Ritratti di desiderio

La recensione di Alessandro Costantino

Massimo Recalcati è uno dei massimi rappresentanti della psichiatria di stampo lacaniana. In questo suo libro “Ritratti del desiderio” tratta del desiderio declinandolo attraverso una serie di suddivisioni. Mai come nel nostro secolo si è avuta così tanta smania di desiderio di tutto e di niente. Ma cosa spinge al desiderio? Quali sono le pulsioni che lo alimentano? Facendo riferimento alla scaletta che l’autore stesso ha tracciato, è interessante capire come il desiderio invidioso venga analizzato attraverso la gelosia che accompagna i bambini, un’esclusione che li rende fuori dalla scena, il proprio posto che viene preso da un intruso: tutto questo ne esalta l’invidia. Si aggiunge un nuovo passaggio, una prima classificazione che passa attraverso i Sacri Testi, in S. Agostino, dove l’invidia si tramuta in accidia, facendo risaltare che colui che è invidioso, ha una vita spesso vacua, tormentata, mentre l’analisi psicoanalitica vede nell’invidia la distruzione, un’aggressività a volte manifesta a volte latente. Conclude dicendo che non vi è soddisfazione nell’invidia perché si bada solo a quello che uno non ha e non quello che si ha. Desiderio dell’altro. Non si poteva scegliere metafora più bella che quella del volto del padre che è contemporaneamente legge e legame affettivo. Una relazione che è pronta a portare e donare la parola nella dimensione del legame affettivo. Quale riferimento più azzeccato se non quello che c’è nella preghiera del Padre Nostro che ne è l’emblema? Il passaggio successivo non meno importante che suscita il desiderio dell’altro è senz’altro quello del volersi sentire desiderati, riconosciuti dall’altro e avere un valore per l’altro. Una cosa che non andrebbe sottovalutata, la costante attenzione che non bada solo ai bisogni primari, ma al desiderio dell’altro di incontrarlo (Renè Spitz – sindrome da deprivazione: manca l’amore, manca l’attenzione affettiva, vi è solo quella materiale). Desiderio dell’angoscia. Qui troviamo un’inquadratura antropomorfa, la mantide religiosa, che si accoppia e fagocita, c’è la voluttà sia sessuale che quella alimentare. C’è una chiara attinenza alle pulsioni orale, sulla quale sia Freud che Melanie Klein hanno scritto moltissimo. C’è da chiedersi: cos’è che fa scatenare l’angoscia? La risposta è quasi scontata, Il sentirsi in mano a qualcuno, in balia dell’altro, un oggetto, prezzato, un oggetto che crea godimento, ma che non è partecipe. Desiderio di niente. Questo è molto interessante come desiderio perché sembrerebbe un paradosso, infatti come figura del desiderio di niente viene scelta quella di Don Giovanni, che è il simbolo della frivolezza e del “nessuno è mai abbastanza per me”. L’insoddisfazione come stato d’animo è da sempre uno dei temi che appartiene ai poeti, ai romantici, i quali hanno quel tratto deviante, eccentrico e ad egocentrico, un senso di precarietà di evanescente. Lacan parla di una figura retorica, la metonimia, cioè lo spostamento, quindi un’isteria costituita dal desiderio come desiderio del niente. Efficace la metafora che fa riferimento al quadro di Brughen “La parabola dei ciechi”, dove paradossalmente una colonia di uomini ciechi segue una guida cieca. Desiderio di godere. Bella la barzelletta ebraica citata da Freud: a guidare il desiderio di godere è il superfluo, non il bisogno, proprio perché il desiderio prevarica il bisogno: se devo godere voglio cose dispendiose, inutili. Lo spreco è godere. C’è dunque un chiaro riferimento nichilista del desiderio, un piacere incommensurabile.

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: