Published On: Gio, Feb 21st, 2013

Oltre 100mila aziende perse nel 2012

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Il 2012 ha segnato il punto più basso raggiunto dalle aziende italiane dal momento dello scoppio della crisi economica. Sono state 104mila le imprese che hanno chiuso definitivamente i battenti in Italia, obbligate alla cessazione da fallimenti (12mila) liquidazioni (90mila) e procedure non fallimentari (2mila): quest’ultime, grazie alla riforma entrata in vigore a settembre, hanno registrato un’impennata e soltanto nell’ultimo trimestre dell’anno sono state presentate circa mille domande, soprattutto quelle relative alla forma del concordato con riserva.

In complessivo, il dato totale delle chiusure avvenute nello scorso anno è stato superiore del 2,2% rispetto a quello registrato nel 2011. “Il picco toccato dai fallimenti – ha spiegato Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato del Cerved, gruppo che ha raccolto i dati in questione – supera del 64% il valore registrato nel 2008, l’ultimo anno precrisi: sono stati superati anche i livelli precedenti al 2007, quando i tribunali potevano dichiarare fallimenti anche per aziende di dimensioni microscopiche”.

Quasi la metà delle 45mila imprese fallite dal 2009 ad oggi, appartengono al settore terziario, ma è soprattutto l’industria ad aver subito il contraccolpo più consistente: il totale delle società di capitale manifatturiere in defualt tra 2009 e 2012 ammonta infatti al 5,2% di quelle che avevano depositato un bilancio valido all’inizio del periodo considerato, contro una percentuale pari al 4,6% nelle costruzioni e al 2,2% nel terziario. Le criticità maggiori sono state riscontrate in due settori tipici del made in Italy, come il sistema casa (7,9%) e il sistema moda (7,1%).

Dal punto di vista geografico, le procedure sono fortemente aumentate nel Nord Ovest (+6,6%) e nel Centro (+4,7%), mentre sono rimaste ai livelli del 2011 nel Sud e nelle Isole (-0,4%). Solo nel Nord Est si è assistito ad una diminuzione (-4,3%), a fronte però di un incremento delle liquidazioni, che ha portato il totale di chiusure in quell’area ad oltrepassare quota 20mila (+8,6% sul 2011).

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