palumbo

di Alessandro Costantino

Nella torretta risorgimentale abitata da un circolo di mazziniana memoria “La Giovane Italia”, sì è tenuto il vernissage della mostra della 25enne Irma Palumbo. La sua pittura è senza paesaggi, dietro a figure spesso senza volto, con forme contrastanti fra loro, quasi a sottolineare la scarsa importanza del contorno esterno e quello che circonda la persona. I quadri sono appesi e sparsi in modo didascalico, ma non è chiaro se per importanza o anno di realizzazione.Saranno forse anche temi un po’ intimisti quelli dipinti, prendono forma attraverso il colore che è spesso grigio, rosso e nero, è giusto invece sottolinearne l’ironia, cogliendone la forza di un messaggio molto essenziale. All’interno ad ogni figura c’è una dualità intrinseca: grasso e magro (“Anoressia”), corrucciato e allegro, sensuale e ridicolo (“Amore urlato”), tutto e il contrario di tutto (“Il tutto e il niente”).
E’ piacevole il suo stile asciutto che ne rappresenta la sua personalità, la sua linearità. E’ architetto Irma, una donna spigliata, una donna dei suoi tempi, spesso confusi che non hanno molte certezze, dove non ci sono molte cose assodate, si costruisce tutto in progress. Tra le recensioni a lei dedicate quella pirandelliana le si cuce perfettamente addosso: è una donna del sud e quindi ha una sua collocazione e valenza il luogo, il dover essere donna entro certi canoni. Si nasce sì, ma tutto il resto serve per trovare spazio e tempo per poter emergere, ha a che vedere con la fatica di essere nata in un contesto chiuso, un piccolo microcosmo, emergere ed essere se stessa, è tutta altra cosa.
E’ paragonabile, con i suoi volti senza occhi, un po’ a Modigliani: gli occhi sono anima, riscontro interiore e consapevolezza del proprio io, e Irma lo è, Irma è senza anima in alcuni quadri e in altri emerge con le sue incongruenze. Un’anima randagia, per pochi eletti quindi com’è giusto che sia.
Alcune sue figure hanno anche a che vedere con quelle di Bacon, ultimo erede del sublime, ma che non idealizza anzi dipinge il sub umano; non quello che è sacro, ma quello che c’è di oscuro in noi, di non decifrabile. Una figura quindi spesso avvilita, disfatta e sgomenta. Impressionanti tutti i suoi quadri: “Urlo Muto”, “Arancia meccanica”, “Trasporti”, molto intenso è “Legami”, “Amore urlato”, “Psicolabili”, “Eterno dilemma”, “Soffocare con passione”, “Tormento”. Un’esposizione da vedere.

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