Published On: Gio, Gen 24th, 2013

L’intervista: Lavagetto, il Papa e l’Onnipotente

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All’indomani dello scandalo Public Money, Giampaolo Lavagetto, ex assessore nelle giunte Ubaldi e Vignali, sfidante di Vincenzo Bernazzoli per la provincia nel 2009, al centro di spiacevoli situazioni “montate ad arte”, ha una gran voglia di parlare. Ne segue un’intervista fiume, parole che in qualche modo confermano, dilatano e arricchiscono i dettagli sul sistema di potere del centrodestra che ha condannato Parma ad un triste presente.

UNA BATTAGLIA SOLITARIA. “É dalla fine del 2006 che faccio una battaglia a viso aperto per la quale ho pagato un prezzo politico fortissimo, una battaglia solitaria. Che ci fosse un “metodo”, io l’ho sempre detto a tutti, dimostrando che sarebbe andata a finire così. Il problema è che io vedevo, sentivo, ma non potevo parlare. Tutti quelli che all’interno del partito (a Parma e a Roma) e all’interno dell’Amministrazione, vedevano, sentivano e potevano dire qualcosa, hanno fatto come le tre scimmiette: “Non vedo, non sento, non parlo”. Adesso non vorrei che qualcuna di queste scimmiette si meravigliasse e prendesse le distanze. Sono convinto che, se ci saranno responsabilità penali individuali, la responsabilità politica e morale di chi ha ridotto così questa città non sia solo di questo tipo di politica, ma anche di queste scimmiette che le hanno permesso di esistere”.

IL PAPA E L’ONNIPOTENTE. “Non mi meraviglio, se è vero quello che dice il procuratore, che Vignali venisse chiamato “il Papa”. Nella religione cristiana, sopra il Pontefice c’è un solo soggetto che è l’Onnipotente. Siccome sembrerebbe che in questo sistema “cupoloso” comandava Villani, se Vignali era chiamato “il Papa”, Villani come sarà stato chiamato? Nella gestione del partito Villani era considerato proprio così: onnipotente. Nei confronti dei suoi adepti applicava un sistema molto semplice, quello di trattare gli oppositori mandandoli all’inferno affinché fossero da esempio agli altri. C’era un modello di leadership basato sulla paura e sullo scandalo. Quando io avevo una mia linea politica, basata sul consenso e la credibilità, unico nel partito mi sono opposto in maniera feroce contro la candidatura a sindaco di Vignali, quel tipo di sistema ha avuto una reazione violenta perché io l’avevo toccato nel vivo.

VIGNALI SINDACO? “Lo dissi anche a Villani ed Ubaldi: io non volevo Vignali. Non mi piaceva come faceva politica, non mi piaceva come si comportava in squadra coi suoi colleghi, era circondato da personalità che non mi ispiravano fiducia. Quando però Vignali fu scelto, io dissi ad Ubaldi – di cui ho ancora una grande stima e credo non sia coinvolto in quello che successo -, che avrei corso da solo (Marzo 2007 ndr.). Lui mi rassicurò dicendo: “Guarda che sarò sempre io a dirigere il gioco di squadra!”, al che io gli risposi: “Mi fido di te, ma se non ci riesci: io sono fritto, loro ti mettono in un angolo e la città va in malora”. Era palese che la gestione politica fatta da questi signori non avrebbe portato a nulla di buono”.

LE PAURE DI VIGNALI. “Vignali aveva paura di me, aveva paura che se avessi avuto la meglio nel congresso di Forza Italia l’avrei mandato a casa e lo disse anche a Roma, al partito. Una volta eletto, dopo 3 mesi io rassegnai le dimissioni dicendogli “Se è vero che io ti voglio mandare via, ecco le dimissioni”. Lui mi rispose verbalmente: “Io non c’entro niente, ti prego rimani”. Tra me e lui i rapporti erano tesi, rotti politicamente, ma mi fidai. Quando mi dimisi del tutto dalla Giunta, avvisai comunque il mio partito, lo feci anche quando rinunciai alla delega per le politiche giovanili e mi ricordo che Buzzi (che sta a Villani come Alfano sta a Berlusconi), delegato in Giunta di Forza Italia, doveva essere il primo a chiedermi se c’era qualcosa che non andava, invece né lui né nessun altro si fece avanti, gelo assoluto.

SOLDATINO MOINE”. “Iniziai ad essere scettico e pensavo fosse necessario che si cambiasse sistema, lo dissi chiaramente: “Se si continua così, si va a casa!”. Gli altri mi rispondevano sulla stampa locale, replicavano Villani e Moine, il “soldatino” Moine. (mostra comunicato stampa “congiunto” Villani-Moine ndr.). Questo era il clima.

GREEN MONEY 2. “Vengono arrestati gli uomini più fidati di Vignali, si fa di corsa un direttivo del partito, io dico “Siete matti? Dobbiamo mandarlo a casa!”. Solo io e il delegato di Traversetolo votammo contro il pieno sostegno al sindaco. In quel direttivo, tutti votarono a favore e tutti gli assessori si tennero il posto, io ero considerato un fantoccio, dicevano “Meglio non finire come Lavagetto”. Con l’arresto di Bernini poi è finito tutto”.

