Published On: Mer, Dic 19th, 2012

FOCUS – Gestione Corretta Welfare

di Diego Gustavo Remaggi

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Capita ormai un po’ troppo spesso che parlando di Parma, automaticamente salti alla mente la parola “inceneritore”. Eppure dietro 190mila abitanti, dietro l’ombra enorme e barbuta di Beppe Grillo che giganteggia sulla città, ci sono mille altri problemi urgenti, importanti e vitali per l’intera comunità. Messi da parte anche il debito, il bilancio, il Regio, i blocchi del traffico e la “movida”, rimane un grande vuoto da colmare, con parole e fatti: quello del welfare.

Laura Rossi è il “tecnico” prescelto per mettere mano nei particolari ingranaggi che mandano avanti la vita sociale della città, un compito difficile, tant’è vero che la sua scelta ha causato non pochi grattacapi all’allora neo-sindaco Federico Pizzarotti. La situazione debitoria, il grave momento di crisi in cui versa Parma, assieme a tutto il resto del paese, sicuramente non ha giocato e continua a non giocare a favore di una soluzione in tempi brevi per il welfare.

Insomma, l’assessore ha studiato, ha parlato, ha ascoltato attentamente tutte le parti in causa: associazioni, cittadini, rappresentanti e ha stilato alcune linee guida che nel futuro dovranno diventare pilastri su cui fondare un nuovo modello di comunità.

Detta così sembra già una grande conquista, dato che nel programma elettorale a 5 stelle di certi argomenti non se ne parlava molto, limitandosi a descrivere con poche parole il problema: “Principi fondamentali ispiratori delle politiche sociali del Comune – si legge nel programma presentato -, devono essere quelli dell’equità, dell’uguaglianza, della continuità, della centralità della persona, dell’efficienza, dell’efficacia e della trasparenza”.

Qualche pagina per parlare, in generale più che dettagliatamente di Parma, di disabilità, anziani, giovani, immigrazione, e “nessun risultato” – evidenzia mestamente il computer – circa parole come “borse lavoro”, “povertà”, “sfratti”, “emergenza abitativa” e “carceri”. Sembrava quasi che il Grillo-pensiero avesse colto l’ansia più grande dei Parmigiani (sì, parliamo nuovamente di inceneritore) e la avesse eletta come unica grande strada maestra da perseguire, come ha fatto pochi mesi più tardi in Sicilia parlando del “ponte”.

Rossi però, in qualità di “tecnica”, un’idea di welfare ce l’aveva sin dall’inizio e nei primi cinque mesi del suo lavoro ha avuto modo di approfondire tutte le sue conoscenze incontrando un migliaio di persone. Il risultato è sfociato in sessantasei pagine di “piano strategico”, consultabile e commentabile sul sito internet del Comune e presentato in Commissione consiliare questa settimana. Ragionando coi numeri, meno del 30% del bilancio 2013 – ancora da approvare -, sarà destinato al welfare, circa 48 milioni da destinare principalmente agli anziani e ai disabili, ritagliando una fetta minore per le famiglie ed altre fasce di cittadinanza. Il prossimo anno poi, ci saranno altre strette al portafoglio del Comune quindi si parla di un progetto per gestire le emergenze, al momento, che vedrebbe però il suo compimento – tempo e denaro permettendo – solo tra qualche anno.

Tuttavia è proprio nella gestione delle criticità che la Giunta attuale deve dare il meglio. L’emergenza abitativa, in questo caso è un esempio lampante di criticità assoluta. “I Servizi sociali rilevano un incremento fortissimo di domanda di assistenza”, scrive Rossi nel suo piano di lavoro, c’è una scarsità nel reperimento di alloggi (e in questo caso l’assessore Alinovi dovrebbe avere un ruolo di non poco conto) e “rilevante è il numero di persone e di nuclei famigliari che entrati in carico ai Servizi non risultano impegnati in percorsi di fuoriuscita dal disagio”. Sempre secondo l’assessore “le politiche per la casa richiedono un profondo ripensamento”, le soluzioni di alloggio vanno ripensate, ci devono essere aiuti da possibili locatori a canone concordato cui togliere eventualmente il peso dell’IMU, e ci deve, ovviamente essere una “rete”, materiale, tra istituzioni e associazionismo.

Tutto bene, anche se forse si dovrebbe ripensare anche al funzionamento dei Servizi sociali che passano dalla gestione di un disagio a divenire disagiati essi stessi nell’affrontare criticità, se è vero che talvolta usano pratiche – come evidenziato dalla Rete Diritti in Casa -, “umilianti”. Un problema di cui Rossi si è resa conto e su cui ha posto alcune riflessioni: “Le tradizionali forme di disagio, la cronicità di alcune situazioni “note ai servizi” sono  drammaticamente superate dalle nuove forme di povertà, e dall’ampliarsi della fascia di popolazione che vive una condizione di impoverimento”.

Insomma, la povertà a Parma c’è: si respira nei corridoi dei dormitori, delle mense, di Emporio, condiziona la vita di parmigiani e migranti, imperversa su sfratti e tagli di acqua, luce e gas, divide famiglie e rapporti sociali, è l’inceneritore che c’è già ma non si vede.

L’Amministrazione deve prima di tutto aiutare e poi accompagnare per mano le famiglie e le persone che ne hanno bisogno, per farle camminare con le proprie gambe. Un compito difficilissimo, che può però contare sulla generosità di tantissimi cittadini impegnati e che può veramente fare la differenza, al pari di tanti altri progetti.

E forse ancora di più.

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