Da destra a sinistra, un viaggio negli orrori dei candidati impresentabili

di Diego Gustavo Remaggi

Condannati, prescritti, amnistiati, “indultati”, inquisiti e indagati, sono a decine gli impresentabili che, nonostante tutto, campeggeranno tra le liste destinate a Camera e Senato, da destra a sinistra. Che lo vogliate o no, qualcuno leggerà e segnerà il loro nome sulle schede elettorali, prima di piegarle e destinarle allo scrutinio. Nelle righe che leggerete non troverete il nome di Beppe Grillo, condannato per omicidio colposo a quattordici mesi di reclusione dalla IV sezione penale della Corte Suprema di Cassazione l’8 aprile 1988. Un reato che non ha niente a che fare con la politica (su cui egli stesso ha scherzato definendosi “delinquente”), a differenza di quelli commessi da tanti altri, impresentabili e non.

IMPRESENTABILI PD

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Vladimiro “Mirello” Crisafulli

Vladimiro Crisafulli (detto Mirello): una superstar in terra siciliana, più nello specifico ad Enna, dove gode di una popolarità quasi plebiscitaria. Un curriculum di tutto rispetto se solo non fosse stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio. A macchiarlo è stata la pavimentazione di una strada provinciale che porta direttamente alla sua villa. “Cosa volete? – ha risposto, quasi remissivo, alle accuse, Mirello -, che tutti noi politici viviamo in campagna senza acqua luce e gas?”. Insomma, la strada passerebbe “casualmente” attraverso il suo podere.
Nel 2002, undici anni fa, fu comunque già avvistato in un hotel in compagnia di Raffaele Bevilacqua, un brav’uomo, consigliere provinciale indagato per legami con la mafia e poi condannato come boss. Sempre le solite storie di raccomandazioni, appalti, assunzioni: robette per uno che disse, col cipiglio dell’attore per diletto: “A Enna vinco con il proporzionale, con il maggioritario e anche con il sorteggio”. D’Alema ha di lui un giudizio molto secco: “È bravo”.

Antonino Papania (detto Nino): alle parlamentarie del Pd ottiene oltre 7mila preferenze e il secondo posto tra i rappresentanti democratici al Senato in Sicilia. Tutto inutile però, perché il 18 gennaio viene “cassato” dal suo partito in nome della “presentabilità”.
Papania, a differenza del compagno di partito Crisafulli, si chiude in un silenzioso esilio. Dieci anni prima patteggiò una pena di due anni e due giorni per abuso d’ufficio quando era assessore al Lavoro per conto della Regione Sicilia. A mente fredda però, Nino ha detto la sua: “All’epoca avevo 38 anni e pensavo che dopo il patteggiamento non se ne sarebbe parlato più. Così mi consigliò l’avvocato, ma non lo rifarei e andrei direttamente a giudizio”.

Vincenzo De Luca: candidato in Campania. Ex sindaco di Salerno, a marzo 2010 concorre anche per la presidenza della regione, ma viene battuto da Stefano Caldoro del Pdl. Può contare su un curriculum giudiziario di tutto rispetto, in cui spiccano truffa ai danni dello stato, truffa aggravata, corruzione, falso, abuso d’ufficio. In bilico tra prescrizioni, multe, primi gradi, le aule dei tribunali sembrano ormai riconoscere il suono dei suoi passi.

Per due che pagano però, ve ne sono molti ancora degni di diventare onorevoli. Qualche esempio?

Nicodemo Oliverio, imputato per bancarotta fraudolenta, Andrea Rigoni, condannato a 8 mesi di reclusione e poi prescritto per abusi edilizi nella sua abitazione a Porto Azzurro, Isola d’Elba, Nicola Caputo, (bocciato dai garanti Pd) indagato per truffa e peculato nell’inchiesta napoletana sui rimborsi e infine Francantonio Genovese, principe della “parentopoli” e dei conflitti di interessi a Messina. Ha perso le primarie del Pd Michele Caiazzo ex vicesindaco di Pomigliano, comune che nel 1993 fu sciolto per Camorra e che rischiò nuovamente di essere commissariato nel 2004, quando lui divenne primo cittadino e sempre per il medesimo “innocuo” motivo.

IMPRESENTABILI PDL

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Denis Verdini

Denis Verdini: indagato per false fatture, bancarotta fraudolenta in concorso con i componenti del Consiglio di Amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino di cui è stato il capo per vent’anni. Assieme a lui: revisori, direttore e numerosi clienti, anche nell’ambito familiare – tra cui Simonetta Fossombroni -, e amicale, Marcello Dell’Utri (a cui, d’altronde, “della politica non frega niente”). Le accuse dei pm vedrebbero Verdini e i suoi amici utilizzare la banca per avere risorse finanziarie da destinare a loro stessi o a società vicine. Insomma, sarebbero circolate varie somme di denaro sottratte alle attività cooperative dell’istituto che avrebbero, tra l’altro, compromesso l’assetto economico del CCF, dal 2010 in amministrazione straordinaria e dal 2012 in liquidazione.
Verdini poi si sarebbe anche divertito a truffare lo Stato per ottenere finanziamenti pubblici (non regolari) per le testate del Giornale della Toscana, Metropoli Day e Il Cittadino.

