Published On: Mer, Feb 6th, 2013

L’intervista – Samorì, il rivoluzionario capitalista

di Salvo Taranto

Samorì mir

L’avvocato modenese Gianpiero Samorì è intervenuto a Parma per presentare la propria lista, Moderati Italiani in Rivoluzione, con la quale si presenta alle ormai imminenti consultazioni elettorali. Un movimento, alleato del Pdl e al tempo stesso piuttosto critico nei suoi confronti, al quale ha aderito anche il fidentino Michele Rainieri, uno dei pionieri locali di Forza Italia e ora candidato alla Camera dei Deputati. Nello scorso novembre Samorì, banchiere ed imprenditore con interessi anche nel settore dell’informazione, era sembrato poter raccogliere l’ingombrante testimone di Silvio Berlusconi: poi però l’ex premier, tirando fuori il famoso dinosauro dal cilindro, mandò all’aria le primarie del suo partito e con esse, le speranze di cambiamento serbate in gran parte del centrodestra italiano. Una coalizione che, seppure più frastagliata che mai, sembra tuttavia essersi ricompattata con il ritorno del Cavaliere marciando divisa per colpire insieme. Nel corso del proprio intervento pronunciato davanti ai sostenitori locali, Samorì ha evidenziato l’esigenza di dar vita ad una politica in grado di immaginare e programmare il futuro, inoltre, ha sollecitato il ricorso a strategie innovative per uscire dalla crisi economica: tra queste, il ricorso ad un’edilizia della riconversione che sappia dire basta alla cementificazione selvaggia, e l’approdo ad un sistema produttivo basato sulle energie rinnovabili. A margine dell’appuntamento Zerosette ha rivolto delle domande al neo-esponente politico fautore di una rivoluzione capitalista.

Moderati Italiani in Rivoluzione è il nome che lei ha scelto per presentarsi a queste elezioni politiche. Un nome che è quasi un ossimoro e vuole forse indicare che per la stragrande maggioranza di italiani onesti è venuto il momento di alzare la voce: è così?

E’ proprio così. Il mondo cambia grazie ai moderati, ma ci sono dei momenti nei quali il mondo è talmente sclerotizzato che serve una rivoluzione, altrimenti non si cambia.

Veniamo al programma. Quali sono i suoi elementi cardine? Con quali strumenti intendete abbattere il debito pubblico, eliminare gli sprechi e dar vita ad un fisco più equo?

Ridurre il debito pubblico si può e si deve. Acquisendo il patrimonio pubblico in 250 miliardi di riserve auree valutari disponibili nella Banca d’Italia, acquisendo al debito pubblico in riduzione gli enormi patrimoni – 300, 350 miliardi – delle fondazioni bancarie e non, e correlativamente occorre ridurre le imposte partendo dai ceti meno abbienti, quelli che hanno redditi tali che pur lavorando non posso garantirsi un’esistenza davvero dignitosa. Questo è poi il fondamento del nostro programma al quale bisogna poi aggiungere la costituzione di una banca pubblica che consenta di riprendere le attività.

A proposito di banche, lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena, ha messo ancora una volta in luce il rapporto incestuoso tra banche e politica. Ma al di là di questo, come si inducono le banche a fare il loro mestiere, ovvero prestare denaro?

Beh, guardi. Io penso che oggi occorra costituire una banca pubblica perché le banche private sono collassate su se stesse e poi bisogna introdurre delle regole molto serie, ad esempio evitare le commistioni tra banche e media: le banche non possono avere quote di società che sono proprietarie di mezzi di informazione. Inoltre bisogna acquisire le fondazioni, il che vorrebbe dire intanto troncare almeno uno dei principali canali attraverso cui la politica entra nelle banche e le banche entrano nella politica: perché il rapporto, poi, è biunivoco.

Lei è stato per alcune settimane al centro della politica nazionale dapprima come successore di Berlusconi alla guida del centrodestra e poi come candidato alle primarie del Pdl che non si sono mai svolte. Non sarà soltanto per quell’amarezza che ha fondato il Mir?

Non ci penso proprio più. Ho capito che dentro il Pdl era difficile, se non impossibile, produrre un effetto di forte rinnovamento e di discontinuità, che è quello di cui c’è davvero bisogno.

Cosa ne pensa della “proposta shock” di Berlusconi di tagliare l’Imu e di risarcire quanto pagato dagli italiani nel 2012?

Se riesce a trovare i soldi (ride)…benissimo. Io però sono più preoccupato delle riforme strutturali che di quelle meramente esterne, perché se non si crea vera ricchezza anche la restituzione dell’Imu non produce alcun beneficio.

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