccidere ragazzi senza età e migliaia di giovani scendono in piazza per protestare contro un futuro ad essi negato con parte dei sindacati che chiudono occhi e orecchie, in un paese in cui lacrimogeni rimbalzano casualmente sulle finestre di un ministero c’è bisogno di risposte più che di slogan. E a darle, più che gli ipotetici leader, domenica sono stati gli elettori, regalando a Vendola un 15,6% importante: prima di tutto per la sua credibilità, sicuramente in ascesa, e poi per il fatto di trovarsi ad essere, lui e i suoi elettori, un punto cruciale per il centro sinistra italiano che verrà.

Il voto di domenica prossima, infatti, vedrà prima di tutto un testa a testa tra Bersani e Renzi, l’usato sicuro e il nuovo, ma sarà anche una cartina al tornasole per Sel e la sua vicinanza alle diverse ali del Pd. Se, da un punto di vista, le idee di Vendola si trovano più appaiate con quelle di Bersani (il sangue “rosso” in questo caso non mente), da un’altra visuale le novità portate dal presidente della Puglia potrebbero adeguarsi all’idea rottamatrice e altrettanto “nuova” di Renzi, rendendo il ballottaggio un’incognita. Dal canto suo, Nichi ha dichiarato che, per ora farà in modo che il sindaco di Firenze non prenda le redini della colazione – non avrebbe raccolto i “temi dell’Italia più dolente” e sarebbe un “conservatore” per il tema economico e sociale -, “non sono proprietario dei 500mila voti che ho ottenuto – spiega Vendola -, ho raccolto tante speranze e tante aspettative che trasferisco a Pierluigi Bersani”. Forte della maggioranza di uno scarto di poco più di 9 punti su Renzi, il segretario Pd ringrazia il leader di Sel e strizza l’occhio ad una probabile intesa: “Vendola non ha bisogno di fare apprendistato – dichiara Bersani -, ha già dimostrato di saper governare”.

Tra gli esclusi: Laura Puppato scioglierà il suo riserbo in settimana:“I voti andati a Renzi sommati ai miei – spiega – dovrebbero indurre il segretario del Pd a togliersi di dosso una serie di concrezioni, chiusure e timori che in larga parte sono serviti a mantenere strutture ed apparati”, mentre Bruno Tabacci ha detto di sentire Bersani “molto più affine” al suo modo di pensare e con cui presto si confronterà.

Tutto questo accade mentre i più informati affermano che una buona percentuale di voto, stimata attorno al 10%, sia stata manovrata da “infiltrati” del centro destra che avrebbero dato una mano al risultato di Matteo Renzi, con il placet di Berlusconi pronto a riaffacciarsi sul mondo della politica italiana. Forse tali “visitatori” avranno voluto prendere manualità con il voto per le primarie della loro coalizione, forse no, fatto sta che il popolo del centro sinistra è chiamato nuovamente ad una scelta, definitiva, “adesso”, “oppure domenica”.

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