Alfonso Papa: è stato “tragicomicamente” membro della Commissione giustizia. Secondo il gip di Napoli però, Papa assieme a Luigi Bisignani (ex giornalista e uomo d’affari) ed Enrico La Monica (sottufficiale dei Carabinieri del nucleo anticrimine partenopeo), promuoveva e costituiva un’associazione per delinquere il cui scopo era quello di compiere reati contro la pubblica amministrazione della giustizia. Più assurdo di qualsiasi fantasia criminale, Papa aveva accesso ad informazioni su indagini in corso e le usava per avanzare pretese e richieste sugli indagati (finanzieri ed imprenditori) in cambio di “protezione” e al costo di ricatti e minacce. Altri peccatucci di Papa si dividono poi tra corruzione, concussione, estorsione e favoreggiamento personale.

Mario Landolfi: rinviato a giudizio lo scorso maggio per atti di corruzione e favoreggiamento nei confronti di gente d’onore come i Casalesi. Ha ritirato la sua candidatura invece Marco Milanese, ex ufficiale della Guardia di Finanza e braccio destro di Giulio Tremonti, è stato accusato, due anni fa, di aver spifferato notizie su inchieste giudiziarie e di avere favorito nomine in aziende pubbliche in cambio di denaro, macchine di lusso, barche e gioielli. Antonio D’Alì, nobile parlamentare trapanese, nipote di un senatore del Regno, tra i fondatori di Forza Italia, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e sempre sulla bocca dei pentiti, ha commentato così l’inserimento del suo nome nelle liste Pdl: “Io? Ricandidato perché efficiente”. In cosa, probabilmente, rimane un mistero.

IMPRESENTABILI MONTI E UDC

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Linda Lanzillotta

Nelle file centriste non si è ricandidato il toscano (d’adozione) Francesco Bosi, indagato per abuso d’ufficio, e nemmeno Enzo Carra, proposto da Casini ma depennato da Mario Monti. Carra fu condannato a 16 mesi di reclusione in via definitiva per false dichiarazioni all’allora Pm Antonio Di Pietro, una macchia troppo scura, secondo Monti, per non venire sanzionata dal suo “codice etico”. Salta la candidatura anche per Calogero Mannino coinvolto in numerosi processi per associazione mafiosa ma soprattutto imputato per minaccia a corpo dello Stato nell’inchiesta sulla Trattativa Stato-mafia. Nessun problema invece per Lorenzo Cesa, indagato nel 1992 per abuso d’ufficio ma non condannato, indagato anche un anno dopo, nel 1993, per corruzione, viene invece destinato a tre anni e tre mesi di reclusione, pena poi prescritta durante l’ultimo governo Berlusconi. Fu proprio Cesa, nel 2007, a proporre di istituire un’indennità parlamentare contro le tentazioni” (leggasi prostitute), in modo che i parlamentari, spesso lontani dalla famiglia per motivi di lavoro, potessero ottenere un ulteriore contributo finanziario per fronteggiare i costi del trasferimento a Roma dell’intera famiglia. Linda Lanzillotta è invece partita dal gruppo maoista dei Comunisti italiani per diventare poi Socialista, Democratica, “Rutelliana” e oggi “Montiana”. Fu indagata per danno erariale e condannata in modo definitivo dalla Corte dei Conti a risarcire 40 mila euro al comune di Roma (di cui fu assessore al Bilancio) per consulenze ingiustificate legate alla privatizzazione della Centrale del Latte.

IMPRESENTABILI LEGA NORD

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Umberto Bossi

Non se la passa bene nemmeno la Lega, con Umberto Bossi condannato a 8 mesi di reclusione per finanziamento illecito, 1 anno per istigazione a delinquere, 1 anno e 4 mesi per vilipendio alla bandiera (poi indultati), oggi è indagato per truffa ai danni dello Stato. C’è poi Matteo Brigantini, candidato in Veneto, condannato in appello per propaganda razziale e anche un redivivo Roberto Calderoli: indagato per ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, ma prescritto; indagato per truffa dal Tribunale dei ministri, ma con i senatori che votano contro l’autorizzazione a procedere.

IMPRESENTABILE RIV.CIVILE

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Marino Andolina

Anche la coalizione guidata da Antonio Ingroia ha la sua prima grana. Si tratta di Marino Andolina, capolista per il Senato in Friuli Venezia Giulia, indagato dalla procura di Torino per associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di medicinali guasti e pericolosi per la salute pubblica e la truffa. Consigliere comunale a Trieste per Rifondazione Comunista, Andolina avrebbe, assieme ad altri dieci medici della Stamina Foundation (tutti indagati), effettuato terapie con cellule staminali non autorizzate dal ministero della Salute su 68 pazienti, di cui tre minorenni.
Indicato dal partito di cui fa parte, con Ferrero che ha giurato di non sapere nulla delle indagini in corso, il medico triestino (appoggiato, tra l’altro, da numerosi colleghi ricercatori nel campo delle malattie rare) non può essere cancellato dalle liste ormai depositate, ma può ritirarsi dopo una eventuale elezione. Laconico il commento del candidato premier, sicuro della buona fede di Andolina, ma ancora di più delle scelte prese da lui stesso, a differenza di quelle degli altri “colleghi” di coalizione: “La certezza è che questa vicenda è diversa da quella dei tanti impresentabili degli altri partiti, indagati o condannati per reati molto gravi – commenta Ingroia -, quanto agli altri nostri candidati, sui nomi scelti da me posso mettere la mano sul fuoco”.

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