(Samanta Reverberi) Manca meno di un mese. Le elezioni ormai si manifestano agli italiani, e il latente grugnito del porcellum si fa sentire sempre più vicino. Un affezionato, nonostante le diverse proposte di riforma. Già, perché, a quanto pare, possiamo affermare “anno nuovo, vecchie abitudini”: partiti pseudo nuovi, partiti vecchi risistemati alla meglio, facce pseudo nuove, facce vecchie risistemate alla meglio.
Di primo acchito, nella bagna cauda del sistema politico dello stivale ce n’è davvero per tutti i gusti: l’asse Pd-Sel, piccoli “rottamatori” compresi, che ci hanno provato a premiare il Renzi a novembre, il Movimento 5 Stelle dei grillini, i centristi del Monti che rimonta, Giannino che vuole “Fare” e lo grida in radio, Berlusconi che risorge, la Lega 2.0, Ingroia…e chi più ne ha…no, forse è meglio che non ne metta ulteriormente.
E poi ci sono la faccenda di Cosentino, quella tremenda del Monte dei Paschi di Siena, i malori di qualcuno. Lo slogan unanime inneggiante alla diminuzione della pressione fiscale, poi, è il pezzo forte nella mise en place per la corsa al seggio in più alla tavolata parlamentare.
La caccia ai voti è sempre stata un agognato trend del gioco partitico del Bel Paese,  abituato ormai da tempo a fare i conti con una discutibile gestione della cosa pubblica alla quale, di fatto o di riflesso, ha comunque prestato consenso. L’equa rappresentatività da parte delle istituzioni è un’isola felice difficile da raggiungere e conquistare e, quant’anche fosse semplice intravederla, rimane la difficoltà di non avvilupparsi nelle gomene della (spesso caotica ed eccentrica) regata elettorale. Sfide, duelli, dibattiti televisivi, scontri a furia d’indagati, scoop, gossip e scandali finanziari, come sempre, in questi momenti si fanno udire più che mai e, più che mai, rimangono comunque rumori di fondo.
L’Eurispes, anticipando le statistiche del suo rapporto, evidenzia il malcontento degli italiani nei confronti della politica, una sfiducia percentualizzata verso il Parlamento, l’esecutivo e il Quirinale, peggiorata rispetto al passato. Colpa del Governo Monti? Di certo oggi, le associazioni di volontariato e le Forze dell’Ordine battono la politica italiana uno a zero, parlando in termini di efficienza ed effettività di risultato percepite dall’opinione pubblica. Sarà mica perché, dopo ripetute legislature effimere, continue presentazioni di alleanze “minestrone” pre-elettorali, immobilismo e squilibrio al tempo stesso del sistema politico, continui scalpori pubblici, gli italiani sono un po’ stanchi?
Le reali proposte di cambiamento, necessarie a rinfrescare l’aria stantia del Paese, non sono così semplicemente percepibili, così come, in realtà, non si percepiscono più da tempo. Rimangono fermi il perpetuo gioco partitico e la tendenziale inerzia verso un sistema frammentato che, di certo, meriterebbe una semplificazione almeno in termini di coerenza dei gruppi politici.
Dopo la fase di transizione sistemica che ha preceduto la Legge Calderoli, le coalizioni in gara pre-elettorale si sono fatte sempre più eterogenee e concorrenziali al loro interno, insiemi nei quali i partirti minori hanno anche un bel potere di ricatto nel meccanismo della proporzionale, che concilia tentativi di maggior rappresentanza a governi instabili. L’ancora, però, che non ci fa prendere il largo dall’asse centrodestra-centrosinistra, e da una mancanza di alternanza effettiva di governo, è sempre lì. Rimangono i partiti fortemente personalistici, quelli che si alleano all’ultimo minuto, e che fanno indubbiamente la differenza in termini di giochi strategici; restano i punti critici dell’organismo, come i rapporti tra la politica e l’amministrazione, la magistratura e i media; perdurano numerosi simboli in technicolor dei partiti politici, con i loro programmi elettorali sempre molto curati nella forma (ma, si sa, forma e contenuto sono due cose diverse); resistono alcune espressioni di forze conservatrici con potere di veto, e attori che combattono esclusivamente per delegittimare gli avversari.
Ora, se un voto di appartenenza è complicato da esprimere per l’affievolirsi graduale delle ideologie partitiche rispetto al passato, e un voto di scambio, purtroppo, viene spesso disatteso dalla realpolitik, rimane il diritto a un voto d’opinione; ma se lo stesso resta un debole miraggio a causa della lacunosità dei programmi politici, non resta che sperare nel diritto a un vero voto di rappresentanza.  porcellum

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