Published On: Lun, Dic 10th, 2012

Parma e Fornovo: ancora storie di sfratti

sfratti

Rete Diritti in Casa è intervenuta lo scorso 7 Dicembre per contrastare due sfratti di famiglie che  si sono rivolte allo sportello informativo della Rete, ecco il resoconto delle due operazioni:

Si era deciso di intervenire specialmente contro uno sfratto in quel di Fornovo sia perché la famiglia in questione è composta anche da due bimbi in tenera età, sia perché l’esperienza insegnava che proprio a Fornovo ci si trova di fronte un atteggiamento particolarmente arrogante delle forze preposte all’ordine pubblico, sia perché per l’altro sfratto, a Parma, Piazzale Cervi, le condizioni sembravano più favorevoli per l’ottenimento di un rinvio.
Oltre una ventina di persone, tra attivisti della rete e soggetti in difficoltà abitativa sono arrivati a Fornovo per organizzare il presidio antisfratto ma ad attenderli c’era un dispiegamento massiccio di carabinieri (alcuni travisati) oltre a forze di polizia in borghese  con telecamera a fissare ogni mossa degli intervenuti.Un dispiegamento di forze veramente assurdo, effettuato radunando a Fornovo tutti i carabinieri dei paesi dell’appennino ovest come se una famiglia in difficoltà economica potesse essere un problema di ordine pubblico.  In casa la famiglia era assistita solo da una militante  giunta sul posto all’alba subito dopo il turno di lavoro in fabbrica mentre g li altri solidali sono dovuti rimanere nel cortile.
L’ufficiale giudiziario e il padrone di casa han  preteso ad ogni costo l’esecuzione dello sfratto, nonostante  la famiglia avesse presentato domanda per sospensione dello sfratto sulla base di un recente bando a livello provinciale e avesse già sottoscritto un nuovo contratto per un altro alloggio , del  bando daremo una nostra valutazione appena saranno scaduti i termini per la presentazione delle domande. Dopo l’esecuzione dello sfratto tutti gli intervenuti si sono spostati nei locali dell’ASP dove le assistenti sociali si sono dovute impegnare in un duro lavoro di coordinamento per trovare una soluzione alternativa che, come preteso da tutti, tenesse insieme la famiglia. I carabinieri hanno proseguito nel loro ostile atteggiamento restando presenti per tutto il tempo non solo nella sala d’attesa dove tutti i solidali si erano radunati, ma anche durante tutto l’incontro tra le assistenti sociali e la famiglia nonostante che il padre avesse più volte richiesto di poter parlar da solo con l’assistente e l’attivista presente di fatti così privati e delicati , alla faccia della separazione dei ruoli e della privacy. Alla fine si è giunti a un accordo ragionevole, grazie  all’intervento della provincia e ,soprattutto, al dignitosissimo e determinato atteggiamento della famiglia che alla fine ha ringraziato tutti coloro che sono intervenuti a sostegno.

Anche lo sfratto di Parma, in Piazzale Cervi , è stato eseguito. Il proprietario aveva promesso un rinvio per venire incontro alle esigenze della famiglia, salvo poi rimangiarsi la promessa dietro le insistenze di avvocato e ufficiale giudiziario. Il militante presente come garante dell’accordo verbale col proprietario   nulla ha potuto di fronte alla presenza della forza pubblica e la famiglia è stata sbattuta fuori. L’incontro coi servizi sociali di Via Verona è stato umiliante, considerato che alla famiglia è stato proposto lo smembramento con destinazione in 3 diversi dormitori (peraltro sovraffollati) oppure l’ospitalità in hotel per ben 3 notti, poi il nulla. Ci sembra chiaro, per fare una valutazione finale, che contro la lotta per il diritto all’abitare si sta sviluppando un atteggiamento sempre più arrogantemente repressivo,  a fronte dell’esaurimento delle già scarse possibilità offerte dalle politiche abitative pubbliche e delle strutture d’emergenza accelerato dal progredire della crisi. Dall’altra parte però non possiamo che considerare con favore l’accresciuta consapevolezza e determinazione di coloro che subiscono crisi lavorativa e sfratti, la coscienza della necessità di unirsi per difendere i propri diritti ad esistere dignitosamente rendendo il privato bisogno personale una vera propria denuncia sociale e rivendicazione politica.

(Rete Diritti in Casa)

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