Published On: Mer, Feb 13th, 2013

Assolti direttori di banca accusati di usura: la sentenza farà scuola

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Sono stati assolti i due direttori di banca che erano stati accusati di aver praticato tassi di interesse sopra la soglia di usura: per il Tribunale di Arezzo il fatto non costituisce reato.

Una sentenza che, dunque, è destinata a rappresentare un precedente al quale potranno appellarsi in futuro gli avvocati che seguiranno casi analoghi, arginando il numero di denunce in sede penale per usura bancaria alle quali si è assistito negli ultimi mesi. La vicenda risaliva agli anni compresi tra il 2000 e il 2005 e riguardava una filiale di Banca Etruria. A far scattare la denuncia per usura era stata una società che, in seguito al fallimento, aveva chiamato in causa l’istituto di credito.

La Procura aveva svolto le indagini sul caso chiedendo, inizialmente, l’archiviazione alla quale, però, si era opposto il gip: il giudice, pertanto, aveva disposto l’imputazione coatta ed il rinvio a giudizio in udienza preliminare per due imputati. I due direttori sono stati assolti in base al presupposto che i tassi di interesse praticati in quei cinque anni fossero frutto dell’applicazione della metodologia di calcolo del tasso contenuta nella direttiva di Banca d’Italia e nei decreti ministeriali trimestrali che individuano il tasso soglia. Gli sforamenti oggetto della denuncia – ricalcolati anche in sede processuale da consulenti tecnici di parte – derivano quindi dalla ricostruzione degli interessi praticati all’epoca dei fatti, ma alla luce delle nuove metodologie di calcolo introdotte nel 2008 e fatte retroagire anche al passato.

Secondo i legali difensori però la banca ed i loro dirigenti non sarebbero potuti essere condannati per aver applicato in passato dei tassi che erano frutto della corretta applicazione della metodologia di calcolo imposta dallo stesso Ministero e Banca d’Italia prima del 2008.

Il Tribunale ha quindi riconosciuto la loro buona fede dando vita ad una delle rare sentenze italiane che assolvono per ignoranza scusabile.

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