di Giorgia Fieni

Il cibo è il nostro argomento principale di conversazione. Il cibo è la nostra ossessione. E, concentrati come siamo su quello, spesso ci dimentichiamo di nominare il suo accompagnatore d’eccezione, il vino. Perché pure lui evolve, e cambia il modo in cui è gustato, proposto, percepito.
Le guide negli ultimi anni evidenziano un’attenzione sempre maggiore rivolta a vini meno concentrati e più naturali, capaci di conquistare i palati della maggioranza, non solo degli esperti. Anche in questo caso, la ricerca è quella del km zero, in altre parole delle piccole cantine che amano il territorio e le tradizioni.
Tant’è che sta tornando in auge l’abitudine, per i padri, di lasciare ai figli un’eredità consistente in botti di buon vino, da gustare nei momenti importanti. E, visto che non sanno quando la propria prole deciderà di assaggiarlo, scelgono vini di elevata alcolicità o con un’ottima acidità o con un eccellente corredo tannico o con una buona dose di zuccheri residui, quindi niente bianchi secchi, che hanno pochi zuccheri e niente tannini, e via libera a rossi corposi di corretta composizione polifenolica.
Perché possedere un vigneto significa conoscere non solo il territorio su cui è impiantato ma anche le tecniche perché da quell’ottima materia prima si possa ottenere un prodotto adeguato. Ci sono, infatti, produttori che preferiscono vini immediati, da gustarsi subito, e altri che puntano su eccellenze che richiedono tempo e cure per esprimersi al meglio. E spesso la scelta non è personale, ma di mercato. L’Italia è diventata un Paese che esporta soprattutto in Brasile, Russia, India e Cina, e la domanda è di vini profumati, freschi, ma soprattutto leggeri, con tenore alcolico sotto i 12-11°, perché l’etilometro fa paura a tutti, per cui, da noi come in tutto il mondo, si cerca sempre una soluzione intermedia tra il gusto e la sicurezza.
Rinunciare al vino d’altra parte è impossibile, visti i lunghi trascorsi che ci legano ad esso, e neanche dovremmo. Certo è che sarebbe importante conoscerlo meglio, capire qual è consono ai nostri gusti, sperimentare vitigni diversi ed annate diverse e riscoprirne così la sua eccellenza.

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