oml tavolo dx web

Persi 853 posti di lavoro, tiene l’agroalimentare e la farmaceutica

Continuano gli effetti negativi della nuova fase recessiva della crisi. Anche nel Parmense i segni della depressione si fanno evidenti:  diminuisce la produzione industriale, per il secondo trimestre cala l’export e continua l’emorragia di posti di lavoro. Nel terzo trimestre 2012 se ne sono persi 853 (soprattutto maschi adulti) di cui 285 nel manifatturiero. Sono 1634 i rapporti di lavoro perduti complessivamente nei primi nove mesi del 2012, 675 nel manifatturiero la metà dei quali nella meccanica generale.
Un impatto che, se confrontato con altre realtà, risulta più contenuto solo grazie alla tenuta del settore agroalimentare, sempre più una ricchezza strategica per il territorio, a cui si affianca la farmaceutica. Lo ha sottolineato Manuela Amoretti, assessore al Lavoro e Politiche sociali della Provincia, intervenuta questa mattina alla presentazione, alle due Commissioni di Concertazione, dei dati del terzo trimestre 2012 dell’Osservatorio del Mercato del Lavoro.
“ Sono dati pesanti che confermano anche nel nostro territorio una congiuntura negativa e che evidenziano la necessità di robuste politiche nazionali per rilanciare la crescita e dunque l’occupazione. – ha detto Amoretti –  E’ dunque necessario che i territori continuino gli interventi a sostegno dello sviluppo. La Provincia di Parma si è messa subito al lavoro, avuta la certezza che avremmo continuato a operare, per aggiornare insieme a tutti i soggetti sociali e economici un pacchetto di interventi anche per il 2013 ”.
Due le novità del rapporto che Pier Giacomo Ghirardini, responsabile dell’Osservatorio della Provincia, ha elaborato insieme a Monica Pellinghelli. “E’ questo il quinto trimestre di recessione monitorato – ha spiegato –  e mentre nei mesi precedenti  la crisi si era accanita su manifatturiero e costruzioni, nel terzo trimestre 2012 è dilagata anche nelle attività del terziario. In più nel periodo esaminato si è avvertito per la prima volta, e non solo a Parma, il forte impatto della riorganizzazione a seguito della riforma del lavoro”.
La perdita infatti, oltre che nell’industria e nelle costruzioni (-117 nel solo trimestre 539 nei 3 trimestri 2012), intacca anche i servizi ( -513 in totale) e in particolare settori fino a ora indenni ovvero commercio (-107 unità) , alberghi e ristoranti (-224). A questi si aggiungono 59 posti di lavoro persi nelle attività finanziare e 84 negli altri servizi pubblici, sociali e personali.
Unico dato in crescita è nell’agricoltura con + 52 unità e, nel terziario, l’area del lavoro somministrato (+134 unità).
Aspetti che segnalano ulteriormente la sofferenza del territorio sono:  il calo dei rapporti di lavoro a tempo determinato (-400 unità) mentre crescono quelli a tempo indeterminato (+ 352 unità) e crolla il lavoro intermittente (-805 unità) questo per il probabile effetto della nuova normativa; la creazione netta di 2.632 posti di lavoro a tempo parziale a fronte di una parallela distruzione di 2.680 posti di lavoro a tempo pieno. Si rileva inoltre la mancata e insufficiente creazione di posti di lavoro per i giovani: nel terzo trimestre 2012 gli avviamenti al lavoro nella fascia 15-24 anni si sono ridotti di più di quelli riferiti agli adulti.
Torna a crescere (125,2%) la Cig ordinaria (complessivamente 1576 le unità lavoro congelate)  a segnalare l’aumento della platea di imprese in crisi, mentre si riduce quasi della metà il ricorso a quella in deroga. La progressione dei flussi di mobilità permane preoccupante (+17,7%) compreso il fatto che si tratta per lo più di mobilità individuale.
Sono dati da prendere con realismo, pensando agli strumenti che possiamo mettere in piedi, ancora una volta come abbiamo fatto in questi anni difficili – ha detto Pier Luigi Ferrari chiudendo l’incontro – Dobbiamo però anche chiederci se l’Europa, Italia compresa, intenda lavorare per un nuovo new deal. E’ importante che a Parma esistano settori che hanno una funzione drenante della crisi, ma il vero tema è come fronteggiare l’emergenza sociale che comunque questa crisi genera. Su questo si gioca la sfida dei prossimi mesi e dobbiamo fare fronte comune per poterla vincere”.

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: