Published On: Gio, Dic 13th, 2012

Parlamentarie o Parrocchiali?

di Diego Gustavo Remaggi

Incontro "Dies IREN" con Beppe Grillo

Non ce la fa, proprio non ci riesce. Con la sua aria scapigliata e ridanciana, il suo fare sicuro e le sue facce da cabaret, Beppe Grillo annuncia in Rete l’esito delle “parlamentarie” a 5 Stelle, con le ormai canoniche parolacce, la voce alta, la gestualità da leader consumato: il trionfo della trasparenza, almeno a parole.

Già, l’evento storico – per chi nella prima settimana di dicembre non fosse vissuto in Italia – ha preso il via all’indomani delle primarie del centro-sinistra in cui Bersani, nel bene o nel male, ha avuto la meglio su Renzi. Un’operazione di democrazia diretta in cui 1400 candidati si sono sfidati a suon di video, curriculum, appelli filtrati in bit e schermi di computer. “Tutti coloro che hanno accettato la candidatura non hanno precedenti penali – recita il regolamento -, non sono in carica come sindaci o consiglieri, non hanno fatto due mandati. Può votare chi era iscritto al M5S al 30/9/2012 e ha inviato i suoi documenti di identità digitalizzati”.

Insomma, restano fuori gli attivisti che si sono scoperti fedeli al Grillo-pensiero a partire da ottobre, ma soprattutto quelli che avrebbero voluto partecipare e non hanno potuto perché non dotati di computer o tablet, una nota che stride – non poco – con il concetto reale di democrazia.

Fedeli al motto “ci vediamo in parlamento, sarà un piacere”, i vincitori delle parlamentarie sono pronti, puliti e incensurati, a fare i bagagli e a dirigersi verso il Parlamento, mentre Grillo – che per motivi pratici non potrà, dato che ha sulle spalle una condanna per omicidio colposo -, li starà a guardare vigilando sul loro operato.

In Emilia Romagna, ad avere la meglio sono stati una studentessa, una insegnante e una disoccupata, facce nuove, pulite, che con qualche centinaia di voti, a volte anche meno, assicurati – considerando gli amici di Facebook -, si sono prenotati un posto a Roma per la prossima legislatura. Si parla di numeri che ridimensionano molto la portata delle elezioni “grilline”, considerando che nelle settimane precedenti ben 3milioni di “folli” scapestrati avevano votato per il centro-sinistra, dai giovani agli anziani, in file durate ore e senza problemi di connessione, pagando, ahimè, un dazio di due euro. Facendo un paragone circa la trasparenza poi, le parlamentarie a 5 stelle, sembrano essere tutto tranne che limpide. Al momento del voto non si conosceva praticamente nessuno dei candidati (tant’è vero che Martinini Gilberto di Rimini, arrivato ultimo, con un punto, si è praticamente autovotato), sui quali però si chiedeva “cieca fiducia”: non vi è stato un comitato di garanzia, non ci sono state notizie su come sarebbero stati utilizzati i dati personali, sulla tutela della segretezza del voto, sulle analisi e sulle procedure di certificazione dei voti.

C’era solo un elenco di volti, nomi e curricula di “pappaGrilli” pronti a proferire il verbo del loro guru, lottando strenuamente contro hacker – che avrebbero cercato di mettere ko le votazioni on-line -, giornalisti, teleconduttori, detrattori senza scrupoli affiliati dei vecchi boriosi politici.

Messi in riga i propri rampolli, adesso il Parlamento si fa più vicino e con esso l’onore e il “piacere” di doversi confrontare finalmente con la disgraziata casta che andrà probabilmente al voto col “porcellum”. L’epurato Valentino Tavolazzi, ha parlato, a proposito delle parlamentarie “grilline” di metodo “Casaleggium”: “Meno di 32mila elettori hanno scelto i candidati M5S al Parlamento del paese, una dimensione parrocchiale”.

Dati alla mano, in effetti, in un paese con 49 milioni di persone che hanno diritto al voto, meno dello 0,1% ha scelto candidati che hanno vinto con poche decine di voti. Felice per l’esito delle elezioni a 5 stelle in Emilia Romagna, 7 donne nei primi 10 posti, Federica Salsi, novella dissidente, avrebbe preferito “la possibilità di organizzare dei dibattiti sul territorio e che non ci si dovesse limitare ad un video di tre minuti e ad un curriculum”, seguendo la linea di Giovanni Favia, che quanto ai candidati, ha commentato dicendo che “bisognerebbe tenerli sulla graticola, piuttosto che conoscerli con un video online”.

Non è un caso che proprio Tavolazzi, Salsi e Favia siano nuovamente le voci fuori dal coro dei pappaGrilli, distanti e vicini da un Beppe nazionale, che dopo i successi in regione sembra quasi perdere un pochino il controllo: “Se uno si lamenta non fa parte culturalmente del Movimento 5 Stelle”,  ha dichiarato il comico genovese. Resta da chiedersi cosa succederà se i “prescelti” per il Parlamento inizieranno a pensare più con la propria testa e meno con le rime che ormai tutti conosciamo a memoria (dal Rigor Monti, a Tremorti a Pdmenoelle ecc.) proprio quando saranno seduti sui banchi: persone comuni che ricopriranno ruoli “non comuni”.

Li vedremo in primavera, sarà un piacere.

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