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di Alessandro Costantino

La mostra di Koudelka al Forma in Piazza Tito Lucrezio Caro di Milano, dal titolo “Zingari”, è stata senza dubbio uno dei lavori fotografici più celebri del Novecento. In prima mondiale, ha rispecchiato fedelmente la sequenza e il menabò del volume Cikáni (zingari in ceco) che lo stesso Koudelka aveva progettato nel 1970, prima di lasciare la Cecoslovacchia, e rimasto a lungo inedito. 

Quel volume, riproposto da Contrasto, testimonia la spettacolare teatralità visiva che Josef Koudelka aveva concepito intorno al suo lavoro di ricognizione fotografica delle comunità gitane dell’Est Europa.
Una mostra che lascia senza parole, come spesso è l’incomunicabilità che c’è tra i rom e il mondo esterno. E’ vero, sembrano sospesi, sembrano stralunati e per noi tutti fuori da qualsiasi decifrazione e la mostra lo lascia intravedere: ogni quadro è un affresco a sé, un microcosmo che è fine a se stesso, sia nel volto dei bambini che in quello degli adulti, un mondo parallelo, i bambini rom sono già adulti, il gioco è rappresentazione del nostro modo di essere e per un bambino rom che ha pochissimo si vede costretto a inventarsi un mondo che non è ricco di cose, ma di gesti purtroppo adultizzati.
La mostra è un insieme di piccoli affreschi, posti su delle pareti bianche e il colore delle foto sono bianche e grigie come forse sarà la colorazione che li accompagna o almeno questo è quello che ci appare.
Gli elementi fondamentali sono molteplici: la forza interiore in mezzo a tanta miseria, la forza di resistere a regole imposte da altri, cioè la società strutturata e controllata, ogni rom vive a sé, vive in piccoli gruppi, in maniera quasi ancestrale, un mondo pieno di gesti e di pochissime parole, nella mostra questo è palese, è costante quasi la carta d’identità di un popolo che ha resistito ad angherie e diaspore varie.
La mostra è già terminata da un pezzo, ma il catalogo è interessante da acquistare e può essere uno spunto per iniziare una serie di ricerche sulla condizione dei rom. Ad occuparsi della questione è stata ad esempio la bravissima Isabel Fonzeca, una giornalista affermata che vive a Londra, ma è di origine nicaraguense.

 

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