Published On: Gio, Nov 15th, 2012

Provincia di Parma: per la violenza contro le donne serve un cambio di rotta culturale

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Nel giorno della partita Italia-Francia, dedicata alla lotta alla violenza contro le donne, il consiglio provinciale di Parma urla il suo “ no” alla violenza: lo fa con una seduta monotematica, partecipata ed emotivamente molto viva, con le autorità del territorio e i rappresentanti di associazioni impegnate sul tema, e con un ordine del giorno ad hoc approvato all’unanimità.

Un gesto che va scritto nella storia di questo ente”, dice a margine dell’incontro l’assessore provinciale alle Politiche sociali e alle Pari opportunità Marcella Saccani, sottolineando l’orgoglio per un’iniziativa che ha saputo riunire i rappresentanti di tutto un territorio per riflettere su un tema sempre più d’attualità.Di violenza sulle donne si legge ogni giorno, con una frequenza a dir poco preoccupante. E quelli che si trovano sui giornali o si vedono nei Tg non sono che i fatti più eclatanti e più tragici: la punta di un iceberg enorme, ben più esteso di quanto si pensi.
“Giusto riunirsi per affrontare la questione, che ha colpito duramente anche il nostro territorio”, dice in apertura il presidente del consiglio Mario De Blasi. “Orgogliosa che il consiglio sia riunito per parlare di un argomento come questo, il che vuol dire assumere responsabilità e prendere impegni”, aggiunge l’assessore Saccani, sottolineando l’intenso lavoro della Provincia in questi anni. “Ai sindaci – dice guardando al 31 dicembre prossimo, quando le Province “cambieranno pelle” –consegniamo un’eredità culturale e progettuale importante”.

Poi i dati, pronunciati dalla presidente del Centro antiviolenza Samuela Frigeri: al 18 ottobre scorso 110 femminicidi in Italia, di cui 15 in Emilia Romagna e 2 a Parma. “Donne italiane, straniere, lavoratrici, casalinghe, con la sola “colpa” di non poter scegliere e di essere schiacciate in un rapporto di potere da cui non possono uscire”, osserva. Al 31 ottobre scorso 230 le donne che hanno preso contatto o hanno avviato percorsi con il Centro antiviolenza di Parma, delle quali il 51% italiane e il 73% con figli, “che nella maggior parte dei casi hanno assistito alle violenze sulla madre o ne sono stati vittime a loro volta”. Sempre al 31 ottobre 2012 “nelle nostre case abbiamo ospitato 17 donne, di cui 13 con figli: 23 i bambini ospitati”, dice ancora Frigeri, che sottolinea il valore fondamentale del lavoro di rete (“solo così si può affrontare in maniera sistematica ma anche efficace la violenza sulle donne”) e ringrazia la Provincia anche per il protocollo con cui si garantisce una reperibilità h 24 delle operatrici: “da inizio anno al 31 ottobre le nostre operatrici in reperibilità sono state attivate 21 volte, tante”.Tutti numeri significativi per un fenomeno in gran parte sommerso, se è vero come è vero che quanto viene denunciato è solo la punta dell’iceberg. “La violenza sulle donne – ribadisce Frigeri – è sempre più all’attenzione della nostra società, e tutti siamo chiamati a interrogarci su come affrontare questa situazione, che non è una emergenza ma una realtà quotidiana e quindi necessita di un intervento strutturato e organico”.

Per l’assessore al Welfare del Comune di Parma Laura Rossi “certamente è una questione culturale, e la cultura è una e non è né maschile né femminile”, ed è anche “una questione politica”. “Si sottovalutano i passaggi che poi sfociano nella violenza, e si tollerano forme di sessismo definite scherzo: credo che sia ora di cominciare a incidere veramente – dice l’assessore Rossi – sui modelli culturali”. La consigliera provinciale di Parità Cecilia Cortesi Venturini ribadisce che si tratta “di un problema degli uomini, che non la riconoscono”, e si sofferma sulle risorse: “Le istituzioni devono prendere coscienza della situazione e dare risorse, che sono fondamentali per lottare contro la violenza. In un momento come questo l’unico modo per dare risposte vere alla lotta quotidiana delle associazioni è riuscire a farle sopravvivere in modo adeguato”, spiega, sottolineando la necessità dello stanziamento di un fondo nazionale ad hoc. “La violenza non è né maschile né femminile, ma se appartiene a qualcosa va colta nella sua origine stando attenti a non creare le categorie delle vittime e dei colpevoli: sradicandola in quanto tale, con attività culturali di formazione e prevenzione”, osserva don Luigi Valentini in rappresentanza della Diocesi.

Il Consiglio provinciale interviene con tre consigliere donne: Stefania Contesini, che illustra un ordine del giorno ad hoc poi votato all’unanimità dall’intero consesso, Barbara Zerbini, che ribadisce la necessità di un cambio di passo culturale e invita l’assemblea a un minuto di silenzio per le donne uccise, e Paola Zilli, che parla di un tema che non può più passare in secondo piano e sul quale le istituzioni devono vigilare.

A chiudere l’incontro il presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli:“La Provincia ha da anni lavorato con iniziative precise e costanti. Abbiamo cercato di fare il nostro dovere, abbiamo dato il nostro contributo per cercare di fare una cultura corretta in un campo significativo e molto importante. La violenza sulle donne – spiega – è innanzitutto una violenza su persone, e una società che tollera o che non contrasta fenomeni di questo tipo è una società che ha in sé un morbo pericoloso. Si tratta di una piaga che riguarda tutte le società, anche quelle più avanzate, e che anzi in quelle più avanzate ha numeri molto rilevanti: riguarda il modo in cui si intende il ruolo delle persone in una comunità. E noi dobbiamo agire, insieme, e con interventi puntuali, perché la vittoria sia di tutta la comunità. È un dovere civile che noi oggi dobbiamo esercitare per noi e per il nostro futuro”.

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