maqui

di Elisa Cardinali

La pianta più ricca in assoluto di polifenoli sfortunatamente non cresce in Italia. Si tratta della bacca di un albero chiamato Maqui che cresce spontaneamente al largo delle coste del Cile ed in particolare sull’isola di Robinson Crosoe, un vero e proprio paradiso incontaminato dove vivono stabilmente non più di 650 persone dedite alla pesca di una pregiata aragosta locale. La pianta del Maqui, il cui fusto è utilizzato dai pescatori per costruire le gabbie che usano per pescare le aragoste, è un sempreverde caratterizzato da eleganti fiori bianchi e bacche commestibili di colore blu. L’intensità del colore è dovuta alle antocianine, una classe di polifenoli che la protegge dalle radiazioni solari. I polifenoli sono molecole tipiche del regno vegetale e che costituiscono una sorta di “sistema immunitario per la pianta” in quanto la proteggono da situazioni stressanti come appunto raggi UV, batteri e funghi. Nell’uomo i polifenoli innescano dei meccanismi di “antinvecchiamento” in quanto riducono l’infiammazione cronica e aumentano la capacità antiossidante della cellula, aiutandola in qualche modo ad adattarsi a situazioni di stress. Di polifenoli sono ricchi i frutti di bosco, la frutta, il tè verde, il vino rosso e l’olio extravergine. La capacità antiossidante è variabile ed è espressa attraverso il valore ORAC (capacità d’assorbimento dei Radicali dell’Ossigeno). Più elevato è questo valore, più è elevata l’attività antiossidante e le bacche di Maqui presentano il massimo valore ORAC, più alto delle more, del ribes, del mirtillo e del Goji. Sono 3 gli interruttori su cui agiscono le antocianine del Maqui: l’AMPchinasi, l’Nrf2 e l’NF-kB. L’AMPchinasi è un enzima che si attiva quando all’interno della cellula il livello d’energia cala, un po’ come la spia di riserva dell’auto che segnala la necessità di benzina. L’AMPchinasi, una volta attivato, promuove la sintesi di nuovi mitocondri e migliora il flusso sanguigno. Recenti studi indicano che le antocianine del Maqui sono in grado di attivare quest’enzima, aiutando la cellula a conseguire uno stato energetico ottimale. L’Nrf2 è un fattore di trascrizione che subisce un brusco calo in patologie legate all’invecchiamento: le antocianine agiscono riattivando questo fattore. Infine le antocianine inibiscono l’NF-kB, un fattore d’infiammazione che danneggia il DNA. Non potendo coltivare il Maqui in Italia, un’integrazione con l’estratto di questa bacca, che tra l’altro è idrosolubile e quindi molto assorbibile, rappresenta un’ottima scelta.

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