Published On: Mer, Feb 13th, 2013

Esiste una doppia morale grillina?

Dal metodo del curriculum a quello dell’amicizia per compiere le nomine

di Diego Gustavo Remaggi

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C’è qualcosa che non torna quando si va ad analizzare ciò che ha fatto finora il Movimento 5 Stelle a Parma. Al di là della politica, dell’economia, del welfare, dell’inceneritore, qual è il reale metodo con cui vengono operate scelte importanti a nome di tutta la cittadinanza?

Quasi un anno fa di si parlava di un “modus operandi” nuovo, inattaccabile e infallibile: quello dei curriculum. Una maniera nuova di fare scelte – condivisa, o meglio: decisa dalla mistica coppia Casaleggio Grillo -, che avrebbe dovuto premiare persone in linea con le idee del Movimento e soprattutto “più idonee di altre” a ricoprire certe cariche. “Il CV verrà esaminato non solo per valutare le competenze – scrivevano i grillini – ma anche per capire cosa si è fatto durante la vita e verificare che non siano stati fatti percorsi in contrasto con le nostre idee (vedi ad esempio chi realizza inceneritori)”. Di certo Gabriele Folli e Nicoletta Paci non hanno avuto bisogno di inviare nulla, lasciando che fossero altri ipotetici e speranzosi anonimi ad intasare la casella e-mail di un ancora sconosciuto Pizzarotti. A loro è bastato far parte di un comitato ambientalista (che ha interpretato le amministrative come un “referendum” sull’inceneritore) per avere il tesserino di ingresso nella nuova Amministrazione. Nulla da dire sul loro curriculum, anche se molti lo conoscevano e molti altri lo ignoravano, sta di fatto che con il loro ingresso nella Giunta pentastellata si è in qualche modo sdoganato il metodo di scelta di collaboratori su base “amicale”.

Sono bastati due mesi o poco più: dal merito all’amicizia, dai sogni alla realtà, da anni di centro destra ad un salto nel vuoto.

Insomma, gli amici fanno sempre comodo, soprattutto quando ci si trova impreparati ad affrontare una situazione inattesa e ancor più grande di ogni aspettativa. Probabilmente Pizzarotti l’ha capito subito che non sarebbero bastate le buone intenzioni della fase pre-elettorale perché, alla fine, fare il sindaco in una città con più di 800 milioni di euro di debito avrebbe significato dover parlare, incontrare, scendere a compromessi con realtà diverse da quelle delle e-mail, avrebbe significato soprattutto iniziare a sporcarsi le mani con la tanto odiata “politica”. Così vanno bene le cene con Favia e Villani (con cui, date le ultime intercettazioni, forse Folli e amici confabulavano da tempo), va bene fare ossequi e scusarsi con Barilla (caso Giocampus scuola), va bene anche promettere l’impossibile, presenziando in tv e poi rinnegare di averlo fatto, va bene cercare di ascoltare tutti ed aprire le porte, virtuali, del Comune a quelle poche decine di parmigiani che hanno voglia di discutere sulle ordinanze.

Gli arresti di gennaio, Vignali, Buzzi e compagnia cantante, hanno poi fatto sorgere un dubbio: non sarà un gioco un tantino pericoloso farsi troppi amici? Ci ha pensato proprio Folli, un amico, a prendere le distanze: “Il merito, la competenza e l’etica sono i criteri che devono muovere le scelte dei decisori politici – scrive l’assessore – se vogliamo veramente cambiare dalle radici la nostra società”. Una frase profetica, da incidere nel bronzo, materiale scelto proprio per la sua inclinazione ad essere ossidato.

Sono bastati, infatti, dieci giorni per dare il benvenuto ad un altro sodale: Raphael Rossi, nominato presidente Iren Emilia, consulente gratuito del sindaco, esperto convocato da Gestione Corretta Rifiuti nella giornata “Dies Iren” dello scorso 22 settembre, ma soprattutto amico dell’ambiente.

Passa un’altra settimana, ormai siamo a febbraio, ed ecco arrivare un altro amico. Lorenzo Bagnacani diventa titolare del posto lasciato vacante da Villani (vicepresidente Iren), guru delle energie naturali e forte oppositore delle politiche finora attuate dalla multiservizi italiana: “un vegetariano nel reparto assaggio di un salumificio”, come l’ha definito Giorgio Ponziano su Italia Oggi. Insomma, un ambientalista, esperto in fonti rinnovabili, gestione corretta rifiuti (sì, sempre loro), efficienza energetica, si trova a dover gestire un nuovo inceneritore ormai pronto ad accendersi, per di più per conto implicito del comune di Parma: altra scelta da incidere nel bronzo, sperando che si ossidi sempre più in fretta. Già, perché se Villani era inadatto in quanto medico (nonostante avesse soventi contatti con il Gcr), Bagnacani è, oltre che contrario all’accensione del forno, anche a capo di Idecom, un’azienda fornitrice della stessa Iren, con cui ha vinto una gara del valore di 192 mila di euro nel 2010.

Ecco la politica, ecco il conflitto di interessi, ecco gli amici degli amici, ecco che il Movimento si scontra a muso duro con la realtà, oneri e onori, come Pd, Pdl, Monti e Casini. “Tanto Bagnacani dura solo pochi mesi”, chiosa l’assessore Folli, paladino dell’etica. Tanto? Sono questi i criteri della Giunta grillina di Parma? Viene quasi spontaneo citarli: “Tanto, per l’aria che tira”, quasi l’epitaffio della vittoria di maggio.

L’elezione di Bagnacani è servita, si spera, a Grillo e a Pizzarotti per capire che non ci sono metodi più trasparenti di altri, non ci sono amici migliori di altri, ma soprattutto non ci sono persone, politici, tecnici, attivisti, più uguali degli altri. Orwell lo scrisse quasi 70 anni fa.

Ci vedremo tra quattro anni: sarà ancora un piacere?

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