IL CONTROLLO DELLA STAMPA. “Elezioni regionali del 2010, sfida tra me e Villani. Polis il giorno prima del voto intervista Villani, all’indomani di un editoriale del direttore (Emilio Piervincenzi ndr.) intitolato “Voto e porno bollette, il mistero Lavagetto”. “Lavagetto in che veste varcherà l’aula del tribunale? – Si legge nell’articolo -. In abito da onorevole o dovrà accontentarsi della più miserevole casacca del trombato? Chi, in effetti, è disposto a votare un politico che naviga sui siti porno e per di più a spese della comunità?”. Questo è il direttore di un giornale?”

IL TELEFONO. “Una cosa Vignali l’aveva detta giusta: se io avessi vinto le provinciali avrei mandato a casa tutti. Lo sapevano e mi volevano eliminare, ecco che arriva lo scandalo del telefono. Ecco che arriva la notizia ai giornali (guardacaso!). Divento un mostro a livello nazionale: 90mila euro mai esistiti. In quell’occasione Frateschi (ex direttore generale del Comune ndr.) disse: “Si è trattato di una ghiotta occasione per ridurre le potenzialità di un candidato che forse non andava bene a nessuno, il sindaco ne era al corrente, ma non avvertì l’assessore. Questa situazione è stata gestita internamente al Pdl e il sindaco si è adeguato”. C’era un complotto, lo dice chiaramente.”

MANFREDI. “Anche Maria Teresa Guarnieri prese le mie difese, con un interpellanza fece notare come anche un altro assessore (l’ex assessore all’Urbanistica, Francesco Manfredi ndr.) avesse una bolletta “molto calda” (14mila euro). Sui giornali questo è uscito una sola volta, un trafiletto e poi è sparita. Per Manfredi ci si è premurati di dire che si trattasse di una errata configurazione del cellulare (nel mio caso c’è stata realmente ed è documentata, nel suo non lo so), mentre per me c’è stato un comportamento diverso. Perché sono stati usati due pesi e due misure? Nessuna risposta. 90 mila euro sono una notizia falsa che il Comune ha dato ai giornali. Si sapeva che erano 408euro, ma non avrebbe fatto scalpore.”

IL BOICOTTAGGIO DI VILLANI. “I sondaggi dicevano che io alle provinciali del 2009 avrei potuto vincere. Nonostante lo scandalo delle bollette, le indagini della procura, il boicottaggio di queste persone, io sono andato al ballottaggio. Il partito mi voleva, sapeva che potevo vincere, ma a Parma mi lasciarono solo, anche in tv in una trasmissione per Teleducato, Moine non venne. Al ballottaggio, nelle zone roccaforte di Villani (Medesano e Noceto) Bernazzoli perse il 5% dei voti, io persi l’80% dei voti. I dati parlano da soli.”

LA PROVINCIA. “Questi signori non hanno distrutto solo Parma. L’attuale coordinamento provinciale, gestito da Buzzi, è quello che vuol far cadere il comune di Fidenza che dopo 50 anni è gestita dal centro destra. Il sindaco e i consiglieri non rispondono al coordinamento provinciale e così vogliono mandarli a casa. Questo modo di fare politica io lo vedo come un tumore che ha avuto come centro Parma e poi si è diffuso sul territorio. Per estirparlo ci voleva un intervento chirurgico radicale come quello della procura.”

VIGNALI COME BONDI”. “Buzzi sta a Villani come Alfano sta a Berlusconi. Finchè rimane Buzzi ci sarà la vecchia linea politica, quella del leader, tipica di Villani. Se Buzzi era Alfano, Vignali era Bondi. Le riunioni di Giunta di Ubaldi erano due volte alla settimana e duravano 4 ore minimo l’una, comandava lui, decideva lui, ma noi eravamo a conoscenza di tutto, con Vignali duravano (una alla settimana) un quarto d’ora: tutto già deciso. Alla mattina saliva nell’ufficio di Buzzi il potente consigliere regionale del Pdl come se venisse a dettare i compiti della giornata.”

IL RITORNO DI LAVAGETTO? “Io sento il dovere, oggi più che mai, di contribuire con chi vorrà, a rilanciare un percorso che questi signori, con l’aiuto di tutti quelli che hanno taciuto, sono riusciti ad interrompere. Sento il dovere, oggi più che mai, di contribuire con chi vorrà, a rilanciare un percorso che questi signori, con l’aiuto di tutti quelli che hanno taciuto, sono riusciti ad interrompere. Sono pronto a dare il mio contributo per far rinascere il centrodestra a Parma e in provincia. Sono sempre stato pronto! Mi hanno offerto la candidatura per il Parlamento, anche in una posizione interessante, ma ho detto no. Sono stato vittima di un complotto, non si abbandona un territorio quando si sa che questo sta per essere distrutto. C’è bisogno di chi ha tenuto una posizione, non siamo tutti corresponsabili, siamo pochi, malconci ma diversi. Mi dicevano: “Questi sono potenti, non ti conviene fare un accordo con loro?”. Io ho sempre rifiutato, sarei diventato corresponsabile di questo disastro.”

MANTOVA COME UN ESILIO. “Lavoro a Mantova perché qui mi hanno tagliato tutti i ponti. Basti pensare che fino a qualche tempo fa il mio nome non si poteva pronunciare in certi posti. Quando ho presentato il mio libro, (“Fuoco amico” a dicembre ndr.) molti mi hanno detto “Leggerò il tuo libro, ma non verrò alla presentazione, perché sai, se mi vedono…”. Ecco il clima che avevano creato. ”

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