Published On: Mer, Dic 12th, 2012

La corsa naturale? Senza scarpe

a cura di Marco Santachiara

Ogni anno, in tutto il mondo, dal 65 all’80 per cento dei corridori soffre a causa di un infortunio. Non importa chi tu sia, quanto corra, se sei maschio o femmina, lento o veloce, grasso o atletico: i tuoi piedi sono comunque in una zona di pericolo. Poi c’è la misteriosa tribù Tarahumara, i migliori corridori di lunghe distanze sulla Terra. Sono persone che vivono in Messico in condizioni molto povere, spesso in caverne senza acqua corrente,  e corrono soltanto con strisce di vecchi pneumatici legate sotto la pianta del piede: sono virtualmente scalzi. Questa popolazione non si allena, non fa stretching e nemmeno riscaldamento, corre per il gusto di farlo, spesso per diversi giorni, anche per oltre 450 km. Uno di loro è arrivato persino primo in una prestigiosa corsa di 160 km indossando soltanto dei sandali. E aveva 57 anni.
Molti degli infortuni ai piedi e alle ginocchia spesso sono causati da persone che corrono con scarpe che rendono i piedi deboli, portandoli ad una eccessiva iper pronazione.

Fino al 1972, quando le moderne scarpe da ginnastica sono state inventate, si correva con scarpe dalla suola molto sottile: la gente aveva piedi più forti e soffriva molto meno di infortuni alle ginocchia. Nel 2008 il Dott. Craig Richards, ricercatore dell’Università di Newcastle in Australia, rivelò che nessuna evidenza dimostra che le scarpe da corsa prevengono gli infortuni. Pagare centinaia di euro per l’ultimo paio di scarpe hi-tech può non garantire infatti alcun vantaggio in termini di efficienza. Troviamo gruppi di persone in giro per il mondo che continuano a correre scalzi: ciò che si nota è che durante la propulsione e l’atterraggio i loro piedi hanno più raggio di azione ed utilizzano maggiormente l’alluce. I loro piedi si flettono, si estendono, si allargano aggrappandosi alla superficie, ciò significa che si ha meno pronazione e più distribuzione del peso corporeo. Gli esseri umani sono stati progettati per correre senza scarpe: l’etiope Abebe Bikila vinse le Olimpiadi di Roma del 1960 correndo completamente scalzo. La pronazione è diventata un termine negativo ma è soltanto il naturale movimento del piede. Mettere i piedi in una scarpa è molto simile a portare un’ingessatura. Si perde sino al 60 per cento della massa muscolare indossando un’ingessatura, e qualcosa di simile succede quando i piedi sono racchiusi nelle scarpe: i tendini si induriscono e i muscoli si indeboliscono. Correre scalzi, o con scarpe minimaliste dalla suola bassa e con poco tacco, è persino molto utile per ottimizzare l’efficienza del gesto in quanto si utilizza il 5% in meno di energia rispetto alla corsa con scarpe. Attenzione però a chi volesse provare: la transizione dovrà essere piuttosto lenta e progressiva nelle prime settimane per evitare dolori dovuti all’adattamento.

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