Published On: Mer, Gen 23rd, 2013

Public Money: l’inchiesta che seppellisce il sistema

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di Salvo Taranto

Tutti giù per terra: all’alba. L’ex sindaco Pietro Vignali, il capogruppo Pdl in Regione ed ormai ex vicepresidente Iren Luigi Giuseppe Villani, il manager ed ex presidente di Stt Andrea Costa e l’imprenditore ed editore di Polis Angelo Buzzi, il 16 gennaio vengono arrestati dalla Guardia di Finanza con l’accusa di corruzione e peculato. Il bilancio della nuova inchiesta della Procura, denominata Public Money, coinvolge inoltre come indagate altre 20 persone tra le quali spiccano il presidente del Parma Calcio Tommaso Ghirardi e quello di Parmacotto Marco Rosi. Sequestrati infine 3,5 milioni di euro di beni.

Dopo Green Money ed Easy Money, Parma viene dunque travolta dall’ennesimo scandalo che mira a fare luce su un giro di tangenti che racchiude alcuni dei simboli del potere della città: un sistema “pernicioso e incancrenito nella cosa pubblica” lo hanno definito il capo procuratore Gerardo Laguardia ed il colonnello Guido Mario Geremia. Le indagini avrebbero ravvisato come perfino sulle nomine di prefetto, commissario prefettizio, questore e dirigenti di Stt esistessero delle interferenze in grado di condizionare le scelte. Tra le pagine dell’inchiesta fanno capolino anche personaggi di caratura nazionale: in primis Silvio Berlusconi. Vignali avrebbe infatti tentato di contattare il fondatore del Pdl tramite la escort Nadia Macrì, la quale ha ammesso di aver fatto sesso con  l’ex sindaco: una circostanza da questi seccamente smentita. Per mettere i bastoni tra le ruote della magistratura, si sarebbero cercati contatti anche con Angelino Alfano, Gianfranco Fini, Gianni Letta, Niccolò Ghedini ed il coordinatore regionale del Pdl Filippo Berselli, l’autore di numerose interrogazioni parlamentari contro la Procura di Parma.

Le indagini hanno sollevato il velo di silenzio e convenienze su un sistema di potere sorretto da soldi pubblici. La prima campagna elettorale di Vignali e la martellante ricerca di consenso durante il suo mandato sarebbero stati ad esempio finanziati con 600mila euro provenienti, grazie ad appalti pilotati, dalle partecipate del Comune e convogliati verso Sws: una cooperativa che era stata già colpita dall’inchiesta Green Money 2 mediante gli arresti dell’ex presidente Gian Vittorio Andreaus e del suo vice Tommaso Mori. A dimostrazione di quanto questo metodo fosse ben oleato, interviene il fatto che gli intercettati usassero riferirsi all’ex primo cittadino con l’appellativo di “papa“, proprio ad evidenziare come Vignali – al quale sono stati sequestrati beni per 1,9 milioni di euro – fosse il terminale dei traffici tra Sws e società partecipate. Un sistema anche con caratteristiche che suscitano ilarità, basti pensare a quanto avvenuto durante la consegna a domicilio dei bidoncini per la raccolta differenziata organizzata da Sws nel 2007. Le dipendenti della cooperativa addette alla consegna erano state infatti istruite da impiegati pubblici a pronunciare tre volte il nome di Vignali per diffondere il consenso e captare gli umori dei cittadini in merito alla candidatura dell’allora assessore all’Ambiente. E poi, altra nota incredibilmente tragicomica, il pagamento della campagna elettorale sui social network tramite soldi pubblici con un professionista remunerato per curare la pagina Facebook di Vignali e creare profili falsi per pubblicare commenti positivi. Un sistema talmente affamato di consensi da imbrigliare e dare l’assalto anche quella parte di informazione parmigiana non schierata al proprio fianco. Si spiega così il cambio di direzione all’interno del quotidiano Polis di proprietà dell’imprenditore Angelo Buzzi (in seguito nominato consigliere di Iren Ambiente): un’operazione condotta servendosi di 98mila euro erogati tramite Stt dall’allora presidente Andrea Costa. Secondo il gip Maria Cristina Sarli esisterebbe, proprio per finanziare queste gesta, un conto denominato “Ernesto” ed istituito alla fine del 2008: una sorta di elenco dei costi sostenuti da Sws.

Ma al vertice di questo meccanismo, l’uomo in grado di “decidere tutto” secondo la Procura, era Villani. Il caprogruppo regionale del Pdl veniva informato continuamente da Vignali su ogni aspetto della gestione amministrativa: un autentico sindaco ombra capace di tessere una tela di nomine che, si legge nell’ordinanza del Gip, erano necessarie al fine di “ottenere maggiori vantaggi, tutele, informazioni controllo sul Comune, sugli interessi economici-finanziari del Comune e sulle società ad esso collegate”. Nell’abitazione dell’ex vicepresidente di Iren, sono state inoltre rinvenute copie degli estratti dei conti correnti di Laguardia: Villani – questa la sua difesa – avrebbe trovato la documentazione nella cassetta della posta dentro una busta senza indicazioni riguardo al mittente. Gli inquirenti, invece, sospettano che il ras del Pdl locale stesse lavorando ad un dossier contro il procuratore.

Tra gli indagati eccellenti, infine, compaiono i nomi di Ghirardi e Rosi. Il primo è indagato per peculato in concorso con l’ex addetto stampa del Comune Alberto Monguidi e con l’ex sindaco Vignali con l’accusa di aver distratto dalle casse del Comune di Parma una somma di 21.293 euro per consentire il passaggio di Monguidi dalla società calcistica al Comune in qualità di responsabile dell’ufficio stampa. Il Parma Calcio, in proposito, ha sottolineato “l’assoluta estraneità del suo legale rappresentante e della società a qualsivoglia attività illecita”. Il patron di Parmacotto, inal fine di far modificare il regolamento sui dehors, avrebbe fatto regali a Vignali pagandogli anche il soggiorno in un hotel di lusso a Forte dei Marmi.

Questi, in grossa sintesi, i fatti contestati. Dei quattro arrestati, ad una settimana da quell’alba molto movimentata, soltanto in due stanno rispondendo alle domande dei magistrati: Buzzi e Villani. Costa e Vignali, al contrario, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Un legittimo silenzio che stride con quella voglia di verità che sta assetando Parma. Una città che ha scoperto o forse avuto in parte la conferma, che quel “modo di vivere” tanto propagandato non fosse affatto dei più trasparenti.                             (Salvo Taranto)

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