Italia ingovernabile

di DIEGO REMAGGI

Quando Silvio Berlusconi se ne andò dal Quirinale l’Italia d’improvviso impazzì. L’aria del cambiamento correva in ogni angolo del paese. Era finita un’epoca, erano finiti gli anni del Caimano, delle soubrette, delle nipoti di Mubarak – e di Mubarak stesso -, tutti erano convinti che sarebbe realmente cambiato il passo e il peso della politica (soprattutto di centro sinistra) che da anni aspettava un’occasione per tornare al governo.

Con un 7% dell’ormai “Cavaliere Inesistente”, a fine 2011, le urne erano aperte ad una svolta epocale con Bersani, Fini e Casini che stavano già alzando i calici al cielo mentre urla, sputi e improperi volavano contro la macchina blu che aveva come passeggero un uomo dato per finito. A quel punto non c’è stato niente di meglio da fare che approfittare di un bel governo tecnico per far sì che il gioco non fosse troppo facile o scontato. Non c’è stato niente di meglio da fare che permettere a chi aveva governato di affilare nuovamente le armi e prepararsi ad una nuova battaglia. Soprattutto i papabili vincitori hanno permesso che gli italiani la smettessero di essere arrabbiati con Berlusconi ed iniziassero a prendersela con Monti, con lo spread, con la Fornero, con tutta la classe politica che in Parlamento votava all’unisono qualsiasi cosa. In questo microclima è cresciuto il Movimento 5 Stelle, in un humus di malcontento, di disprezzo verso la “casta”, di violenta antitesi a tutto quello che fino ad allora veniva chiamata come “politica”.

Parma è stata, ed è, un esempio per l’Italia, prima di tutto per quanto riguarda il ruolo che ha giocato il centro sinistra e le sue primarie, tanto democratiche quanto fallimentari, poi per l’arrembaggio vittorioso di un anonimo (fino all’anno scorso) Federico Pizzarotti. La situazione, osservando le carte in tavola, è più o meno quella che abbiamo visto su scala nazionale: un Pd forte, un Pdl ridotto allo stremo – almeno in apparenza -, ed un Movimento 5 Stelle roboante e smargiasso che sorprende e vince tutto a mani basse.

In molti hanno titolato, anche nei giorni scorsi, che il risultato dei seggi parmigiani sarebbe stato un test per una Giunta comunale impreparata ed inefficace (“luna di miele finita” con Parma) ed hanno avuto un risultato che è stato come uno schiaffo in pieno viso. Già, perché i “grillini” sembrano godere di ottima salute, anzi, appare chiaro che il ritorno di Grillo in città sia stato come una buona e salutare dose di vitamine che li ha fatti lievitare dal 19% del primo turno delle Amministrative ad un 26% (al Senato) che profuma di vittoria.

Parliamoci chiaro, adesso sarà Bernazzoli a dire che Bersani ha “non vinto” alle politiche ed è Pizzarotti a sorridere dando pacche sulle spalle ad un barbuto Beppe Grillo che come leader ha avuto più carisma, per i suoi “elettori”, di tutti gli altri.

Qualcosa, come sempre ormai, deve rimproverarsi la sinistra, sia a livello locale che a livello nazionale. Affossata, impreparata, tormentata dagli scandali, ha lasciato a casa Di Pietro (e molti dei suoi voti sono chiaramente diventati pentastellati), tutti i comunisti, i verdi, ed ha buttato in un angolo anche Ingroia. Con le primarie hanno tagliato fuori Matteo Renzi (con cui la situazione, oggi, sarebbe stata totalmente diversa) ed hanno totalmente sbagliato – ancora una volta -, la campagna di comunicazione elettorale, rimanendo a rincorrere un giaguaro da “smacchiare” quando avevano davanti il gran visir dei comunicatori: mister B. che anziano, acciaccato, ammalato è tornato ad essere un “Cavaliere Esistente”.

Il risultato, alla fine, seppur diverso da quello di Parma, vede comunque i 5 stelle al governo che non si limiteranno a controllare l’operato degli altri, ma dovranno essere pronti a dire la propria in un’Italia di fatto ingovernabile. Aveva ragione Nanni Moretti quando diceva, 11 anni fa, che con una dirigenza simile, il centro sinistra non avrebbe mai vinto, aveva ragione Renzi quando voleva rottamare i suoi “vecchi” e a maggior ragione ora Bersani dovrebbe decidere di tornare a Bettola, dove, curiosamente, ha continuato a “non vincere”.

Nel frattempo la borsa è a picco, l’Europa ci guarda con sospetto, lo spread sale, gli Stati Uniti sono esterrefatti. Gli smacchiatori si alleeranno col “giaguaro” per azzoppare il Grillo? Oppure eleggeranno il nuovo capo dello Stato, cercheranno di riottenere credibilità nei confronti del vecchio continente e poi voteranno per cambiare legge elettorale e tornare presto alle urne?

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