Published On: Mar, Dic 11th, 2012

Berlusconeide, poema giudiziario-cavalieresco

di Marco Mirabile

silvio-berlusconi

Berlusconi ridiscende in campo con un’intervista in cui, guarda a caso, spara a zero contro la magistratura, definita “onnipotente e irresponsabile”: da ciò si capisce che la guerra alle procure sarà un caposaldo della sua candidatura, il disco rotto a cui ci ha abituati in tutti questi anni.

Intanto è giusto ricordare che Berlusconi ha in ballo due processi: “Ruby” e “Abbiamo una banca”, il caso dell’intercettazione Fassino-Consorte, pubblicata illecitamente da “il Giornale”, presumibilmente per favorire Forza Italia alle elezioni del 2006, un guaio giudiziario più tenue ma non per questo meno insidioso.

Si dice che il ritorno di Berlusconi in politica abbia il fine di posticipare il verdetto dei due casi, proponendo una scarica di legittimi impedimenti a causa delle riunioni e dei comizi del partito che organizzerà durante l’inverno, per poi scavalcare le elezioni.

Questa settimana al tribunale di Milano avremmo dovuto assistere allo showdown del processo Ruby, con la ragazza marocchina chiamata a testimoniare in aula (già un mese fa) dall’avvocato Ghedini, un ultimo atto prima delle requisitorie del pm Boccassini e delle arringhe della difesa. Ma Karima El Mahroug a sorpresa ha chiamato in procura dicendo che si trova all’estero, senza dire dove, scatenando l’ira del pm e dando il via alla sua ricerca su tutto il territorio nazionale. È scontato ricordare che in caso di assenza prolungata il processo scavalcherebbe le festività natalizie e rischierebbe l’interruzione proprio durante la campagna elettorale. Berlusconi è forte di un precedente: la primavera scorsa i giudici rinviarono il processo Ruby per legittimo impedimento, per l’improvvisa riunione dei gruppi parlamentari del Pdl a Roma. Cosa farà il tribunale in caso di rinnovate richieste di sospensione ora che Berlusconi è candidato?

Poi c’è il caso dell’intercettazione Fassino-Consorte: Berlusconi in teoria il 13 dicembre è convocato in aula col fratello Paolo, per l’interrogatorio. Potrebbe non presentarsi, o fare una dichiarazione spontanea, o addirittura cogliere l’occasione per un attacco ai pm. La requisitoria di questo processo è fissata per il 20 dicembre (la sentenza a Gennaio), ma vale lo stesso discorso del processo “Ruby”. Berlusconi vuole evitare una nuova condanna dopo i quattro anni che il tribunale di Milano gli ha inflitto lo scorso ottobre per il processo Mediaset: ecco l’altro problema, la frode fiscale sui diritti tv che cade in prescrizione nel 2014. Ci sarebbe il tempo per Appello e Cassazione, e nel caso la condanna venisse confermata Berlusconi cadrebbe nel cappio del decreto sull’incandidabilità. Insomma, a poche ore dalla sua ridiscesa in campo la losca trama politico-giudiziaria che l’ha sempre contraddistinto è tornata subito alla ribalta.

Ma quanto vale il Cavaliere in termini di consenso popolare?

A giudicare dagli investitori nazionali che hanno deciso di vendere in massa i propri BTP, provocando un’immediata risalita dello spread, sembrerebbe poco. Sono gli stessi italiani a bocciare il centrodestra ancor prima di analizzarne il programma elettorale. Del resto, con un personaggio inaffidabile, umorale e universalmente sputtanato come Berlusconi, in un periodo già denso di precarietà e incertezze come quello che sta attraversano l’Italia, il rischio di tracollo economico e sociale è effettivamente elevato. Il centrosinistra guidato da Bersani, stando alle voci raccolte dal resto d’Europa, è apprezzato dagli altri leader dell’Unione Europea, ma lascia diversi dubbi irrisolti. Il primo, esposto da un consigliere francese, riguarda ad esempio il numero risicato per non dire nullo di sostituti primi ministri sul quale potrebbe contare il leader del Pd una volta divenuto premier.

In effetti, al netto dei consueti riciclati, nel nostro paese c’è sul serio poco di convincente e credibile da presentare al mondo come garanzia di un governo stabile, forte e capace di avviare le sempre rimandate riforme. Il buon Renzi è a cuccia, Fini e Casini giocano alla sopravvivenza, il Pdl è bollito e la Lega Nord annaspa. Tutta la politica si era consegnata disarmata nelle mani dei tecnici, nelle mani della finanza (perché di quello siamo fatti, che ci piaccia o no), nelle mani del rigore fiscale. E ora quei tecnici stanno per dissolversi all’orizzonte.

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